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Millennials e telecamere in convento. Scoprire la vita di suore e frati affrontando domande sulla vocazione

Un modo diverso di conoscere la vita di chi si consacra alla preghiera e alla carità. Programmi tv e social media hanno fornito esempi non banali in Germania, Austria, Spagna e Regno Unito. Con spunti interessanti anche in vista del Sinodo giovani

Raccontare la vita di una persona consacrata o mettere giovani qualunque di fronte a chi ha deciso di dedicare la vita a Dio: è un’esperienza che di questi tempi sembra suscitare notevole interesse mediatico. E può assumere rilevanza anche in ambito educativo e pastorale soprattutto in relazione al Sinodo giovani, convocato per il prossimo anno da Papa Francesco, e che avrà al centro dell’attenzione il tema vocazionale.

“Cattive abitudini, ordini sacri”. Cinque “party girls” super truccate e con vestiti un poco succinti rispetto agli standard delle suore, vengono accolte dalle “Figlie della divina carità” nel convento di Norfolk a Swaffham (Regno Unito) per due settimane, senza telefono né make-up o feste e sballo di alcun genere. Le ragazze vivono la vita delle suore e le aiutano nelle loro attività. Le quattro puntate di “Bad Habits, holy Orders” (Cattive abitudini, ordini sacri) sono andate in onda a partire dal 19 ottobre su Channel 5 seguendo le vicende di queste giovani insoddisfatte della propria vita che però, a loro insaputa, vengono condotte a Swaffham in convento. Lo scopo del programma “non è puntare il dito sulle giovani millenial, ma è un modo per porre alcune domande serie su come viviamo la nostra vita”, ha spiegato Guy Davies, l’editore.

Ritratto realistico. È la prima volta, ha precisato l’ufficio stampa dei vescovi, che le telecamere entrano in un convento inglese. E forse è la prima volta che davanti e dietro le telecamere del programma ci sono solo donne. Ad accomunare giovani e suore, nel momento dell’incontro, solo il nero e il bianco degli abiti. Radicalmente diversa invece la lunghezza delle gonne. “Era stato detto alle ragazze che avrebbero cominciato un cammino spirituale, ma non dove. Sono state portate qui una per una e quando hanno scoperto che era un convento, sono state molto sorprese”, ha raccontato suor Francis Ridler che è anche direttrice della scuola gestita dalle suore. Le ragazze sono state coinvolte in tutto e per tutto nelle giornate delle suore. “È un ritratto molto realistico e anche se ci sono stati momenti difficili, pensiamo che dia un’immagine onesta, positiva per la Chiesa”, ha commentato suor Francis. Tra i momenti difficili, quando una delle ragazze ha portato in convento una bottiglia di vodka, che però, dopo un lungo confronto, è finita nel lavandino. “Mi è dispiaciuto quello spreco tanto quanto il fatto che l’avessero portata in convento”, racconta ridendo la religiosa. “Questo programma ha portato la vita delle suore nelle case e aiuterà a capire meglio che cosa facciamo e di che cosa ci occupiamo. E ci è sembrato anche che per le ragazze l’esperienza sia stata significativa”.

Becoming nuns… Anche cinque ragazze erano entrate in convento lo scorso anno, in Spagna, seguite dalle telecamere di “Voglio diventare suora” trasmesso dal canale spagnolo Cuatro sul format dell’americana “The sisterhood: becoming nuns”. Là erano state sei le settimane in tre diverse case religiose, a Madrid, Alicante e Granada, e si trattava di

seguire il cammino di discernimento di cinque ragazze un po’ più “posate” di quelle inglesi,

che si stavano interrogando se impegnarsi nella vita religiosa. Al termine delle sei puntate, in effetti due delle ragazze avevano deciso di dedicare la propria vita al servizio di Dio. È stata “un’avventura unica. Un viaggio di maturazione di queste cinque ragazze che hanno iniziato l’esperienza piene di dubbi e domande e l’hanno conclusa con la certezza di avere ottenuto una risposta a qualche loro domanda”, aveva scritto il produttore al termine della serie.

Video sui social. In effetti se fino a due decenni fa era quasi normale incrociare la vita di suore o preti e sapere almeno qualcosa della loro missione, oggi, con la crisi delle vocazioni e vite cresciute con sempre meno oratorio e parrocchia, non è sempre semplice o scontato sapere che cosa concretamente succede a una persona che sceglie di consacrarsi a Dio. Ed è per questo che i giovani religiosi dell’Austria hanno deciso di lanciare attraverso i social una serie di brevi video in cui due giovani suore e due religiosi di quattro ordini diversi raccontano ogni giorno un po’ della propria vita e mostrano la propria quotidianità. Hanno cominciato lo scorso 4 ottobre raccontando ciascuno da dove vengono e l’inizio della propria vocazione. “La curiosità delle persone per la vita religiosa è grande”, ha motivato Ferdinand Kaineder, direttore dell’ufficio stampa dell’Unione degli ordini religiosi in una intervista all’agenzia austriaca Kathpress.  Così i quattro, tutti sotto i 35 anni, si raccontano per spiegare come ci si sente quando si indossa l’abito per la prima volta, come si prega, come si usa WhatsApp o come si vive in comunità.

“Dio in fuorigioco”. Meno filmico, ma altrettanto stretto è il modo in cui in Germania, per un anno intero, Valerie Schönian, una giovane giornalista, ha seguito e raccontato con blog  e videoclip la vita di un giovane sacerdote, Franziskus von Boeselager, e attraverso quei dialoghi e quegli incontri ha parlato del significato della vita di fede. Era stata un’idea del Centro per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale tedesca la serie “Valerie e il prete”. Fino all’agosto scorso. La cosa doveva finire lì, ma a motivo dell’interesse suscitato, Valerie ha passato il testimone del progetto a un giovane collega, Timm Giesbers. Timm, che per altro dice di “non aver mai avuto troppo a che fare con la Chiesa”, è stato però attirato dalla possibilità di capire in prima persona la Chiesa attraverso storie di chi “vive la Chiesa, non solo la conosce sul piano teorico”. Così, settimana dopo settimana, ha filmato la sua vita a Francoforte, insieme alle suore del Sacro Cuore che si occupano dei senzatetto, per cercare innanzitutto di capire il perché di questo modo di vivere. “Dio in fuorigioco”, questo il titolo della serie.

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