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Assemblea ecumenica di Graz, 20 anni dopo: riconciliazione, un compito sempre nuovo

La Aee2 è stata la prima grande Assemblea ecumenica dopo la caduta del Muro. Per la prima volta rappresentanti di tutte le Chiese cristiane si sono potuti incontrare in Europa liberi da pressioni politiche, spie e impedimenti. Graz è stata una parte importante di questo ecumenismo dell’incontro che è di estremo valore se deve crescere l’unità tra noi cristiani

Venti anni fa, 700 delegati e 10.000 partecipanti si sono riuniti per la II Assemblea ecumenica europea a Graz (Aee2). Quest’incontro, dal 23 al 29 giugno 1997, si era costruito a partire dalla I Assemblea ecumenica di Basilea nel 1989 ed è stato seguito dalla terza e finora ultima Assemblea a Sibiu nel 2007. Gli organizzatori ne sono stati il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e la Conferenza delle Chiese europee (Cec). Il tema: “Riconciliazione, dono di Dio e sorgente di vita nuova”. Che cosa si può menzionare, dopo 20 anni, come esito duraturo dell’Assemblea? Voglio dare una triplice risposta, più personale che teologico-politica, e parlare di

ecumenismo dell’amicizia, ecumenismo degli accordi ed ecumenismo dell’incontro.

Il percorso di preparazione durato diversi anni ha significato, per me e molti altri, che cattolici, protestanti di diverse appartenenze, ortodossi in tutta la loro diversità, membri delle Chiese libere e molti altri, hanno imparato a conoscersi, a volte anche su un piano molto personale.

Questo ecumenismo dell’amicizia ha fatto crescere profonde relazioni umane, molte delle quali ancora oggi sono strette e personali.

Nell’ecumenismo, come in tante altre cose, si tratta prima di tutto di fiducia, comprensione e rispetto reciproco delle differenze. Attraverso Graz, ho avuto modo di conoscere così tanto della vita delle Chiese cristiane in Europa, come mai in vita mia. Come ci si sente ad essere cattolico in Norvegia? Che cosa si prova a vivere come ortodossa in Olanda? Come vivono gli evangelici in Bulgaria? Ci sarebbe da raccontare per ore delle fatiche per trovare vie comuni, dello stupore per le differenze, della gioia per le cose condivise, della ricchezza dell’ecumenismo. Molti delegati e partecipanti raccontano tali esperienze. Questa è una parte preziosissima del contributo dell’Aee2.

A Graz sono stati adottati diversi documenti.

Questo ecumenismo degli accordi non è da sottovalutare.

Se si leggono di nuovo questi testi oggi, si è colpiti dalla profondità della riflessione e della spiritualità che trasmettono, nonostante alcune cose siano segnate dal tempo. L’ecumenismo è un processo spirituale, non un mercanteggiare sui termini e sulle formulazioni. Eppure anche proprio con un tema come “riconciliazione” era necessario scendere nel concreto e parlare insieme e pubblicamente di protezione dei deboli, di un’economia nel segno della misericordia, di politica di pace, di famiglia e vita e di ripartizione dei pesi su scala mondiale e così rendere testimonianza della nostra fede.

La Aee2 è stata la prima grande Assemblea ecumenica dopo la caduta del Muro. Per la prima volta rappresentanti di tutte le Chiese cristiane si sono potuti incontrare in Europa liberi da pressioni politiche, spie e impedimenti.

Graz è stata una parte importante di questo ecumenismo dell’incontro che è di estremo valore se deve crescere l’unità tra noi cristiani: il viaggio di Papa Francesco a Lund, gli incontri europei di Taizé o le due Giornate ecumeniche delle Chiese in Germania sono altri esempi.

Indimenticabili per me sono anche gli incontri nazionali che nel programma della settimana di Graz avevano due momenti riservati: che le Chiese cristiane di un Paese si riunissero per la preghiera, il confronto e l’accordo era pratica comune già prima di Graz in molti Paesi, ma per altri l’Aee2 ha dato lo stimolo per incontrarsi, far nascere la fiducia reciproca e allenarsi nel rispetto e muovere passi molto concreti verso la riconciliazione. Si doveva andare a Graz per incontrarsi, perché “a casa”, non succedeva.

Venti anni dopo Graz è il momento di pensare a una quarta Assemblea ecumenica. Soprattutto nel contesto della crisi europea, è richiesto il contributo dei cristiani. Il crescente populismo e il nazionalismo, il Brexit, le minacce alla democrazia e alla libertà, oltre a molte questioni etiche sono un appello a noi cristiani a rendere testimonianza comune. Ccee e Cec dovrebbero concordare e, insieme ai tanti movimenti di laici attivi in Europa, andare verso una nuova Assemblea nel prossimo decennio.

La riconciliazione è sempre un compito nuovo.

Lo dice anche il documento finale di Graz (A34): “La nostra fede cristiana esige che lottiamo per la libertà e la dignità di tutti i popoli. Lo Spirito ci riempie di fiducia e di coraggio e ci rende coscienti del fatto che ci è stato affidato il messaggio e il ministero della riconciliazione”.

(*) segretario della II Assemblea ecumenica europea di Graz. Oggi è segretario generale del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK)

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