Chiesa e periferia: un sondaggio in Francia rivela che è forte l’attesa di una Chiesa “in uscita”

Più di 6 francesi su 10 ritengono che la Chiesa cattolica non sia sufficientemente presente nelle periferie e dovrebbe quindi esserlo di più,  soprattutto a fianco delle persone escluse dalla società come gli anziani soli e i senza fissa dimora (61%) e nei quartieri popolari (54%).  E' quanto emerge da un sondaggio commissionato dai vescovi francesi per capire come rispondere all’invito lanciato da papa Francesco all’inizio del suo pontificato di essere "una Chiesa in uscita"

Francia, terra della laicità. Eppure anche qui, è forte l’attesa da parte della popolazione soprattutto giovane, di un’azione più capillare della Chiesa nelle periferie, non solo geografiche ma anche sociali ed esistenziali, del Paese. Prigioni, banlieue, ospedali, anziani soli, giovani emarginati. C’è insomma un mondo che vive “ai margini” e attende una parola di speranza, un gesto di vicinanza e fraternità.

E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato dall’Istituto Opinion Way su un campione di 1.200 persone dai 18 anni in su. A commissionarlo alcuni mesi fa sono stati i vescovi francesi per capire come rispondere all’invito lanciato da papa Francesco all’inizio del suo pontificato: rafforzare la presenza della Chiesa nelle periferie perché un numero maggiore di persone possa beneficiare della sua azione. Il sondaggio della Chiesa francese è stato pubblicato con il titolo “Chiesa in periferia” ed è stato presentato a Parigi, nella sede della Conferenza episcopale.

Un’indagine – spiega il presidente dei vescovi francesi monsignor Georges Pontier – fortemente voluta dall’episcopato di Francia per “fare il punto su un cantiere aperto” e per capire come e dove rispondere alla chiamata dello “Spirito di Pentecoste” che spinge oggi i cattolici ad andare “laddove risiede il mistero del peccato, il dolore, l’ingiustizia. Laddove sono tutte le miserie umane”.

Un dato tra tutti sorprende: più di 6 francesi su 10 e cioè il 67% degli intervistati ritiene che la Chiesa cattolica non sia sufficientemente presente nelle periferie e dovrebbe quindi esserlo di più,  soprattutto a fianco delle persone escluse dalla società come gli anziani soli e i senza fissa dimora (61%) e nei quartieri popolari (54%).  E’ altissima poi la percentuale (86,5%) di chi pensa che la Chiesa abbia un ruolo da svolgere nella società e le percentuali di chi si attende una Chiesa maggiormente “in uscita” toccano un picco tra gli over 60 e nei ragazzi tra i 18 e i 24 anni.Solo meno della metà degli intervistati (il 40%) ritiene importanti le attività della Chiesa in rapporto alla fede. Ma il dato prende consistenza se la prospettiva parte dalle campagne dove invece il ruolo della Chiesa rimane prioritario in particolare per i servizi che svolge per le celebrazioni dei battesimi, i matrimoni e le altre funzioni religiose “Questo sentimento – si legge nel Rapporto – è probabilmente anche legato al fenomeno della desertificazione dei comuni rurali” dove la Chiesa di fatto svolge un ruolo di riferimento per la comunità.

A fianco del sondaggio su “Chiesa e periferia”, la Conferenza episcopale ne ha realizzato un altro sui “luoghi” in cui è presente e sulle attività promosse dai diversi interlocutori (associazioni, diocesi e parrocchie). E’ stata così condotta parallelamente un’altra indagine che ha coinvolto 110 realtà. I principali “luoghi” di azione delle diverse organizzazioni legate alle Chiese rimangono i locali parrocchiali (31%), essendo – si legge nel Rapporto finale – le strutture più vicine alla gente e quelle maggiormente identificabili in un quartiere o in un villaggio.  Seguono gli ospedali, le prigioni e gli edifici scolastici (25%). Il 30% dell’azione sociale della Chiesa di Francia si svolge poi nei centri delle città e il 17% nelle zone rurali. A beneficiare dell’azione sociale della Chiesa sono migranti e rifugiati (32,1%), famiglie (26,7%), persone sole e isolate (26,3%),  giovani (19,1%) e persone senza lavoro (14,3%). Si tratta – fa notare l’inchiesta – di un’azione fortemente soggetta all’attualità come dimostra l’impegno della Chiesa per i migranti mentre “l’attenzione alle persone sole e isolate risponde a un’esigenza forte che attraversa la società francese”. Ad essere impegnati in prima linea sono soprattutto le persone dai 51 ai 65 anni. I giovani, invece, sono praticamente assenti: solo il 5% dei ragazzi dai 18 ai 30 anni si impegna in qualche attività. Percentuale che scende addirittura al 2% tra i giovanissimi al di sotto dei 18 anni. Ovviamente il 90% lo fa gratuitamente per volontariato.

A presentare ai giornalisti le due indagini, monsignor Pascal Delannoy, membro del Consiglio permanente della Cef, vescovo di Saint-Denis, un quartiere che si trova nella periferia a nord di Parigi famoso per lo Stade de France e purtroppo entrato nelle cronache internazionali perché è qui che gli attentatori degli attacchi del 13 novembre si erano rifugiati. “Dietro le attese, le cifre, i risultati – commenta il vescovo – c’è una moltitudine di volti e ciascuno di loro è unico. Spesso, troppo spesso vediamo solo i problemi, ignorando le ricchezze di questo mondo che noi chiamiamo popolare e che vive principalmente nelle periferie delle nostre città, e, riconosciamolo, alle periferie stesse delle nostre comunità ecclesiali”. Sono mondi sopraffatti da povertà ed esclusioni ma anche ricchi di una “solidarietà tra tutti” che spesso si trasforma in vera “fraternità”. Mondi isolati da barriere che “ci attendono – dice mons. Delannoy -. Siamo quindi oggi invitati a spostarci fisicamente e mentalmente, con umiltà, per scoprire e accogliere questa fraternità che si tesse, giorno dopo giorno, con le gioie e le prove della vita”.

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