Il respiro della storia

Sospinto dalla partecipazione di tutta la Chiesa, anche il futuro Papa, con il suo contributo particolare, scriverà una pagina, sorprendendoci tutti

L’attesa mondiale per il conclave ha il respiro della storia.
Certo, c’è anche la scena accelerata del sistema dei media. Dall’invenzione e dall’uso della radio fino ai grandi meeting intercontinentali, la figura del Papa ha sempre più occupato la scena pubblica mondiale, utilizzando con saggezza e creatività quella che è diventata la nervatura di connessione del mondo. Si dipana una storia coerente, che comincia con Pio XI, che ha inaugurato alla presenza di Marconi la radio Vaticana. Il film su Pio XII è stato un grande evento di comunicazione, così come i suoi grandi radiomessaggi e i grandi incontri a Roma. Con il Concilio e con i primi viaggi apostolici, ormai nell’era della televisione, Giovanni XXIII e Paolo VI si fanno quasi fisicamente presenti a tutto il mondo. E gli ultimi due pontefici sono bene presenti a tutti noi e sono entrati anche per immagini nella storia ulteriormente accelerata di questi decenni di globalizzazione.

Ma i grandi Papi della storia recente, in particolare quelli della seconda metà del secolo, nella storia degli ultimi decenni non sono entrati solo per immagine, ma per la coerenza della sostanza con l’immagine. È questo il segreto (e anche lo scandalo) della vera comunicazione. Paolo VI l’aveva definita con parole giustamente famose, che ancora ci fanno riflettere e ci orientano. Nell’esortazione apostolica "Evangelii Nuntiandi", un testo straordinario del 1975, che rappresenta una delle più efficaci meditazioni programmatiche sulla presenza e l’opera della Chiesa e dei cattolici nella modernità, aveva scritto che il mondo di oggi ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, aggiungendo però che "se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni".
Serve la sintesi, sembrava dire il Papa, e ne coglieva i tratti sostanziali. C’è qui la definizione del "segreto" dei grandi pontefici di questa era di mondializzazione, che si sono succeduti sotto i nostri occhi. Nel fluire delle generazioni ognuno ha il "suo" Papa, quello degli anni della sua formazione o della sua maturità. Ma proprio in questa sintesi tra insegnamento e testimonianza ci sono le radici di una capacità di comunicazione fondata non sull’apparenza ma sulla sostanza, in qualche misura "nel" mondo, ma non "del" mondo. Ovvero sulla fede vissuta e insegnata. Che è poi la missione e nello stesso tempo uno dei segreti di questa istituzione antichissima, il pontificato romano appunto, che può così interpretare oggi molte delle istanze più genuine della modernità avanzata, ma così disorientata.

Per questa via si fa la storia, cioè si costruisce davvero. Veniamo infatti da una serie di grandi pontificati che hanno inciso fortemente proprio perché i maestri sono stati testimoni. Fino alla santità.
È questo in fin dei conti il profilo del Papa che i cardinali hanno disegnato in questi giorni, sotto gli occhi dell’opinione pubblica mondiale. E per questa via, sospinto dalla partecipazione di tutta la Chiesa, anche il futuro Papa, con il suo contributo particolare, entrerà nella storia, sorprendendoci tutti.

Francesco Bonini

(11 marzo 2013)

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