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Giubileo: pellegrinaggio a Roma o Porta santa “sotto casa”? I dubbi dei fedeli di lingua tedesca

Don Werner Demmel, responsabile dell'ufficio Pilgerzentrum che si occupa di pastorale del turismo per i cattolici di Germania e Austria, riconosce che la proposta giubilare "decentrata" ha frenato il flusso verso l'Urbe e ha sollecitato anche qualche interrogativo. La figura-guida di Papa Bergoglio, il richiamo della misericordia. Mentre il sacramento della riconciliazione non è pienamente avvertito

Le chiese cattoliche tedesca e austriaca “hanno risposto con fede profonda” all’Anno santo della misericordia. Non solo le grandi diocesi, ma anche le singole comunità parrocchiali hanno organizzato pellegrinaggi verso Roma e il Vaticano, e inoltre hanno dato “grande importanza alla proposta giunta da Papa Francesco della possibilità di vivere appieno il Giubileo nelle proprie realtà locali” e nei vari santuari e chiese dove è stata aperta una Porta santa. Don Werner Demmel, responsabile del Pilgerzentrum Rom – Deutschsprachige Pilger und Touristenseelsorge, l’ufficio di Roma per i pellegrini di lingua tedesca e per la pastorale del turismo, spiega come è stato vissuto l’Anno santo dai fedeli di Germania e Austria.

 

Un primo bilancio dell’Anno santo per i cattolici tedeschi e austriaci?
I pellegrini sono giunti e giungono a Roma sicuramente su invito del Santo Padre e certamente anche per motivi religiosi. Ma bisogna innanzitutto osservare che l’afflusso dei pellegrini di lingua tedesca è stato piuttosto circoscritto, forse da un lato in conseguenza degli atti terroristici di Parigi e Bruxelles, dall’altro per via dell’auspicata decentralizzazione, ossia della presenza delle numerose Porte sante nelle diverse diocesi.

 

L’apertura delle Porte Sante nelle varie cattedrali in Germania e Austria è stato motivo di riflessione e festa: avendo incontrato i pellegrini di lingua tedesca a Roma, come è stata conciliata, a suo avviso, la doppia realtà del pellegrinaggio verso San Pietro e dell’attraversamento delle Porte sante a casa?
Per l’attraversamento delle Porte sante, sia a Roma sia nei Paesi germanofoni, è importante l’annuncio credibile del Santo Padre e i suoi segni inequivocabili di misericordia che egli fin dall’inizio ha mostrato. In questo contesto, ritengo che nei pellegrini germanofoni la motivazione di ottenere anche un rinnovamento del sacramento della riconciliazione sia piuttosto debole o ancora “a livello rudimentale”. Infatti, apparentemente molti pellegrini sono ancora molto distanti dal sacramento della riconciliazione, a malapena è presente un rapporto con esso o la comprensione della necessità di riceverlo… Molti non percepiscono neanche la diretta relazione esistente tra la celebrazione dell’Anno santo della misericordia e il sacramento della misericordia. Nel migliore dei casi, il tema in sé viene percepito e realizzato dalla gran parte dei fedeli a livello orizzontale, ossia a livello interpersonale. Per quanto concerne la doppia realtà, alcune persone considerano una perdita il fatto di slegare la celebrazione dell’Anno santo da Roma. Il numero di Porte sante sul territorio nazionale viene talora percepito come inflazionato.

 

Che cosa hanno cercato e cercano i pellegrini germanofoni nel pellegrinaggio giubilare verso Roma?
La porta come simbolo ha un significato forte e molteplice. Per molti pellegrini, credo che l’attraversamento della Porta santa rappresenti un desiderio sentito – anche se nascosto e inconscio – di un nuovo inizio, di accedere e arrivare, di appartenenza e “sentirsi al sicuro”.

 

Le Chiese cattoliche tedesca e austriaca svolgono un ruolo fondamentale nella gestione dell’emergenza ai rifugiati e migranti: quali speranze e quali preghiere sono state offerte durante i pellegrinaggi, e come si pongono, oggi nella dimensione della misericordia, continuamente ricordata e invocata da Papa Francesco?
Per quanto mi è noto, nella gran parte delle diocesi le organizzazioni ecclesiastiche operanti nel sociale, i vertici episcopali e le comunità religiose hanno colto l’occasione per promuovere e attuare una cultura dell’accoglienza attraverso determinati progetti concreti e mediante l’allestimento stesso delle Porte sante a livello locale, proprio in considerazione dei grandi flussi migratori verificatisi in Austria e Germania. Non ho conoscenze dirette a livello delle offerte di preghiere predisposte ad hoc, ma ho sentito che in questo campo molto è stato fatto e viene tutt’ora fatto.

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