Comunicare se stessi

VERONA CONTINUA

È “educare” la parola d’ordine scelta dalla diocesi di Piazza Armerina (Enna) per il programma pastorale 2007-2008. “Educare alla fede e alla testimonianza”, secondo il vescovo, mons. Michele Pennisi, è “un’opera che diventa sfida e impegno alla ragione e alla libertà non solo di chi viene educato, ma anche e in primo luogo di chi educa”. “Non si tratta, infatti, di trasmettere valori o modelli di comportamento, ma di comunicare se stessi, e più precisamente un modo diverso di giudicare la realtà e un nuovo modo di coinvolgersi con essa”. Nei giorni scorsi la diocesi ha celebrato il suo convegno pastorale d’inizio anno sul tema “Dopo Verona. La questione antropologica e la sfida educativa”. L’appuntamento ha permesso alla Chiesa locale di riflettere sulle “dinamiche educative che interessano in modo trasversale i vari ambiti dell’esperienza umana”. Ambiti di riflessione che, nel corso dei tre giorni del convegno, sono diventati anche sfere di approfondimento per i lavori di gruppo.

Affetti e partecipazione civile. “Affinare un sentire educativo cristianamente orientato” è stato l’obiettivo del gruppo di lavoro dedicato all’affettività, che ha proposto “una scuola per i genitori, anche separati, tale da garantire la formazione permanente degli adulti”. “Il bisogno formativo del mondo adulto, religiosi compresi – è stato osservato – può essere soddisfatto attraverso percorsi di formazione specifica alla genitorialità, al cammino di ricerca vocazionale, alla vita di coppia e alla famiglia, all’educazione socio-affettiva-sessuale. L’obiettivo è incontrare i giovani nei loro luoghi spontanei di aggregazione; lo strumento è accettare che i giovani si pongano in antitesi rispetto alla proposta della Chiesa, perché da questa antitesi possa nascere una prima forma di dialogo e di reciproca definizione”. Riflettendo poi su Chiesa e società, i partecipanti al convegno hanno dimostrato “un principio di unità e di totalità della persona” che prefigura “il superamento della nota piaga della separatezza tra fede e vita”. È stato proposto un “progetto culturale diocesano”, “capace di mettere insieme una pastorale globale e integrata”, da realizzare attraverso “laboratori permanenti di formazione culturale a supporto della maturazione umana e spirituale, morale e sociale, comunitaria e professionale”, nonché “itinerari di formazione politica sulla base della dottrina sociale cattolica”. Inoltre, vista la crescente presenza di immigrati sul territorio, si vogliono “creare luoghi provvidenziali di raccordo tra l’Oriente e l’Occidente e d’incontro tra civiltà diverse a sfondo interreligioso”.

Il compito della scuola. La scuola, hanno riflettuto nei gruppi di lavoro i partecipanti al convegno diocesano, “è luogo privilegiato dove la professionalità si esprime nella sua qualità di testimonianza della fede e ritrova freschezza. Del resto la giovinezza della fede non ha età e mette in comunicazione vera persone di generazioni diverse, quando è posta con quell’autenticità che i giovani amano e sempre apprezzano, anche quando sembrano non condividerne le convinzioni”. Per questo, “occorre un raccordo tra la pastorale scolastica, giovanile, familiare, catechistica e quella dei problemi sociali e del lavoro, per realizzare una rafforzata comunione per la missione”. La proposta emersa è di formare in ogni scuola “comunità d’istituto” per far incontrare docenti, alunni e genitori, e coinvolgere gruppi di volontari per il recupero dei ragazzi svantaggiati. La costituzione di un “Forum per il discernimento interassociativo sui temi dell’educazione e della scuola” può infine meglio coordinare i soggetti educativi ecclesiali.

Tradizione. “Nella trasmissione del proprio patrimonio spirituale e culturale, ogni generazione si misura con un compito di straordinaria importanza e delicatezza, che costituisce un vero e proprio esercizio di speranza. Alla famiglia dev’essere riconosciuto il ruolo primario nella trasmissione dei valori fondamentali della vita e nell’educazione alla fede e all’amore, sollecitandola a svolgere il proprio compito e integrandolo nella comunità cristiana”. A partire da quest’assunto, è stata proposta una catechesi cittadina, che raggiunga le famiglie, anche nelle loro case, a fianco di “un risveglio dei compiti dei Consigli pastorali e del Coordinamento pastorale cittadino”. Da ultima, l’educazione in riferimento ai mass media . Al convegno è stata sottolineata la necessità di “immettere nel circuito della comunicazione la voce della Chiesa, costruendo ponti di comprensione tra l’esperienza ecclesiale, nelle sue forme quotidiane e peculiari, e la mentalità corrente”. A tal fine, tra le proposte avanzate per valorizzare la comunicazione come strategia pastorale, vi è la realizzazione di musical, l’uso della videocatechesi, l’organizzazione di cineforum, esperienze di letture di libri seguite da un commento comunitario, tenendo presenti il direttorio Cei sulle comunicazioni sociali e la presenza dei mezzi di comunicazione d’ispirazione cristiana.

(03 ottobre 2007)

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