Caso Embraco a Bruxelles: la giusta sede per decidere su concorrenza e mercato unico

Il ministro Calenda ha portato in sede comunitaria la situazione dell'azienda di Riva di Chieri dove sono a rischio 497 posti di lavoro per una delocalizzazione verso la Slovacchia. Un'azione, quella del governo italiano, che chiama giustamente in causa le competenze dell'Unione per evitare che aiuti di Stato illegittimi, sgravi e incentivi fuori dalle norme europee impoveriscano l'area alle porte di Torino

(Foto: AFP/SIR)

Attorno al caso Embraco ora tutti si sgolano. Anzitutto, e comprensibilmente, i 497 lavoratori a rischio di licenziamento, perché intravvedono un futuro nero per sé e le rispettive famiglie. Quindi sindacati, enti locali, persino qualche forza politica che forse vorrebbe cavalcare la situazione per lucrare qualche voto.

Il caso è quello della Embraco di Riva di Chieri, alle porte di Torino, dove si producono compressori per frigoriferi: controllata dalla multinazionale Whirlpool è minacciata di chiudere i battenti per trasferire la produzione in Slovacchia.
Ieri (20 febbraio) dunque l’iniziativa del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda: saltato sul primo aereo è volato a Bruxelles per sostenere la causa dei lavoratori e di un territorio che rischia l’impoverimento produttivo e sociale.Ma perché Bruxelles? Come mai la tanto vituperata Unione europea torna, di tanto in tanto, ad essere invocata per risolvere problemi che a livello nazionale non si è in grado di fronteggiare? Si pensi, negli ultimi anni, alla crisi economica e finanziaria, alla lotta al terrorismo, al fronte della sicurezza, alle migrazioni, alla “unione dell’energia”…
All’Ue ci si può – e in questa caso ci si deve – rivolgere quando si affronta un problema di cui la stessa Unione è investita di poteri e competenze. Per fare alcuni esempi: Bruxelles ha poteri sulla politica agricola, non ne ha sul versante del diritto di famiglia; ha competenze e fondi da investire per la ricerca, non ne ha sui programmi scolastici.

Ebbene, Calenda tira la giacca alla Commissione Ue su materie di cui l’istituzione comunitaria è investita dai Trattati:

la concorrenza e il mercato unico. Così ha portato nella giusta sede un caso su cui devono vigilare gli organismi comunitari, perché c’è il sospetto, fondato, che la Slovacchia, come accaduto in passato, utilizzi i fondi strutturali provenienti da Bruxelles e stanziati per stimolare la crescita economica nazionale per fornire sgravi fiscali alle aziende estere affinché installino nel Paese impianti produttivi delocalizzati da altri Stati Ue. Tutto ciò aggirando le regole, sottoscritte da tutti i Paesi membri, riguardo la leale concorrenza e gli equilibri di un mercato senza frontiere che rigetta il dumping fiscale e sociale.
La Slovacchia fa inoltre affidamento sui bassi salari che le imprese pagherebbero alla manodopera, cui aggiunge notevoli riduzioni sulla tassazione sommati a considerevoli incentivi finanziari. E se gli aiuti di Stato sono concessi in alcuni casi (ad esempio per favorire lo sviluppo di regioni arretrate), non lo sono mai se distorsivi del mercato e se attuati appositamente per la delocalizzazione da altri Paesi Ue.

Margrethe Vestager

Calenda, incontrando la commissaria responsabile dell’Antitrust, la danese Margrethe Vestager, è stato chiaro: “Alla Commissione chiediamo due cose operative. La prima è verificare se c’è stato un uso di aiuti di Stato illegittimi su Honeywell ed Embraco. E poi di verificare se la proposta di un fondo di aggiustamento per la globalizzazione da parte del governo italiano, che aumenti l’intensità degli aiuti concessi nei casi di deindustrializzazione, sia fattibile nel rispetto delle norme Ue”.

Una posizione, quella del governo italiano, chiara e che si colloca nel quadro comunitario.

Tanto che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, a sua volta a Bruxelles per l’Ecofin, ha aggiunto: “L’Italia rispetta le regole sugli aiuti di Stato e si aspetta che lo facciano anche gli altri partner”.
Il ministro Calenda ha poi sottolineato di aver ricevuto attenzione dalla commissaria Vestager che probabilmente nelle prossime ore potrebbe rilasciare dichiarazioni sul caso Embraco.
Nel frattempo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che ha giudicato “inaccettabile il comportamento dell’impresa”, ha assicurato: “Noi siamo pronti con gli ammortizzatori sociali”, ovvero la cassa integrazione. Un’offerta che la Embraco non sembra però valutare con la dovuta attenzione.

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