Parola e coscienza

VERONA CONTINUA

Si è conclusa domenica 16 settembre, con la preghiera di lode in tutte le celebrazioni eucaristiche parrocchiali, la Settimana della Chiesa mantovana, tradizionale e insieme innovativo appuntamento che orienta, dopo la pausa estiva, la ripresa delle attività in tutte le sedi. Voluta quest’anno come occasione per restituire alla nostra Chiesa particolare l’esperienza del Convegno nazionale di Verona: “Testimoni di Gesù Cristo, speranza del mondo”, la Settimana ha inteso essere, già nella sua preparazione, un’esperienza di popolo diocesano, vissuta anzitutto nelle proprie realtà di base attraverso momenti di riflessione, di ascolto, di celebrazione e così da far emergere con quali attese e sentimenti ci si dispone a incontrare le opportunità e le sfide dei prossimi mesi. Non quindi solo relazioni da ascoltare, ma esperienze di vita cristiana da conoscere, interpretare, valorizzare. Da 400 a 500 operatori hanno partecipato ai momenti diocesani, mentre è difficile quantificare la partecipazione a livello parrocchiale, che peraltro è stata nel complesso sicuramente superiore.

Il filo conduttore. Le parole di Paolo agli anziani della chiesa di Mileto (“E ora vi affido a Dio e alla Parola della sua grazia”, Atti 20,32), suggerite dal Consiglio presbiterale, hanno offerto contesto e filo conduttore ai lavori, aperti sabato 8 settembre dalla relazione di mons. Franco Giulio Brambilla, preside della Facoltà teologica di Milano e vescovo eletto ausiliare del card. Tettamanzi. Mons. Brambilla si è lasciato guidare dal magistero del card. Martini per riflettere sulla Parola di Dio e sul suo significato per la Chiesa, articolando la sua relazione in cinque passaggi complementari: la mensa della Parola, lo spazio, il tempo, l’uomo, la Chiesa della Parola. Di particolare interesse la sintesi del rapporto con la Parola che lo stesso card. Martini vede nelle “cento parole di comunione” della parabola del seminatore: poiché lì sono le coordinate fondamentali sulle quali devono costruirsi il consenso e la comunione del popolo di Dio: “Coscienza e Parola si richiamano profondamente, al punto che l’uomo se taglia ogni sua relazione con la Parola diviene steppa arida, torre di Babele”.

Testimonianze ed esperienze. “La Parola concede l’eredità. Indagine e confronti sulle ragioni della speranza”. Su questo tema, dopo una relazione introduttiva di don Claudio Cipolla, coordinatore dei lavori, si è riflettuto a gruppi nella serata del 13 settembre per ascoltare testimonianze e raccontare proprie esperienze di come la Parola illumina gli affetti, il lavoro e la festa, le situazioni di fragilità, l’impegno nella vita sociale e la testimonianza di fede. Chi aveva già partecipato nei giorni precedenti ai gruppi parrocchiali ha potuto così confrontarsi con voci e realtà espressive di tutta la comunità diocesana

Linee di riflessione. Spunti e orientamenti per un’azione pastorale che riconosca il primato e la compagnia della Parola-Gesù Cristo. Al teologo don Alberto Bonandi il compito di riassumere i significati della Settimana e di suggerire linee di impegno. In questa ottica il relatore ha parlato della Parola come Verità, come Spirito e come vita. “La Parola-Gesù è dono del Padre, Parola che si riceve da Lui ed è insieme la risposta giusta al Padre che continuamente lo genera”. Anche per noi la Parola è testimonianza ricevuta e resa. Nello Spirito la Parola convoca la Chiesa, la vitalizza, la unifica e la diversifica con la varietà dei suoi doni. “La Parola ricevuta e detta è alla base della Chiesa come santa convocazione che nasce dunque tra Dio, Gesù e lo Spirito: Ecclesia de Trinitate”. Di conseguenza il dialogo è nella Chiesa la forma propria del credere e dell’agire. Nella Chiesa la Parola è accolta, predicata, confessata, pregata, celebrata, praticata, rifiutata, di giudizio, della Croce.

Fede, speranza e carità. La vita secondo lo Spirito riporta in primo piano gli aspetti della condizione umana considerati dal Convegno di Verona e per ciascuno di essi offre il primato e la compagnia della Parola. Fede, speranza e carità sono le risposte fondamentali anche per ciò che riguarda gli affetti umani; e più in generale un po’ tutti i problemi della vita umana devono essere ricondotti a quelle disposizioni imprescindibili. Quindi, ad esempio, “lo scopo del discernimento in campo sociale non è l’unità politica dei cattolici ma di crescere nella fede, nella speranza e nella carità”. Le stesse domande dell’uomo vengono corrette, sgranate, riorientate e trasformate dalla Parola, spesso diventano domande di Dio all’uomo.

a cura di Benito Regis
direttore “La Cittadella” – Mantova

(17 settembre 2007)

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