Segnali da non trascurare

DOPO IL VOTO

Qualcuno analizza i risultati del voto del 4-7 giugno per comprendere meglio “chi ha vinto e chi ha perso”; altri rivolgono uno sguardo preoccupato all’elevato tasso di astensione (il 57% medio); altri ancora si soffermano sulle imminenti scadenze che attendono i neo deputati, ossia la nomina del presidente dell’Assemblea e la designazione del futuro presidente della Commissione Ue. Nella sede brussellese del Parlamento europeo i politici traggono indicazioni dagli esiti del voto popolare e si preparano alle prossime battaglie in emiciclo.

“I cittadini saranno ascoltati”. Un commento sulle percentuali di elettori effettivamente recatisi alle urne viene dal presidente uscente dell’Euroassemblea, il tedesco Hans-Gert Poettering: “La contenuta affluenza al voto ci interroga. È un problema che si devono porre i politici, i partiti ma anche i mass media. Mi chiedo infatti come si fa informazione nel corso della legislatura sull’attività del Parlamento europeo” da parte di stampa e televisioni. Poettering aggiunge: “Complessivamente i partiti pro-europei hanno un’ampia maggioranza nel nuovo emiciclo. Questo lascia ben sperare, perché occorre una solida cooperazione tra queste forze per il futuro dell’Ue”. Sulla stessa lunghezza d’onda si pone il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, portoghese. Dal suo ufficio nel palazzo Berlaymont, a due passi dal Parlamento, riflette: “I risultati delle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento sono una vittoria innegabile per quei partiti e candidati che sostengono il progetto europeo e vogliono vedere l’Unione fornire risposte politiche ai problemi quotidiani”. Del resto Barroso non può tacere dinanzi a una partecipazione al voto appena superiore al 43%: infatti è “preoccupato per la forte astensione” ma invita a considerare che “milioni di persone hanno usato il voto per eleggere” i deputati di Strasburgo; “essi hanno espresso la loro opinione e li posso assicurare che saranno ascoltati”.

Collaborazione tra le forze pro-Europa. Negli uffici dei gruppi politici all’Euroassemblea gli umori variano a seconda dei risultati. Il capogruppo dei Popolari, il francese Joseph Daul, mostra soddisfazione: “Il nostro partito si rafforza quasi ovunque in Europa, mentre i socialisti diminuiscono”. “Come nel 2004 – annota, facendosi serio in viso – il futuro presidente della Commissione dovrà essere scelto dalle forze che hanno vinto le elezioni. Dunque il nome deve venire dal Ppe e il nostro candidato è uno solo, José Manuel Barroso”. Ma il Ppe sa che, dopo la designazione del candidato alla presidenza della Commissione (che spetta al Consiglio dei capi di Stato e di governo), questi deve ricevere il voto favorevole dell’Aula. Per questo il Ppe, che non ha una maggioranza assoluta, punta a rafforzare il quadro delle alleanze, nel cui “pacchetto” figurano la scelta del presidente del Parlamento, dei vicepresidenti e dei presidenti delle commissioni parlamentari. Non a casa la prima forza in emiciclo indica la “necessità di una collaborazione tra le forze europeiste” contro le “tendenze euroscettiche” emerse dalle urne. Lo afferma il presidente del Ppe, Wilfred Martens, belga, il quale sottolinea: “Il nostro partito, assieme ai socialisti e ai liberaldemocratici deve far fronte comune per portare avanti le riforme previste nel Trattato di Lisbona”.

Chi vince e chi perde. Il tedesco Martin Schulz, capogruppo dei Socialisti, riassume nella sua espressione l’esito elettorale negativo del Pse: “È un momento amaro per la socialdemocrazia europea – spiega -. Perdiamo consensi in vari Paesi dove peraltro sono presenti situazioni diverse, come in Germania, Regno Unito, Spagna, Ungheria e Francia”. “Occorre però rispettare la democrazia e comprendere la volontà popolare – puntualizza -. Comunque le nostre battaglie per l’Europa sociale e per la difesa dei diritti proseguiranno”. Di altro umore è il britannico Graham Watson, che guida il gruppo Liberaldemocratico: “Il nostro gruppo mantiene più o meno lo stesso numero di deputati e si conferma come forza decisiva, tra destra e sinistra, al centro dell’emiciclo”. Watson spera che, nel braccio di ferro innescatosi tra Ppe e Pse, i Liberaldemocratici possano costituire una forza centrista determinante. Non a caso egli stesso ha avanzato la propria candidatura per la presidenza dell’Assemblea. Relativamente contento del voto è il capogruppo uscente della Sinistra unita (Gue), il francese Francis Wurtz, che però invita a “interrogarsi di fronte all’astensione e al successo di forze antieuropeiste”. “I cittadini – dice – sono lontani da questa Europa delle liberalizzazioni e della precarietà del lavoro”. Infine Daniel Cohn-Bendit, politico attivo sia in Francia che in Germania, leader europeo dei Verdi, sorride per la crescita di consensi ottenuti in diversi paesi, e annota: “È un grande momento per l’ecologia politica. Continueremo le nostre battaglie” in sede Ue. Quindi rilancia: “Adesso bisogna costituire una nuova maggioranza anti-Barroso”.

(09 giugno 2009)

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