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Repubblica Ceca: disoccupazione ai minimi storici. Dati esemplari, ma i problemi non mancano

Secondo Eurostat, le persone senza impiego sono il 3,4% della forza-lavoro. Un record continentale. Le attenzioni del governo, il rapporto con le imprese. Anche la Chiesa fa la sua parte. Restano diversi nodi da sciogliere a partire dai livelli salariali alla formazione professionale. Spazio alla "imprenditorialità sociale". Quarta tappa dell'inchiesta Sir

La Repubblica Ceca è il Paese con il tasso di disoccupazione più basso dell’Unione europea. I dati presentati da Eurostat il 3 aprile, facenti riferimenti alla fine di febbraio, segnavano il 3,4%, ovvero cifre tutto sommato modeste su 10,5 milioni di abitanti (le persone in cerca di impiego dovrebbero aggirarsi tra i 100 e i 150mila). Secondo il primo ministro Bohuslav Sobotka, le statistiche dimostrano che il governo non sottovaluta lo sviluppo del mercato del lavoro neanche in un periodo di prosperità economica (i dati di crescita del Pil sono incoraggianti), e assume varie misure tenendo conto sia delle esigenze dei datori di lavoro che dei dipendenti. “Considero molto importante che i giovani abbiano un più facile accesso ai posti di lavoro. Il futuro della nostra società – ha dichiarato di recente Sobotka – dipende dalle giovani generazioni ed è fondamentale che i giovani si abituino e si dedichino al lavoro e vi siano formati presto”.

Cresce la domanda, ma… I numeri forniti dalle fonti ufficiali mostrano dunque che il Paese ha qualcosa da insegnare anche agli altri. Viktor Zeisel, economista dell’importante Banca commerciale, afferma sul tema dell’occupazione: “Le attuali statistiche confermano la forte domanda di forza lavoro nella Repubblica Ceca”.

Tuttavia, osserva, le esigenze dei datori di lavoro e le capacità dei potenziali dipendenti non sempre si incontrano.

Secondo Jan Karmazin, direttore del dipartimento per l’occupazione dell’Ufficio del lavoro, oltre alla mancanza di pratica, di qualifiche e delle competenze talvolta richieste, nei candidati possono verificarsi problemi per quanto riguarda i salari offerti, i turni di lavoro, le disabilità fisiche, la mobilità limitata o l’insicurezza derivante dai contratti a breve termine offerti dalle imprese. Gli analisti prevedono che il mercato del lavoro dovrà affrontare una grande ondata di alterazioni dei salari per aumentare la possibilità dei datori di lavoro di trovare candidati idonei per contratti di lavoro a lungo termine.

Posti di lavoro e Chiesa ceca. La Chiesa cattolica, nelle sue diverse presenze sul territorio, figura tra i datori di lavoro nella Repubblica Ceca, anche se la sua struttura occupazionale non è omogenea e quindi non ha una strategia comune in termini di gestione del personale. La Chiesa non dimentica di coniugare l’elemento lavorativo con la sua missione ispirata al servizio, offrendo opportunità di lavoro anche a persone disabili, soprattutto nei settori delle foreste e dell’agricoltura. “Per quanto riguarda le nostre attività, ci concentriamo sul sostegno dello sviluppo regionale nella dimensione più ampia possibile e sull’offrire nuovi posti di lavoro”, spiega mons. Jan Graubner, arcivescovo di Olomouc e vice-presidente della Conferenza episcopale ceca, e aggiunge che l’agricoltura e la silvicoltura sono aree tradizionali dell’imprenditorialità cattolica. La Chiesa intende “rafforzare questa tendenza nei prossimi anni”.

I problemi non mancano. Mons. Vaclav Maly, presidente della commissione Iustititia et Pax, spiega al Sir che se il tasso di disoccupazione “ha raggiunto un livello molto modesto”, la “struttura” della disoccupazione “risulta molto meno positiva”: “La nostra commissione sottolinea il fatto che il numero piuttosto significativo dei disoccupati nel lungo termine non è affatto diminuito. È molto difficile trovare un posto di lavoro adeguato per i membri dei gruppi svantaggiati, come le persone con bisogni speciali o le madri subito dopo il congedo di maternità, che gradirebbero un lavoro part-time”.

“Imprenditorialità sociale”. Un fenomeno piuttosto nuovo nella Repubblica Ceca, che sta dando vita a un vivace dibattito sia nella società che all’interno della Chiesa cattolica, è la cosiddetta “imprenditorialità sociale”, che assume la forma di cooperative, servizi di utilità sociale, ma anche fabbriche di birra e altro:

l’accento è sempre posto sull’aspetto del servizio alla società, senza trascurare l’elemento finanziario ed economico.

“Esistono progetti ecclesiali di successo nel settore della imprenditorialità sociale, per esempio a Neratov, dove siamo riusciti a far rivivere un antico luogo di pellegrinaggio e far nascere una cooperativa sociale di produzione, più una piccola azienda agricola che impiegano persone disabili”. Mons. Vaclav Maly, rispondendo a una domanda sul rapporto tra imprenditorialità sociale e graduale autofinanziamento della Chiesa (processo iniziato da tempo nel Paese), afferma che esso funziona “se l’impresa è impostata bene”. Indubbiamente emerge uno spazio per la collaborazione Chiesa-Stato in materia di occupazione, sostenuta anche dalla dichiarazione sulla cooperazione reciproca firmata dal cardinale Dominik Duka, presidente della Conferenza episcopale ceca, e dal direttore generale dell’Ufficio del lavoro Marie Bilkova nel 2014.

 

Altri diritti da tutelare. Tuttavia, mons. Maly richiama l’attenzione anche su alcuni altri ambiti che meritano l’interessamento della società e delle autorità preposte, come il diritto alla casa, la tutela dei diritti dei piccoli imprenditori, la difesa dei diritti dei lavoratori dipendenti nel commercio al dettaglio, una minore severità nei processi per insolvenza, un approccio trasparente nei confronti dei lavoratori stranieri riguardo alla scarsa copertura assicurativa in materia di salute e previdenza sociale.

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