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Costruire la pace, vocazione dell’Ue: i vescovi europei indicano tre pilastri. Il valore della giustizia

La Comece ha presentato oggi a Bruxelles un "rapporto" inteso come un contributo alla Strategia Ue per la politica estera e di sicurezza in fase di definizione. Prevenire la violenza, agire tramite il dialogo, costruire lo sviluppo. Interventi del vescovo Jean Kockerols e del generale di brigata Heinz Krieb dello stato maggiore Emue

Orientativo e concreto allo stesso tempo: è il documento “Promuovere la pace nel mondo, vocazione dell’Europa”, che i vescovi della Comece hanno preparato per contribuire al processo di elaborazione della nuova strategia globale in materia di politica estera e di sicurezza, affidato dal Consiglio europeo all’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini. Se gli esiti del referendum inglese del 23 giugno non sconvolgeranno troppo l’agenda del summit, una prima discussione sulla Strategia dovrebbe aver luogo nel Consiglio europeo di fine mese. Le ventidue raccomandazioni politiche che i vescovi formulano (il testo sfiora le 40 pagine), grazie alla collaborazione di un gruppo di lavoro ad hoc di Justitia et pax Europa sulle relazioni esterne dell’Ue, nascono dal dato che l’Unione è un progetto di pace e che è necessaria non solo più Europa ma, sostiene il documento, anche un’Europa più consapevole della propria vocazione e del proprio ruolo nel mondo.

 

L’orientamento di fondo. Alla presentazione del documento, avvenuta oggi nella sede Comece di Square de Meeûs, a due passi dalle istituzioni comunitarie a Bruxelles, sono intervenuti il vescovo Jean Kockerols, ausiliare di Malines-Bruxelles e vice-presidente Comece e il generale di brigata Heinz Krieb dello stato maggiore dell’Ue (Emue). “Il primo compito di un’autentica politica di pace europea deve consistere nella promozione della pace preventiva e nella trasformazione dei conflitti violenti con gli strumenti della giustizia”, senza “trascurare la dimensione del progetto di integrazione europea in materia di sicurezza e di difesa comuni, parallelamente agli sforzi da compiere per creare le condizioni di un disarmo anche nucleare in Europa e nel mondo”. Questo è l’orientamento di fondo, secondo il rapporto dei vescovi, che deve animare gli sforzi dell’Ue nel vivere il suo impegno per la pace “tra gli immediati vicini” e sulla scena internazionale. Se l’Europa vuole “essere all’altezza della sua vocazione” dentro o attorno casa propria, deve quindi “rafforzare i legami tra strumenti di politica interna ed estera” e raggiungere maggiore “coerenza e omogeneità” coordinando con maggiore sistematicità orientamenti politici e risorse economiche. Quanto al contesto globale, l’Ue dovrà impegnarsi per una “riforma del sistema delle Nazioni Unite nel senso del rafforzamento della rappresentazione regionale” e fare in modo che la composizione del Consiglio di sicurezza “rifletta le nuove realtà mondiali e non sia dominata dagli interessi particolari degli Stati”.

 

Prevenire, consolidare… Tre pilastri dovranno fondare la politica estera europea, secondo la Comece. Il primo è quello della prevenzione della guerra consolidando la pace: lavorare, quindi, affinché non si verifichino più situazioni in cui l’unica scelta sia “tra alternative violente inaccettabili”. Ciò non significa passività ma “un’azione ambiziosa di grande vigore” a uno stadio molto precoce, per trasformare “i germi di un conflitto potenzialmente violento in maniera sostenibile, evitando nel lungo periodo il ricorso alla forza”. Casi concreti sono le instabilità regionali, la povertà di migranti e rifugiati, la minaccia del terrorismo fondamentalista. In questo caso, ad esempio, i vescovi concretamente indicano che prevenire significa “tagliare i flussi finanziari internazionali destinati a fini terroristici”, migliorare informazione e cooperazione tra i 28 e i Paesi terzi, affrontare le radici sociali, politiche e religiose della radicalizzazione, soprattutto tra i giovani o ancora riconoscere e sostenere il ruolo dei capi religiosi”. Il secondo pilastro è la giustizia: ogni aspetto di una crisi deve essere tenuto in conto perché essa è sempre globalmente interconnessa. Quindi “sviluppo umano, socio-economico e ambientale devono essere promossi in quanto vettori indispensabili della pace”. Strumenti prioritari sono i diritti umani, il dialogo politico e la pace religiosa, insieme a una giustizia ecologica e socio-economica. In questo contesto i vescovi avanzano numerose proposte: l’adozione nell’Ue di meccanismi di scambio equi ed etici, regole vincolanti nella lotta alla frode e all’evasione fiscale fino alla chiusura dei paradisi fiscali o, ancora, la creazione della “unione energetica” che vegli su una migliore gestione delle risorse energetiche, ne regoli l’estrazione e il commercio.

 

Capacità di difesa, controllo armi. C’è poi il pilastro della sicurezza. Senza discostarsi dalle indicazioni della dottrina sociale della Chiesa sulla guerra, i vescovi si esprimono “per un’adesione prudente all’approfondimento della dimensione della difesa e della sicurezza comuni del progetto europeo”, a cui gli Stati dovranno essere lasciati liberi di aderire o meno. Non usano la locuzione “esercito europeo”, ma  lasciano aperta la possibilità a “un raggruppamento più efficace delle capacità di difesa europee” e “a un’integrazione rafforzata dell’industria europea per la difesa”, purché nel rispetto totale del diritto internazionale e delle sue istituzioni, senza “alimentare una dinamica dell’armamento in Europa e nel mondo”. Al contrario s’invocano regole “più efficaci e coerenti” per il “controllo delle esportazioni di armi” e per la ricerca e la tecnologia nell’ambito della difesa.

 

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