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Slovacchia al bivio dopo l’omicidio di Kuciak. Piazze in fermento, dimissioni del premier, futuro incerto

Jan Baranek, dell'Agenzia Polis, avanza alcune interpretazioni sulla delicata fase politica. L'assassinio del giornalista e della sua compagna ha scatenato rivolte in varie città. Il rischio di una collusione tra istituzioni e crimine (lo sguardo si è posato anche sulla mafia) ha portato alle annunciate dimissioni del premier Fico. Molti gli interrogativi sul futuro, mentre la rappresentanza democratico cristiana non riesce a trovare forza e coesione per contribuire alla guida del Paese

(Foto: AFP/SIR)

Il brutale omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua compagna Martina sembra aver aperto il vaso di Pandora della vita politica slovacca. I sospetti contatti tra persone associate al crimine (le indagini hanno lasciato intendere anche possibili collusioni con le mafie italiane) e rappresentanti politici nazionali, su cui Jan Kuciak aveva indagato e scritto, hanno dato origine a decine di manifestazioni organizzate ripetutamente nei giorni scorsi nelle strade delle città slovacche e a una grave crisi istituzionale. Si è dimesso il ministro dell’Interno, Roberto Kalinak; lo stesso premier Robert Fico ha annunciato le dimissioni; il presidente Andrej Kiska ha confermato l’intenzione di affidare l’incarico di guidare il governo a Peter Pellegrini (temporaneamente responsabile del ministero della cultura dopo le dimissioni di Marek Madaric), nome segnalato dallo stesso Fico. Dei possibili sviluppi della vicenda parliamo con l’analista politico Jan Baranek dell’Agenzia Polis.

Come descriverebbe le cause immediate della critica situazione politica in Slovacchia?
L’omicidio del giornalista e della sua compagna è stato il fattore scatenante di questa situazione, aggravato dall’infelice dichiarazione di un ufficiale di polizia che ha affermato, proprio all’inizio della vicenda, che l’omicidio era probabilmente associato al lavoro portato avanti da Kuciak. Il problema è che si trattava soltanto di una ipotesi non suffragata da prove, ma ha portato a tutta una serie di meccanismi di cui oggi siamo testimoni nel nostro Paese.

Il primo ministro Fico ha annunciato le dimissioni al presidente della Repubblica, specificando diverse condizioni che devono essere rispettate riguardo ad un rimpasto del governo. Quali sono i possibili scenari? Le dimissioni di Fico e del ministro degli interni Robert Kalinak sono sufficienti per i cittadini? Le elezioni parlamentari anticipate sono ancora all’ordine del giorno?
Quelle richieste da Fico al presidente Kiska, in realtà, non sono affatto delle condizioni. Si è limitato a ricordargli la regolare procedura costituzionale e lo ha invitato a rispettare i risultati delle elezioni parlamentari del 2016. Su questa base, dovrebbe essere formato un nuovo governo. A mio avviso le elezioni anticipate, da celebrarsi in qualsiasi circostanza, sarebbero da classificare come un tentativo di iniziare una rivoluzione.

I rappresentanti della coalizione hanno apertamente criticato i partiti dell’opposizione mettendo in guardia i cittadini rispetto al caos assoluto che verrebbe causato da elezioni anticipate e da una possibile vittoria dell’opposizione. Come giudica questa retorica? È possibile un simile sviluppo?
Se le elezioni anticipate fossero approvate dal Parlamento, cosa che richiederebbe i voti della maggioranza costituzionale (90 voti su 150), non ci sarebbe alcuna minaccia di caos. Questo potrebbe accadere soltanto se qualcuno tentasse di imporre le elezioni al di fuori di questo quadro costituzionale. Vedo queste forti critiche da parte della coalizione nei confronti dei membri dell’opposizione come una retorica normale nella battaglia politica e dovrebbe essere vista in questo modo anche dai cittadini.

Pensa che l’umore dell’opinione pubblica in Slovacchia migliorerà con le dimissioni del primo ministro e del ministro degli affari Interni, come richiesto dai dimostranti scesi in strada? Basterebbe questo per stabilizzare la situazione?
Il problema è che gli organizzatori delle dimostrazioni hanno espresso nuove richieste in seguito alla dichiarazione della coalizione. Insistono sulle elezioni anticipate. Ma questo non è costituzionale, non si possono imporre elezioni anticipate per mezzo di manifestazioni nelle strade. Per non parlare del fatto che i risultati delle elezioni anticipate potrebbero non rispondere alle aspettative. Cosa succederebbe allora? Altre elezioni anticipate? Sarebbe l’anarchia. Tuttavia, esiste uno strumento legale e accettabile per ottenere le elezioni anticipate: il referendum.

Gli ultimi sondaggi mostrano che se le elezioni si svolgessero oggi, i democristiani potrebbero riuscire a tornare in Parlamento. Come descriverebbe la situazione attuale dell’area politica di ispirazione cristiana in Slovacchia?
Le forze cristiane sono frammentate, perché i politici di ispirazione cristiana sono membri di diversi partiti e l’unico partito con un retroterra dichiaratamente cristiano, il Movimento cristiano democratico, è attualmente fuori dal Parlamento. Quindi, assistiamo a una profonda crisi della democrazia cristiana. Dovrebbero trovare un leader in grado di unire queste forze in un partito politico che ottenga un numero significativo di voti. L’80% degli slovacchi si dichiara cristiano, quindi ci sono buone possibilità che possano avere successo. Per il momento, tuttavia, la democrazia cristiana non è in grado di mettere insieme una visione di ulteriore sviluppo dello Stato basata sui valori radicati nella tradizione cristiana che abbiamo in Europa. Per di più, non è in grado di articolare esplicitamente questi valori, né di tradurli in un linguaggio comprensibile e attraente per gli elettori. Ciò di cui abbiamo bisogno è un leader cristiano competente.

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