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Bucarest, cattedrale minacciata da un edificio abusivo. La voce dei cattolici, il silenzio delle autorità

Una sentenza del tribunale stabilisce che l'amministrazione comunale debba far rimuovere il "mostro" che incombe sulla cattedrale cattolica della capitale. Ma interessi privati e pressioni politiche riescono a bypassare la legge. Le proteste dell'arcivescovo e della comunità cristiana, il sostegno delle Chiese europee e del Parlamento di Strasburgo. Prevarrà lo stato di diritto?

Occorre giustizia per la cattedrale romano-cattolica di Bucarest, ma nessuno provvede. Sono passati ormai più di quattro anni da quando una sentenza definitiva della Giustizia romena ha stabilito l’obbligo per il sindaco di Bucarest di procedere alla demolizione dell’edificio costruito illegalmente vicino alla cattedrale di San Giuseppe. Nessuna autorità competente sembra però voler sottoporsi alla legge e così nei giorni scorsi l’arcidiocesi di Bucarest ha chiesto le dimissioni del ministro della Cultura.

La posizione della Chiesa romena. Costruito a meno di 8 metri distanza dalla cattedrale di Bucarest, l’enorme edificio intitolato Cathedral Plaza è stato ufficialmente dichiarato illegale nel 2010. Alto 75 metri, con 19 piani sopra terra e 4 sotterranei, il palazzone, oltre ad essere illegale, è anche una minaccia per la sicurezza della cattedrale cattolica, che rischia così di crollare in caso di eventuale sisma. Ma il sindaco della capitale e il ministro della Cultura, che dovrebbero proteggere per legge la cattedrale cattolica, preferiscono proteggere l’edificio abusivo. L’arcivescovo metropolita di Bucarest, mons. Ioan Robu, ha denunciato qualche tempo fa i proprietari della costruzione, affermando che “sono molto potenti dal punto di vista economico” e “hanno un grande influsso sull’ambiente politico ed economico” della capitale. “La giustizia si è espressa – ha dichiarato l’arcivescovo – ma nessuno ci tutela. C’è una sentenza definitiva di smantellamento della costruzione, ma nessuno vuol fare un passo in avanti per mettere in pratica la legge, per rispettare la legge”, aveva sottolineato mons. Robu in una conferenza stampa al termine di una sessione plenaria della Conferenza episcopale romena, nel maggio scorso.

Il ruolo del ministro della Cultura. Infatti, come ha rivelato poi il portavoce dell’arcidiocesi, il developer della costruzione illegale è madrina di nozze del sindaco di Bucarest, Gabriela Firea, e il sindaco è vicepresidente del partito di governo (Social democratico). L’arcidiocesi sostiene da tempo che le autorità proteggono interessi di parte, privati, e non lo stato di diritto in Romania né tanto meno il valore della cattedrale cattolica, che è monumento storico e architettonico. E la settimana scorsa,

l’arcidiocesi ha quindi chiesto al primo ministro romeno di dimettere il ministro della Cultura,

Lucian Romascanu, per le sue recenti dichiarazioni pubbliche riguardo l’edificio abusivo Cathedral Plaza, dichiarazioni che “infrangono gravemente i principi costituzionali, i meccanismi della democrazia reale, lo stato di diritto, sfidano le leggi che governano lo stato romeno e minano l’interesse pubblico appoggiando interessi pecuniari privati”. Il ministro, afferma l’arcidiocesi in un comunicato stampa rilasciato nei giorni scorsi, “ha appoggiato il mantenimento della costruzione abusiva”, “ha mostrato mancanza di imparzialità e intenzione di ignorare le decisioni della giustizia”.

Il sostegno delle Chiese europee. Finora, le autorità della Romania hanno ignorato le decisioni dei tribunali romeni, le proteste dei fedeli cattolici, le raccomandazioni del Parlamento europeo, le richieste dei vescovi romeni ed europei. Trovandosi a Bucarest il 2 luglio scorso, per l’incontro annuale organizzato dal Ccee, anche i segretari generali delle Conferenze episcopali d’Europa “hanno constatato con grande tristezza” che non è stata messa in pratica la sentenza che chiede al sindaco di smantellare tale edificio. “Il fatto che la sentenza non è stata eseguita è una prova del clima di sospetto sullo stato di diritto in Romania”, hanno dichiarato i segretari generali, nel comunicato finale dell’incontro.

Un Paese democratico ed europeo? “Nessuno è al di sopra della legge”, stabilisce la Costituzione della Romania. Ma pensando alla situazione nella quale versa la cattedrale romano-cattolica di Bucarest, sorge il dubbio sul valore della stessa Costituzione e della legge in un Paese che si dichiara cristiano, democratico ed europeo.

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