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A Bruxelles nasce la Casa della storia europea. Castagnetti: “un museo 2.0 per riavvicinarci all’Ue”

Collocato nel cuore del quartiere brussellese che ospita le istituzioni comunitarie, sarà aperto al pubblico dal 6 maggio, con proposte particolari per famiglie e scolaresche. Web e interattività assieme a documenti d'epoca. Un luogo della memoria per "costruire insieme il futuro". Una visita in anteprima accompagnati da Pierluigi Castagnetti che fa parte del Direttivo della House of European History

“Coltivare la memoria è la condizione per costruire insieme il nostro futuro”: Pierluigi Castagnetti, a lungo deputato nazionale ed europarlamentare, è a Bruxelles per la presentazione della Casa della storia europea (House of European History), nel cui Direttivo è stato nominato in ragione della sua esperienza politica e della sua passione storica. Oggi vede infatti la luce un progetto partito esattamente dieci anni fa, proposto dall’allora presidente del Parlamento Ue, il tedesco Hans-Gert Poettering. La sede è collocata nella ex clinica odontoiatrica Eastman, splendido edificio all’interno del Parc Leopold di Bruxelles, giusto alle spalle della sede dell’Assemblea Ue, nel cuore del quartiere europeo.

Percorso interattivo. L’intenzione di Hans-Gert Pöttering è stata sostanzialmente rispettata, volendo “promuovere un luogo della memoria e del futuro in cui l’idea d’Europa possa crescere ulteriormente”, una vera e propria “casa della storia europea, che – affermava nel 2007 – non dovrebbe diventare un museo noioso e asettico, ma un luogo che alimenti il nostro ricordo della storia continentale e dell’opera di unificazione”.

Il modernissimo “museo” vede ora la luce su una superficie di 4mila metri quadrati, con esposizioni permanenti e temporanee e l’ausilio delle più moderne tecnologie della conoscenza e dello studio, con un occhio di riguardo ai giovani e al web.

Il percorso per i visitatori – con proposte specifiche per le famiglie e le scolaresche – è disponibile nelle 24 lingue ufficiali dell’Unione. Il costo complessivo dell’opera dovrebbe aggirarsi (ma si attendono cifre ufficiali e definitive) attorno ai 60 milioni di euro. Per ulteriori informazioni: https://historia-europa.ep.eu/home.

Apertura al pubblico. Dopo la visita riservata ai giornalisti nella mattinata del 4 maggio, si attende l’apertura al pubblico (7 giorni su 7, salvo pochissime festività) per sabato 6 maggio. Sono inoltre previste esposizioni, visite guidate multimediali, risorse didattiche, laboratori e seminari. Non mancano documenti originali di diverse epoche e vere e proprie ambientazioni interattive. “Per far comprendere meglio ai visitatori i tragici eventi del XX secolo, l’esposizione permanente – spiegano gli storici che vi hanno lavorato – affronta in un primo tempo le convinzioni e la fede che definirono il XIX secolo prima delle due guerre mondiali. Segue una sezione sulla ricerca di una vita migliore in un’Europa sempre più unita”. Il visitatore “sarà dunque incoraggiato a riflettere sull’Europa di oggi, sullo status e sulla posizione dell’Unione europea così come sul ruolo che ogni individuo può svolgere nel modellarne il futuro”.

La funzione pedagogica dell’Ue. “Ritengo che questa sia una iniziativa più che mai opportuna – spiega Castagnetti al Sir –, che in qualche modo si inserisce nello spirito fondativo della prima Comunità europea. Al centro dell’attenzione vengono poste la storia, la cultura, i valori europei, così come le minacce derivanti da certe ideologie, dai totalitarismi e dalle guerre. Quindi si giunge, con il secondo dopoguerra, all’avvio dell’integrazione politica ed economica con il grande obiettivo della pace”.

“Questo processo conoscitivo aiuta a riscoprire lo spirito delle origini rispetto all’Europa dell’economia e della finanza che troppe volte sembra oggi prevalere”.

La Casa riserva un riguardo particolare per le nuove generazioni, non crede? “Sì, è vero. E questo permette all’Unione europea di riappropriarsi di una sua funzione pedagogica: nel senso di educare allo spirito patriottico europeo. Mi spiego: il patriottismo europeo non è nativo, non fa parte del nostro bagaglio culturale, non ci sentiamo cittadini d’Europa”, il che ripropone la questione della mancanza di un vero e proprio “popolo europeo”. Castagnetti riprende: “Proprio per questo occorre educare all’Europa, aiutare a conoscerla – conoscerla per amarla, direi – nelle sue infinite sfaccettature, nelle sue diversità. Questo è uno dei compiti affidati a questa Casa della storia, cui si dovrebbe affiancare il ruolo insostituibile della scuola e dell’università, in ogni Paese, con uno sguardo non più solo nazionale ma, appunto, europeo”.

Un patrimonio vivo. L’impressione è che la struttura che si inaugura al Parc Leopold intenda trasmettere un’idea “dinamica” e attualizzante della storia: è vero? “Possiamo dire che la memoria collettiva non è un elemento statico, per sempre collocato nel passato. Al contrario, è un patrimonio vivo, da studiare, coltivare, trasmettere e attualizzare.

Esso diviene elemento interpretativo del presente e solida radice per il domani.

In questa direzione basterebbe verificare come viene qui raccontato il Novecento: ogni epoca, personaggio, idea precedente aiuta a comprendere ciò che è accaduto in seguito”.

Per i giovani, ma non solo… Il taglio del nastro della Casa della storia arriva, forse non casualmente, nel 60° dell’avvio dell’esperienza comunitaria con la firma dei Trattati di Roma: cosa ne pensa? “Quando la proposta era emersa, da Hans-Gert Poettering, i nazionalismi e i populismi attuali non erano certo così diffusi e il clima complessivo era ancora piuttosto favorevole all’integrazione europea”. Poi sono arrivate tante prove: la crisi economica, il terrorismo, nuove guerre, le pressioni migratorie, e il vento è cambiato. “Questa Casa della storia può ora aiutarci, con il suo contributo, a tornare alle radici del cammino europeista, ispirato da personaggi come Schuman, De Gasperi, Adenauer, Monnet e molti altri. Può a suo modo contribuire a edificare un argine a quei fenomeni antieuropei che finiscono per logorare i nostri modelli democratici e la convivenza pacifica tra i popoli”.

“Sono convinto – conclude Castagnetti – che questo modernissimo museo e luogo di studio possa essere utile ai giovani, ai cittadini europei, ma anche, forse soprattutto, a tanti politici che hanno perso il senso e le ragioni della costruzione europea”.

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