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“Assaggia la Chiesa”: nei Paesi Bassi i cristiani si mobilitano per un week-end con le porte aperte

Iniziativa ecumenica il 9 e il 10 settembre, cui aderiscono oltre 400 comunità locali di 21 diverse denominazioni cristiane. Hanno accettato la sfida di mettersi in gioco invitando a partecipare a una celebrazione domenicale chi non frequenta più o non ha mai frequentato la comunità. Dirk Gudde, della parrocchia di Wassenaar, spiega: "Mi piace l’idea che le persone, dopo che hanno provato, assaggiato, possono decidere di tornare"

Paesi Bassi: lancio di "Assaggia la Chiesa"

Dirk Gudde

Sorprendente mobilitazione e grande entusiasmo si respira nei Paesi Bassi in attesa del fine settimana del 9-10 settembre, quando si svolgerà “Assaggia la Chiesa” una iniziativa per cui 433 comunità locali di 21 diverse denominazioni cristiane hanno accettato di mettersi in gioco per provare a invitare chi da tempo non frequenta più la comunità o chi non l’ha mai fatto (amici, familiari, colleghi, vicini di casa), a varcare la soglia di una Chiesa e partecipare a una celebrazione domenicale.

Il senso dell’evento. La filigrana dell’evento olandese arriva dall’esperienza britannica “Back to Church”, nata nel 2004 dallo slancio del pastore anglicano Michael Harvey: questa idea è arrivata al Consiglio delle Chiese come “risposta a una domanda che girava già da tempo e cioè come possiamo raggiungere le persone, invitarle a partecipare per spiegare loro che cosa viviamo. Ne abbiamo sentito parlare e abbiamo deciso di provare”. Lo racconta al Sir Dirk Gudde, presidente del Consiglio delle Chiese nei Paesi Bassi e responsabile pastorale nella parrocchia Sant’Agostino a Wassenaar, diocesi di Rotterdam. Dopo la decisione, ad aprile Michael Harvey ha tenuto un seminario per spiegare a tutti il senso di questo evento. In seno al Consiglio è stato costituito “un comitato con membri di tutte le Chiese che ha coordinato la preparazione della manifestazione, decidendo innanzitutto che si svolgesse per tutti nello stesso giorno”; è stata preparata una serie di materiali (dal logo al poster, al sito web www.kerkproeverij.nl con molte risorse) ed è stato coniato il titolo olandese: “Abbiamo voluto cercare un titolo leggero che però fosse anche ambizioso, adatto non solo per coloro che ritornano in Chiesa dopo qualche tempo”, ma anche a chi non c’è mai stato. “Mi piace la dimensione dell’invito e mi piace l’idea che le persone, dopo che hanno provato, assaggiato, possono decidere di tornare”. Con il passare dei mesi le adesioni e l’approvazione è andata crescendo.  “L’abbiamo lanciata senza sapere quanto coinvolgente e grande potesse diventare. Ma le persone ne sono state entusiaste e tanti membri delle comunità si sono attivati. Anche Chiese che non sono membra del Consiglio, ma associate, hanno deciso di partecipare. Adesso sono più di 430 le comunità locali che hanno registrato la loro partecipazione sul sito. Forse però ce ne sono ancora di più. Io stesso ho aggiunto appena adesso il nome della mia parrocchia”.

Nuova energia, nuovo slancio. Di fatto si tratta di un’iniziativa ecumenica missionaria, ma “senza l’associazione che le persone fanno con la missione”, precisa Gudde. La partecipazione nelle Chiese olandesi “è come nel resto d’Europa”:

“Le comunità invecchiano ed è necessario investire tanta energia per coinvolgere famiglie e giovani”.

Non dappertutto però: “Quelle pentecostali ed evangeliche sono comunità in crescita, così come ad esempio la Chiesa ortodossa copta o siriaca, in cui persone con una particolare appartenenza etnica e culturale sono anche particolarmente legate alla vita della Chiesa che si riempie di iniziative e anche di giovani”. Quando Michael Harvey ha presentato  l’evento, “ci ha detto che le Chiese non invitano: accolgono le persone che vogliono avvicinarsi alle comunità, ma sono reticenti a invitare”. Nello spirito dell’iniziativa, duplice è il coinvolgimento delle comunità che si mobilitano a preparare le celebrazioni del fine settimana in questione, ma allo stesso tempo compiono un cammino spirituale anche lungo il processo dell’invitare, che non è casuale e non è lasciato al singolo. Valutare il successo dell’iniziativa quindi “sarà complesso” e dipenderà da “quanti sono stati invitati, quanti hanno risposto all’invito ma anche quanti effettivamente continueranno a partecipare. Non sarà possibile dirlo subito. Come dice Harvey, però il primo successo sta già nell’invitare persone”.

L’iniziativa “dovrebbe portare anche a un cambiamento nelle comunità che riceveranno nuova energia, nuovo slancio anche nel parlare della fede”.

“Essere cattolico ai nostri giorni”. Se forte è la dimensione ecumenica, ogni denominazione ecclesiale e ogni singola comunità ha pensato in modo autonomo a come organizzare la giornata: da parte cattolica è stato preparato e stampato in 17mila copie un opuscolo “Essere cattolico ai nostri giorni”, che dà alcune informazioni essenziali riguardo la vita della Chiesa e dei credenti cattolici. “La rete delle Chiese e associazioni evangeliche MissieNederland ha invece preparato un’edizione speciale della propria rivista. In altri posti sono stati pensati gruppi di conversazione per spiegare aspetti delle celebrazioni o della vita della comunità”, racconta Gudde. “Naturalmente tutte le comunità si sono sforzate di rendere le celebrazioni un po’ speciali” anche se quello che si vuole mostrare “è ciò che normalmente avviene in una chiesa. Nella mia parrocchia abbiamo pensato di aggiungere alcuni momenti prima e durante la messa per spiegare cosa succede”.

Il lancio sulla piazza di Amersfoort. Il 1° settembre c’è stato il lancio ufficiale dell’evento nella St. Joriskerk che si affaccia sulla piazza centrale di Amersfoort, dove c’era il mercato: un po’ di musica, qualche discorso, il taglio di una torta preparata da Annemarie Pronk, pasticcera dell’anno 2016, e poi i promotori dell’iniziativa sono usciti sulla piazza per fare assaggiare ai passanti la torta e invitarli ad andare ad “assaggiare” anche una celebrazione il prossimo fine settimana. È in quell’occasione che qualcuno ha già definito questa la “prima edizione”, auspicando che si ripeta l’anno prossimo o al massimo quello dopo.

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