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Presidenziali in Repubblica Ceca: ballottaggio fra Zeman e Drahos. Paese al voto, senza un governo

Il 26 e 27 gennaio i cittadini cechi sono chiamati ad eleggere il nuovo capo dello Stato. Sfida all'ultima preferenza. Nel frattempo, a tre mesi dalle elezioni parlamentari, manca ancora l'esecutivo. L'analisi del politologo Petr Sokol

Zeman (a sinistra) e Drahos, i due candidati al ballottaggio alle presidenziali del 26-27 gennaio

La Repubblica Ceca torna ancora una volta alle urne – il 26 e 27 gennaio – dopo le elezioni parlamentari di ottobre e il recente primo turno delle presidenziali. Il politologo Petr Sokol, dell’Istituto Cevro di Praga, esperto di geopolitica e studi europei, si sofferma sul profilo dei due candidati, Milos Zeman e Jiri Drahos, sulle sfide che la politica nazionale ha di fronte anche in relazione allo scenario europeo.

Il politologo Petr Sokol

Come descriverebbe i due candidati per il secondo turno delle elezioni presidenziali, il loro background politico e il loro atteggiamento?
L’attuale presidente Milos Zeman è un veterano politico di esperienza che ha guidato il Partito socialdemocratico in passato e come suo leader è stato il capo del governo per quattro anni. Dopo il suo ritiro volontario dall’ufficio di primo ministro si è adoperato per diventare presidente. Era l’ultima volta che al parlamento era affidata l’elezione del presidente della Repubblica Ceca. Tuttavia, una parte dei socialdemocratici non lo sostenne e Zeman perse il ballottaggio. Fu questo il motivo per cui lasciò il partito e si allontanò anche dalla politica per qualche tempo. Successivamente, fondò il piccolo “Partito dei diritti civili – Il popolo di Zeman”, che, nonostante non abbia mai ottenuto seggi in parlamento, rappresentò un sostegno importante sul cammino verso la vittoria di Zeman nelle elezioni presidenziali del 2013, quando la nazione ceca ha avuto l’opportunità di eleggere direttamente il nuovo presidente. La maggior parte del suo elettorato era costituito da elettori dei partiti di sinistra e abitanti delle zone rurali. Nella sua politica, Zeman è a favore di un orientamento più deciso della Repubblica Ceca verso la Russia e la Cina. Ha un atteggiamento fortemente critico verso la migrazione e l’islam e non esita a fare ricorso alla retorica populista su questi argomenti. Come presidente, abbina una sensibilità ai temi sociali con un approccio conservatore su alcune questioni riguardanti i valori. Nel dibattito che ha preceduto le recenti elezioni parlamentari, Zeman era un forte alleato del primo ministro populista e miliardario Andrej Babis.

E lo sfidante?
Il secondo dei due candidati, già a capo dell’Accademia delle scienze, il professor Jiri Drahos, dal punto di vista politico è “neutro”, un foglio di carta bianca. Non è mai stato membro di un partito politico e finora non ha mai accettato alcun incarico elettivo o dirigenziale. È un candidato indipendente e il senso del suo sforzo è di unire tutte le forze “non Zeman” per cercare di sconfiggere un gigante politico, come Zeman può ben essere descritto. Drahos conta sul sostegno degli elettori di destra e degli abitanti delle grandi città.

Zeman ha vinto il primo turno delle elezioni con quasi il 39% dei voti, mentre Drahos ha ottenuto poco più del 26%, ma si stima che le loro possibilità saranno alla pari nel secondo turno: perché?
Dopo il primo turno, ho fatto una simulazione del secondo turno sulla base della geografia dei risultati. Le previsioni dicono che il secondo round porterà a un risultato di parità, che corrisponde alla stima di tutti i sondaggi pubblicati. Il sostegno ad entrambi i candidati è di circa il 45%, mentre il rimanente 10% degli elettori rimane indeciso fino all’ultimo. Se Drahos dovesse ottenere i voti di tutti i candidati che non hanno superato il primo turno e hanno dichiarato la loro intenzione di sostenerlo nel secondo turno, dovrebbe vincere con il 58% contro un 42% a favore di Zeman. Tuttavia, non è affatto probabile che ci sia una partecipazione del 100%, quindi il risultato previsto sarà molto più vicino al pareggio.

Qual è l’atteggiamento di entrambi i candidati rispetto alla presenza della Repubblica Ceca nello spazio europeo? Come vengono trattate questioni quali l’adozione dell’euro o il fenomeno migratorio?
Milos Zeman era un federalista europeo convinto, ma negli ultimi anni ha criticato l’Ue, principalmente per il suo atteggiamento nei confronti della crisi migratoria. Ammette la possibilità di un referendum su un’eventuale uscita della Repubblica Ceca dall’Ue e dalla Nato. Sostanzialmente è a favore dell’adozione dell’euro come valuta nazionale, tuttavia ha spesso precisato che il processo dovrebbe aver luogo solo dopo l’uscita della Grecia dall’Eurozona. Sull’altro versante, Drahos sostiene l’adozione dell’euro ma rifiuta il referendum sull’uscita della Repubblica Ceca dall’Ue. Neppure lui sostiene l’idea del regime delle quote obbligatorie, approvato a Bruxelles, per dare un alloggio ai migranti, ma non fa di questo argomento il fulcro delle elezioni presidenziali.

Quali saranno le principali sfide per il presidente neo-eletto?
In primo luogo, il nuovo presidente avrà l’incarico di formare il nuovo governo. Molti mesi dopo le elezioni parlamentari di ottobre, la Repubblica Ceca non ha ancora un nuovo governo poiché il parlamento non ha accettato di votare la fiducia sulla proposta del primo ministro Babis. Questi è stato accusato di frode di fondi europei e il nuovo capo dello Stato dovrà decidere se il compito della formazione del governo sarà assegnato nuovamente a un politico sotto indagine.

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