Lo spillo della verità

ANNO PAOLINO

Gli storici collocano la nascita di Saulo, diventato poi Paolo , tra il 7 e il 10 dopo Cristo. Perciò, al compiersi di circa duemila anni, è stato indetto uno speciale giubileo. Paolo è innanzitutto un paladino della libertà, il difensore rivoluzionario dell’uomo come soggetto libero e responsabile, un avventuriero nell’impero cosmopolita e nel mondo globale. Per lui la fede nel Cristo crocifisso e risorto sconvolge il vecchio ordine e rinnova la nostra visione della persona e della comunità.
L’orizzonte dell’Anno Paolino non può che essere universale, perché san Paolo è stato per eccellenza l’apostolo di quelli che rispetto agli Ebrei erano “i lontani”. In un tempo d’indifferenza verso l’avvenimento cristiano, solo coloro che “vivono radicalmente” le loro convinzioni si distinguono dalla mediocrità e dalla noia in cui s’immerge la massa umana. Paolo ha posto tanto amore in quello che faceva per Cristo, che l’uomo retto e lottatore, che arrischiava fino all’audacia, si è dichiarato madre di molti per il Vangelo: “Figli miei, ancora una volta mi avete causato dolori di parto, fintantoché Cristo non si formi in voi”.

Conoscitore del suo mondo, sapeva che abbondavano le “offerte” ingannevoli per coloro che hanno abbracciato la fede, perciò capiva anche che non è sufficiente parlare, ma si deve incarnare quanto si annuncia: “Siate tutti miei imitatori, fratelli, e osservate quelli che si comportano secondo il modello che avete in noi” (Fl 3,17).
Pochi hanno saputo annunciare con la praticità di Paolo il mandato di Gesù: “Vi do un nuovo comandamento, che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13,34), nel suo desiderio di far capire a tutti che essere seguaci di Gesù suppone la novità di essere conosciuti per l’amore e di dare insegnamenti bellissimi e concreti alle Chiese che fondava. Alla comunità di Corinto lascerà come testamento l’Inno d’Amore (1 Cor 13,1-8), in cui s’insegna “un cammino eccezionale”, perché solo “l’amore non erra mai”. Alla Chiesa di Colossi dirà che per amare come Gesù ci si deve “spogliare” o togliersi il vestito del non amore: la collera, l’ira, la cattiveria, le oscenità. “Vestitevi di compassione, di generosità, di gentilezza, di pazienza, sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi” (Cl 3,8).

E a Pavia cosa direbbe se invitato al festival dei saperi che si terrà il prossimo settembre? “Il mondo moderno non ha più gioia, quella vera, si dibatte e naufraga in un mare tempestoso di rivalità e di odi. Gli uomini hanno ucciso la gioia perché hanno ucciso l’Amore. Lasciamo che lo spillo della verità faccia sgonfiare il pallone della nostra stolta presunzione: è un’operazione un po’ dolorosa, ma tanto benefica. Allora i pavesi cambieranno, la città si rivestirà di luce nuova, perché avrà imparato la scienza dell’amore. E tenete a mente questi tre consigli prima di invidiare e criticare: considerare se sarà utile, se porterà gloria a Dio, se potrà recare pace e bene a chi ascolta”.

Franco Tassone – direttore “Il Ticino” (Pavia)

(03 luglio 2008)

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