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Monaco, Colonia e Berlino. La Germania sotto una nuvola di ovatta

La vita è cambiata dopo gli attentati che hanno insanguinato il Paese mitteleuropeo. È cresciuta la paura, senza che questa abbia però preso il sopravvento sulla capacità di accoglienza e integrazione. E l'arcivescovo di Monaco-Frisinga, card. Reinhard Marx, ribadisce: noi cristiani non vogliamo permettere che i timori si impossessino delle nostre vite

La Germania vive in questi giorni sotto una nuvola di ovatta. Non ci riferiamo a un fenomeno meteorologico, ma al clima che si respira. Abbiamo passato giorni di terrore, giorni che si ripetono con morti e feriti. Lo shock è profondo. La vita è cambiata tra Monaco, Colonia e Berlino. Sotto l’ovatta la vita continua, ma stranamente lenta e annebbiata.

La gente continua ad andare al bar, ma il rumore delle tazze di cappuccino è meno forte del solito, e così pure le conversazioni. Si continua a usare il treno, ma si dà un’occhiata sospettosa alla valigia lì dietro, a quello “strano” compagno di viaggio. Si continua a guidare la macchina, ma si è meno impazienti e si usa meno il clacson. Altre cose sono improvvisamente diventate più importanti della puntualità tedesca.

Un esempio: dopo la sparatoria di Monaco con dieci morti, per motivi di sicurezza i mezzi pubblici hanno smesso di circolare. Molti si sono trovati letteralmente per strada. Cosa hanno fatto i cittadini di Monaco, che sono persone aperte? Hanno creato su twitter l’hashtag #offenetuer (ital. porta aperta) e hanno offerto alloggio gratis a perfetti sconosciuti. Hanno aperto porte e cuori. Allo stesso modo hanno fatto non poche chiese, moschee e alberghi durante quella notte. Complimenti!

Dopo diversi telegiornali e programmi speciali, uno dei principali canali televisivi ha cambiato nuovamente la sua programmazione. A intervenire nella consueta trasmissione “Wort zum Sonntag” (ital. Parola della domenica) è stato inaspettatamente il cardinale di Monaco Reinhard Marx, uno dei più stretti consiglieri di Papa Francesco. Invoca il vivere insieme, insiste sugli sforzi dello Stato per proteggere i cittadini e dice chiaro e tondo: noi cristiani non vogliamo permettere che la paura si impossessi delle nostre vite.Queste parole descrivono molto bene anche lo stato d’animo di molti non cristiani. È spuntata in ordine sparso una sorta di reazione di sfida: ora più che mai! Proprio accanto a uno dei luoghi del delitto in Baviera da giorni si vede un cartello scritto a mano:

“Non avrete il mio odio!”.

Sarà vero anche quando la vittima è il proprio figlio, l’amico, il coniuge?

I fatti recenti lo dimostrano: ognuno di noi si può trovare nel luogo sbagliato al momento sbagliato.
Anche adesso, durante la Giornata mondiale della gioventù, il tema della sicurezza ritorna in sottofondo.
E così sotto lo strato di ovatta si è diffusa anche un po’ di perplessità. L’equilibrio fra sicurezza e libertà, tra il difendersi e l’aprirsi non è sempre facile da raggiungere. Che lo si voglia ammettere o no,

qui torna sebbene indirettamente anche la questione dei profughi. Il calore del benvenuto si è un po’ affievolito, per fortuna senza che i sostenitori della linea dura potessero vincere come in altri Paesi europei.

Ma intanto perfino i volontari si pongono la domanda: ce la faremo? e se sì, come?
Purtroppo il dibattito spesso avviene in modo istintivo, senza un vero ascolto e senza un autentico scambio di idee: “Controllare tutti i profughi!” – gridano gli uni. “Nessun sospetto generalizzato” – ribattono gli altri. Sì, certo. Ma per cortesia nemmeno un’assoluzione generale.

La Conferenza episcopale tedesca ha preso una posizione molto chiara. Ha espressamente nominato un proprio incaricato per le questioni dei profughi, chiede procedure d’asilo corrette e promuove una cultura della solidarietà. “Niente odio fra le religioni”, è stato anche il suo appello dopo il brutale omicidio del sacerdote in Francia. Questo buon senso fa sì che la Chiesa si crei anche dei nemici, come hanno dimostrato nel passato le forti reazioni negative nei social. I vescovi dicono anche che alcuni dei profughi hanno aspettative troppo alte e che la Germania non può accogliere tutti i bisognosi del mondo.

Cosa accadrà quando la nuvola di ovatta sarà scomparsa? Credo che i tedeschi siano in grado di darsi molto da fare quando vogliono veramente qualcosa. Come agli Europei di calcio. Questa volta sono addirittura riusciti a battere l’Italia. In via eccezionale.

(*) vicecaporedattore Kna (Agenzia di stampa cattolica – Germania)

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