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Londra, nella City la food bank italiana per i poveri. Una comunità tricolore con quasi due secoli di storia

La chiesa di Saint Peter, a Clerkenwell, è il cuore della parrocchia italiana nella metropoli britannica. Fondata nel 1845 da san Vincenzo Pallotti, la comunità rimane un punto di riferimento per i connazionali che vivono nella capitale del Regno Unito. Una delle attività più apprezzate è la mensa per i bisognosi. Un pasto, quattro chiacchiere, un sorriso per essere meno soli. Nel quartiere di Brixton, inoltre, sono presenti gli Scalabriniani che gestiscono ostello per giovani, scuola materna e casa per anziani

Londra: l'ingresso della chiesa di Saint Peter, a Clerkenwell

Primo, secondo e frutta o dolce. Alla food bank italiana della chiesa di Saint Peter, a Clerkenwell, nella City londinese, i pasti per chi è senza tetto sono caldi come nella migliore tradizione italiana. Niente scatolette e pacchi di pasta fredda, come si usa nel resto del Regno Unito.

Una lunga storia. Questa è la parrocchia italiana di Londra, voluta, nel lontano 1845, da san Vincenzo Pallotti, per la cura delle anime dei circa duemila immigrati, arrivati qui per lavorare come ambulanti-musicisti, suonatori di organetto e artigiani-figurinai. Benché oggi i nostri connazionali si siano trasferiti in altri quartieri della capitale e siano diventati professionisti di successo, questa basilica rimane un punto di riferimento importante. Un porto di approdo per tanti senzatetto e indigenti che il parroco, don Andrea Fulco, accoglie, ricordando, nello spirito del pontificato di Papa Francesco, “che i poveri sono i nostri evangelizzatori”.

Le volontarie. “La nostra porta è sempre aperta”, spiega don Fulco. “Anche se lo statuto della charity ‘Saint Peter project’, pensata proprio per i poveri, dice che dobbiamo dare la precedenza a chi parla italiano”.

Italianissime sono le volontarie Elena Plenzich, 73 anni, arrivata a Londra da Benevento nel 1972, e la sua amica Rosa De Sio, la cuoca, di un anno più giovane, sbarcata nella capitale britannica nel 1964.

Insieme a Paola, Lucia, Annamaria e Gabriella, cucinano da anni lasagne e cannelloni che vengono distribuiti due volte la settimana, oltre a garantire una vera cena ogni giovedì sera alle 18. Anche qui ogni tanto si parla di Brexit e si discute delle possibili ricadute sugli immigrati italiani, ma nel frattempo la vita va avanti.

Aiuti materiali e consulenze. Ad aiutare ci sono anche suor Giuliana, dell’ordine delle Marcelline, e Francesco Fiorini, 26 anni, medico al “Chelsea and Westminster Hospital”. Coordina l’iniziativa Alessandra Pischi, sulla quarantina, una lunga esperienza come assistente sociale alla san Vincenzo de’ Paoli, che fa consulenza alle persone indigenti in materia di sussidi del welfare state. “Al giovedì arrivano una ventina di persone per un pasto caldo ma chi non ha un tetto sulla testa bussa alla nostra porta tutte le settimane”, racconta Alessandra. “Spiego loro a quali uffici devono rivolgersi. Se non hanno una casa do l’indirizzo degli ostelli dove possono trascorrere la notte. Oppure li aiutiamo con il pagamento delle bollette se hanno un appartamento. A volte consentiamo loro di fare una doccia o offriamo vestiti e coperte”.

Preghiere, sacramenti. “Oltre all’isolamento, del quale i poveri soffrono, c’è anche una povertà morale, sociale, spirituale”, spiega ancora il parroco don Andrea. “La combattiamo offrendo incontri di preghiera e possibilità di accostarsi ai sacramenti. Come alla domenica quando, alle quattro messe, partecipano circa mille persone.

Mentre al mercoledì sera, ogni quindici giorni, si ritrova il gruppo giovani, che quest’anno sta meditando sulla frase del Credo: “Una chiesa santa, cattolica e apostolica”.

Una volta al mese, al sabato, si ritrovano anche una quindicina di famiglie, con bambini, che vengono affidati a babysitter mentre i genitori meditano sulla “Amoris laetitia”.

Nel quartiere di Brixton. A fare da punto di riferimento per i giovani italiani in arrivo a Londra in cerca di lavoro sono anche i padri Scalabriniani, nel difficilissimo quartiere di Brixton, che gestiscono un ostello per giovani, una scuola materna, una casa per anziani e un “Club donne italiane”. Oggi la parrocchia del Redentore, al numero 20 di Brixton road, anch’essa, come Saint Peter, nata per i migranti dal nostro Paese, è ravvivata dai canti della comunità filippina e di quella portoghese che hanno portato qui le loro tradizioni. Due germogli che si sono inseriti sulle radici italiane per mantenerle vive. Nei locali modestissimi, con la vecchia mouquette e le finestre con gli spifferi, che ricordano lo stile più volte richiamato da Papa Francesco, abitano padre Francesco Buttazzo, che parla italiano, portoghese, inglese e francese, insieme al filippino Ronan Ayag, all’haitiano Jean Philippe Alexis e al vietnamita Luc Nguyen.

I “nuovi londinesi”. “Offriamo a portoghesi e filippini locali dove possano celebrare le loro feste”, spiega don Francesco Buttazzo. “È importantissimo a Londra, dove i ritmi massacranti di lavoro producono tanto isolamento. La chiesa viene riempita da centinaia di portoghesi mentre sono un po’ meno filippini e italiani perché appena una famiglia migliora le proprie condizioni tende a lasciare Londra”.

“La migrazione italiana è cambiata”, spiega ancora il sacerdote.

“Oggi i nostri connazionali sono meno patriottici e meno inclini all’associazionismo di quelli del dopoguerra. I club delle varie regioni e le associazioni degli italiani all’estero sono in estinzione perché gli italiani, che arrivano con un buon livello di inglese, usano i social network per incontrarsi. Cerchiamo nuovi modi per raggiungerli ma non è facile. Quest’anno faccio incontri di catechesi costruiti attorno ai dieci comandamenti. Avvicino la Parola di Dio con un approccio esistenziale e psicologico facendo capire ai giovani che parla proprio di loro”.

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