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Amelia e Daniele, dall’Italia a Londra per “insegnare” l’accoglienza dei migranti

Una giovane coppia italiana, lei di Vibo Valentia lui di Udine, avviano nella capitale britannica un'agenzia per la formazione e gli scambi interculturali su scala continentale. L'appoggio della comunità scalabriniana, le collaborazioni con la Calabria. E una diversa prospettiva familiare e professionale. "Sull'accoglienza dei rifugiati l'Italia è esemplare". Ma il futuro di Kairos dipende dal Brexit...

Londra: Trafalgar Square

Una storia d’amore e di lavoro, radicata nell’Europa e nel pontificato di Papa Francesco, alla quale Brexit rischia di mettere la parola fine. Amelia Fiorillo, di Vibo Valentia, una laurea in filosofia, appena rientrata al lavoro dopo aver allattato Samuele, nato lo scorso novembre. Lo cura un’amica babysitter rumena mentre lei fa un po’ di part-time all’agenzia “Kairos”, per gli scambi interculturali europei, con tre dipendenti, che ha fondato a Londra insieme a Daniele Trevisan, traduttore, di Varmo, vicino a Udine.

Amelia Fiorillo

Noi, immigrati dall’Italia. Una scelta coraggiosa, una scommessa. Perché i due si sono lasciati alle spalle uno stipendio buono e sicuro per dedicarsi al sogno di una società più inclusiva, soprattutto dei migranti, e al loro rapporto dal quale è nato anche Davide che compie 3 anni a fine febbraio. “Siamo arrivati tutti e due a Londra, col progetto Leonardo, e ci siamo incontrati alla ‘Language link’, un’azienda per l’insegnamento delle lingue. Daniele era tirocinante e io la sua manager”, racconta Amelia Fiorillo. “Guadagnavamo circa 60mila sterline all’anno lorde ma ci mancava qualcosa. Ci univa la passione per il sociale e per la migrazione in particolare”. “Volevamo avere la libertà di investire tempo ed energie in una persona o in un progetto senza dover per forza avere un immediato riscontro economico”, spiega. “Così abbiamo lasciato tutto per fare un lavoro che ci piacesse di più, usando i fondi che l’Unione europea ci metteva a disposizione, per migliorare noi stessi e anche la società che ci circonda”.

Daniele Trevisan

L’accoglienza degli Scalabriniani. Nasce così, nel 2011, Kairos (www.kairoseurope.co.uk), agenzia per la formazione europea. “Abbiamo cominciato da progetti del programma Erasmus e poi abbiamo fatto domanda per fondi europei lavorando da casa. Fino a che i padri Scalabriniani, della parrocchia londinese del Redentore, al numero 20 di Brixton road, ci hanno offerto questo ufficio senza chiederci un deposito e aiutandoci anche dal punto di vista fiscale”, racconta Daniele Trevisan. Con il desiderio di aiutare rifugiati politici, richiedenti asilo e migranti economici è nato il progetto “Arise” (Analysing Refugee Inclusion in Southern Europe ovvero “Analizzare l’inclusione dei rifugiati nel sud Europa”), iniziato nel novembre 2017, che punta a sfidare il populismo e darà a 70 professionisti inglesi la possibilità di recarsi in Italia per frequentare corsi di formazione sulla migrazione.

Diversi soggetti convolti. Si tratta di una collaborazione che coinvolge King’s College di Londra, Amirah Foundation, una charity che lavora con donne e bambini vittime di violenza domestica, Migrants Resource Centre, Red Ochre e Young Roots che si occupano di migranti, Elfrida, organizzazione specializzata in corsi di inclusione sociale, la Caritas italiana e gli Scalabriniani della Calabria.

Appuntamento a Lamezia Terme. Chi sarà selezionato arriverà in aereo, a Lamezia Terme, per sei giornate di formazione, gestite da membri di organizzazioni non governative e rappresentanti di comuni e regioni, durante le quali verranno trattati diversi aspetti della migrazione e visitati alcuni centri Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Ai partecipanti verranno mostrati anche esempi di accoglienza diffusa, quella su cui insiste Papa Francesco, che vede famiglie e intere comunità aprire le braccia a rifugiati politici e migranti economici.

L’Italia fa scuola… “La formula del corso sarà molto flessibile con lezioni e anche gruppi di studio. Le università britanniche sono molto interessate a toccare con mano il mondo dell’accoglienza e l’impatto che ha sulle comunità locali”, spiegano i responsabili di Kairos. “Nel Regno Unito c’è una forte tradizione di apertura, che risale ai migranti dalle colonie dell’ex impero, e noi italiani possiamo imparare da questo passato mentre per gli inglesi è interessante vedere gli aspetti più umani della migrazione di oggi, l’accoglienza nella quale gli italiani si stanno dimostrando maestri”.

Tolleranza e dialogo. Un altro progetto della Kairos, che partirà ad aprile, si chiama “Migrants in Europe: promoting inclusion, tolerance and dialogue”, ovvero “Migranti in Europa: promuovere l’inclusione, la tolleranza e il dialogo” ed è finanziato dall’agenzia europea Isfol. Sarà indirizzato a italiani che lavorano nel settore della migrazione che verranno nel Regno Unito per imparare metodi di accoglienza dagli inglesi che, grazie alla loro posizione geografica, non hanno mai dovuto fare i conti con le emergenze nelle quali gli italiani si sono specializzati.

Lo scoglio del Brexit. E un piano B? Nel caso ci sia un Brexit “duro” e tutti i fondi vengano tagliati. “Non ce l’abbiamo”, rispondono Amelia e Daniele. “L’agenzia Ecorys, che gestisce i fondi europei, dai quali dipende il nostro lavoro, ci ha garantito che potremo continuare a lavorare fino al 2020 e poi vedremo. Inutile preoccuparsi per qualcosa così incerto. Abbiamo deciso di vivere tranquilli questi anni così speciali per la nostra famiglia”. Un sogno realizzato, lavorativamente parlando e anche nella vita privata quello della Kairos. Il segreto? “Tanta fede in Dio e negli uomini. Perché se ci credi davvero qualcuno che ti aiuta lo trovi senz’altro”, conclude Amelia.

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