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Pace e libertà nel Dna europeo. Il processo di integrazione antidoto alle ferite della storia

Con la Dichiarazione Schuman del 1950 si posero le basi al percorso unitario che ha caratterizzato, dopo la tragedia bellica, il cammino verso l'unità del Vecchio continente. Nuovi scenari si spalancano sulla "casa comune". Gli "interessi" degli Stati membri, i principi identitari, il posto dei cittadini...

La bandiera dell'Ue nella sede del Parlamento europeo a Strasburgo

Dopo la seconda guerra mondiale, le società democratiche e aperte dell’Europa non hanno ceduto né alle minacce né alla tentazione della rivoluzione socialista che sembrava marciare all’unisono con la storia. Al contrario: sono state in grado di mantenere e sviluppare il proprio “fascino”. E sono riemerse rafforzate da tutte le crisi economiche, sociali e culturali di quel periodo. Infine hanno creato con l’Unione europea un modello di cooperazione pacifica, di scambio economico e commerciale e di unità che, nonostante le sue imperfezioni, esercita un forte fascino oltre Europa.
Nonostante tutti gli intrecci identitari – l’identità europea e quelle nazionali ma anche regionali, le identità etniche e religiose, la cui rilevanza è ovvia in questo contesto – esistono tensioni che possono essere feconde se addomesticate, ma che possono anche risultare negative se ideologizzate.

L’“addomesticamento” di tali tensioni è stato raggiunto in vista dell’integrazione europea con un’ingegnosa costruzione basata su principi federali

che si fondano su valori la cui negazione ha esacerbato la crisi dello Stato nazionale e ha portato in definitiva alle catastrofi delle due guerre mondiali del XX secolo.
L’unificazione europea è stata posta sin dai suoi inizi e in tutte le sue fasi sotto il segno della pace. Il documento fondante la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, da cui è nata l’Unione europea, corrisponde alle parole della Dichiarazione di Robert Schuman del 9 maggio 1950: “La pace del mondo non può essere preservata senza grandi sforzi creativi”. Nel corso dei decenni, quasi tutte le nazioni europee hanno partecipato a questi sforzi creativi in un’unità politica d’azione, per risolvere insieme i loro problemi comuni.
Lo Stato-nazione libero, indipendente, sovrano è diventato uno Stato membro, che si sottopone a una disciplina comune. Ciò ha dato origine a quella “solidarietà dell’azione” richiesta e prevista da Robert Schuman nella sua Dichiarazione. Essa ha dato prova di sé in molte crisi e ha assicurato la pace. La cooperazione permanente per compiti specifici ha unito Stati e popoli, ha reso possibile la conoscenza reciproca e, soprattutto, ha reso evidente a chi è coinvolto il loro dipendere gli uni dagli altri, sia nelle situazioni critiche sia nella quotidianità. Il lavoro di pace che ha generato questo processo è stato giustamente premiato con il Nobel.
La pace così fondata e poi istituzionalizzata nei trattati europei ha portato prosperità e sicurezza ineguagliabili ai cittadini dell’Unione europea negli ultimi decenni. Con la politica di vicinato e allargamento è stato portato avanti un tentativo sostanzialmente riuscito di coinvolgere in questo processo anche i Paesi e le nazioni dell’Europa centrale e orientale, contribuendo così in modo significativo alla pacificazione e alla stabilizzazione di questa regione.

Non sono stati solo gli interessi materiali a spingere verso l’unificazione europea, ma innanzitutto gli interessi intangibili per la pace e la libertà.

Sia rispetto alle motivazioni che hanno determinato in buona sostanza la sua creazione, sia in termini di effetto politico, possiamo dire che l’unificazione dell’Europa è soprattutto un movimento per la pace e la libertà. Essenzialmente, quindi, l’integrazione europea è guidata da valori che devono essere intesi come risposte alla barbarie e agli orrori dei totalitarismi del XX secolo.
Il valore centrale del processo d’integrazione è l’unità del continente garantita dalla pace e dalla libertà. L’unità dell’Europa come valore e come obiettivo è determinata sul piano dei contenuti dai valori che costituiscono l’etica della politica di unificazione e il suo vero significato, vale a dire in particolare la solidarietà, la riconciliazione, la tolleranza e la giustizia.
Come evento politico e democratico, l’Unione europea dipende dal fatto che i suoi cittadini non solo ne comprendano lo scopo, ma che lo facciano proprio per identificarsi con esso, vale a dire portino la propria identità individuale e nazionale alla consonanza con quella dell’Europa. In altre parole, si tratta di accogliere l’Europa, il processo di unificazione, l’Unione europea come cosa propria. Da ciò dipendono la vitalità del sistema politico europeo e delle nazioni che vi operano, la sua capacità di sviluppo, la sua capacità di agire e la sua potenzialità.

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