Le parole e gli eventi (7)

VERONA CONTINUA

È tempo di allargare gli spazi della pastoralità. Scorrendo le lettere dei vescovi italiani alle diocesi per la ripresa autunnale delle attività, viene immediato parafrasare la bella espressione di Benedetto XVI sull’ampiezza della ragione umana. Perché, anche in questo caso, si tratta di allargare lo sguardo e aprirsi a qualche nuovo orizzonte, facendo diventare ordinarie le esperienze di annuncio ed evangelizzazione. La mappa è, quasi sempre, quella disegnata dalla Nota pastorale dopo il Convegno di Verona, con i suoi tre obiettivi di fondo: lasciarsi rigenerare dall’incontro col Risorto, “attrezzare” culturalmente la testimonianza nei diversi ambiti della vita, mettere la persona al centro della vita comunitaria.

Del quarto incontro ecclesiale, celebrato giusto un anno fa, sono molti i temi che trovano spazio nei piani pastorali locali. Scrivendo ai fedeli, i vescovi puntano soprattutto sull’accompagnamento delle persone, sulle “unità pastorali” fra le parrocchie, come esperienza concreta di pastorale integrata, sulla valorizzazione dei laici. Tornano così i cinque ambiti della testimonianza – affetti, lavoro e festa, fragilità, tradizione, cittadinanza – su cui i pastori si soffermano leggendo le situazioni locali e le risorse più preziose delle loro Chiese. Molti di loro insistono sul “metodo” capace di rendere credibile la speranza cristiana: quello che passa attraverso relazioni interpersonali cordiali, accoglienti, capaci di attenzione nei confronti di ogni persona. E indicano nelle esperienze ordinarie della vita “l’alfabeto con cui comporre parole che dicano l’amore infinito di Dio”.

La ricca biblioteca di Lettere pastorali, scritte con un occhio ai grandi orientamenti e l’altro alle concrete esigenze locali, permette di individuare ulteriori direzioni verso cui la Chiesa italiana si sta muovendo. Crescono, ad esempio, le diocesi che hanno avviato sperimentazioni e progetti riguardanti l’iniziazione cristiana e il catecumenato.

La necessità di rinnovare le forme attraverso cui si “diventa cristiani” è ormai metabolizzata; resta ora il non facile compito di tentare strade finora poco praticate, avendo di fronte un’inedita molteplicità di situazioni da accostare con altrettanto vari approcci e linguaggi. Se in molti battezzati la fede non può essere più data per scontata, ugualmente larga è la fetta di persone cui sfuggono i “sì” all’esperienza umana contenuti nella proposta cristiana. Da qui la grande insistenza dei vescovi sulla responsabilità educativa della Chiesa, da vivere in “rete” con le famiglie e la scuola, e il loro frequente guardare ai giovani e alle famiglie, non più intesi come settori della pastorale, ma come protagonisti del quotidiano ecclesiale e apripista di una nuova cultura della vita e della responsabilità.

C’è un ulteriore aspetto, nascosto dietro al grande volume di Lettere pastorali e programmi diocesani, che va messo in luce. Si tratta cioè di testi sempre meno ideati al vertice e sempre più frutto di un’ampia condivisione. Non è raro trovare allegate o inserite nel testo riflessioni e proposte nate nei Consigli pastorali, raccolte da commissioni e organismi composti per lo più da laici. Gli stessi convegni diocesani, che spesso accompagnano l’avvio dell’anno pastorale, stanno diventando esercizi di sinodalità e di discernimento, in un crescendo di vivacità a Nord come a Sud. La programmazione pastorale, cui vengono dedicate non poche energie, è un primo banco di prova per quello che la Nota dopo Verona definisce il necessario “cantiere” di rinnovamento pastorale, da animare con creatività e corresponsabilità, curando che alla fase del progetto segua quella dell’attuazione.

È una felice coincidenza che, un anno dopo Verona, la Chiesa italiana, in tutte le sue componenti e soggettività, si ritrovi per la Settimana Sociale. L’appuntamento di Pistoia e Pisa già si annuncia come uno spazio in cui far confluire la vivacità di esperienze pastorali e culturali sorte attorno agli ambiti esistenziali, in dialogo con il territorio. E un’occasione per diventare sempre più, come afferma il titolo di una delle lettere pastorali dei nostri vescovi, “testimoni di Gesù risorto dalla parrocchia ai luoghi del vivere”.

Ernesto Diaco

(17 ottobre 2007)

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