“Tutti qui, cristiani musulmani ed ebrei attendono la pace”

Monsignor Antonio Franco, nunzio apostolico in Israele e delegato in Gerusalemme e Palestina fino al 2012, parla da Betlemme: "Un segno importante"

Il gelato lo ha voluto portare lui di persona, per fare festa insieme ad un piccolo gruppo di cristiani nel cuore della città di Betlemme. Monsignor Antonio Franco conosce molto bene queste zone, le strade e soprattutto il grande muro e i punti dei check-point che dividono la zona israeliana da quella palestinese. È stato nunzio apostolico in Israele e delegato in Gerusalemme e Palestina fino al 2012. Giunto ieri dall’Italia è voluto andare a trovare i suoi "amici" di Betlemme. Qui Papa Francesco arriverà domenica mattina per celebrare la Messa nella piazza della Mangiatoia. È praticamente l’unico evento pubblico di questo viaggio intenso, fitto di appuntamenti e incontri. E anche se i biglietti di entrata sono pochissimi, anche se la piazza è drammaticamente troppo piccola per accogliere tutti, anche se qualcuno rimarrà inevitabilmente "fuori", tra i cristiani di Betlemme, Gaza e l’intera Galilea l’attesa è altissima. E tra una bibita fresca e un sorriso, in un clima di gioia e di famiglia, si preparano i festoni, si condividono le attese, ci si scambia le emozioni. Qualcuno si commuove all’idea che lo sguardo del Papa e del mondo per due giorni si poserà su questa terra e sui cristiani di questa travagliata regione.

Eccellenza, lei che emozione prova?
"È un evento che ha un significato nel ricordo e nell’anniversario dell’abbraccio tra Paolo VI e Athenagoras. Il fatto che questo abbraccio si ripeta e si ripeta a Gerusalemme dopo 50 anni, certamente è il segno di un cammino che si è fatto. Ci siamo ritrovati insieme molto più spesso e abbiamo camminato anche se ci sono divergenze e difficoltà non ancora superate. Abbiamo dimostrato in questi anni di saper dare insieme una testimonianza. E una testimonianza prima di tutto di carità, nonostante gli ostacoli da superare e le diversità. È molto importante anche il richiamo a Gerusalemme perché tutto è cominciato qui e tutto qui trova compimento. Siamo in una realtà segnata ancora dalla tensione, dal conflitto, dalla mancanza di una pace profonda e vera".

Lei conosce molto bene i cristiani di questa regione. Cosa si aspettano dalla visita di Papa Francesco?
"Le aspirazioni sono tante. C’è però innanzitutto l’attesa di essere confortati nella professione di fede, di essere riconosciuti nella loro realtà e di essere guardati nella loro situazione concreta. Tutti sanno che il Papa verrà ma non risolverà certo i problemi, non darà soluzioni e magari non cambierà neanche la realtà. Le situazioni continueranno ad evolvere secondo i ritmi naturali degli eventi: certo, i processi di pace potranno essere favoriti da questa presenza e dall’incontro con il patriarca Bartolomeo. Ma tutti sanno che non esistono le magie. Ma il semplice fatto che il Papa venga qui e possa anche pregare insieme a questo popolo, è un segno importante. È per questa gente il segno che il Papa li porta nel cuore del suo ministero e la speranza che si faccia interprete nei suoi incontri con le istanze della vita sociale, i capi di Stato e le autorità, delle loro attese. Tutti qui attendono qualcosa: non solo i cristiani, ma anche i musulmani e gli ebrei. Tutti qui attendono perché tutti vivono con un senso di mancanza dentro. La visita e la permanenza del Papa sono un messaggio. Esprimono un’attenzione, un interesse, un affetto. Condividono l’impegno perché nell’ideale della comunione e della solidarietà si trovi la soluzione dei problemi, ma soprattutto la pace tra le diverse componenti di questa terra. Il futuro di pace dipende da tutti noi".

La Messa nella sala del Cenacolo di Gerusalemme è da settimane al centro di tensioni politiche. C’è il timore che, durante la visita del Pontefice, Israele possa cedere alla Chiesa la gestione anche parziale di quel luogo di culto. Cosa può dirci a proposito?
"Le interpretazioni che si sono date a questa vicenda sono sbagliate. Sono tutte sbagliate. Il Papa va al Cenacolo per espresso desiderio di celebrare una Messa lì. È pertanto un atto di devozione vissuto su spinta spirituale nella gioia di celebrare lì dove si è celebrata l’ultima cena. Non c’è nessuna implicazione né di carattere rivendicativo né di carattere di appropriazione. Le polemiche sono state artificialmente gonfiate".

Il clima della visita di Papa Francesco è stato rovinato da alcuni episodi di violenza e intolleranza. Cosa ne pensa?
"Non è cominciato adesso questo vandalismo e sono atti ad opera di gruppi fondamentalisti radicali che purtroppo sono incontrollabili. Non possiamo negare che ci sono queste forze. Questi fondamentalismi sono proprio ciò che ostacola il cammino verso la soluzione dei problemi. Bisogna andare avanti e non lasciarsi né intimorire né raffreddare nel nostro impegno di testimoniare e avere la speranza che le cose possono cambiare e non necessariamente seguire la via della violenza e dello scontro come vorrebbero questi gruppi". dall’inviata Sir a Betlemme, Maria Chiara Biagioni (24 maggio 2014)

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