Come i monti Carpazi

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In occasione della terza Assemblea ecumenica europea, in corso a Sibiu (Romania), fino al 9 settembre Claudia Stanila per conto di SIR Europa, ha intervistato padre Constantin Necula, consigliere della Metropolia della Transilvania e professore di catechetica all’Università di Teologia ortodossa di Sibiu.

Quali sono le caratteristiche dell’ecumenismo ortodosso romeno?

“Ritengo che la teologia ortodossa romena sia molto simile alla morfologia del nostro Paese che presenta al suo centro i monti Carpazi. La nostra teologia conserva le suggestioni della catena carpatica: l’equilibrio, la grande apertura e, allo stesso tempo, la rigorosa edificazione sulla pietra, la pietra della fede. La forza dell’ecumenismo ortodosso risiede nella sua capacità di far nascere dei santi che con la loro testimonianza mantengono la vitalità dell’ortodossia”.

Cosa porta l’ortodossia nella battaglia contro il secolarismo e il relativismo?

“L’ortodossia contrappone ai falsi umanesimi una propria resistenza liturgica. Mentre oggi l’uomo si è innalzato al rango di Dio, l’ortodossia, preservando il comandamento di essere il sale della terra, conserva proprio questa paradossale costruzione dinamica della liturgia. Una liturgia che, nonostante sia celebrata nella Chiesa, esplode fuori dei suoi muri. Allora, nella sua dimensione di sale della terra, l’ortodossia ha l’obbligo di conservare i suoi doni, i suoi talenti. Conservare significa resistere alle tentazioni del mondo moderno. Preferisco essere considerato un retrogrado perché preservo la parola del Vangelo, piuttosto che essere considerato un modernista che la svalorizza. È molto difficile, però, conservare il contenuto intrinseco, più sacro della tradizione. Il nostro dramma consiste nel fatto che molti hanno trasformato la tradizione patristica in tradizioni locali che non hanno niente in comune con essa”.

Che aspettative ha dalla terza Assemblea ecumenica di Sibiu?

“L’unità cristiana non verrà dalle conferenze ma dalla volontà di Dio, specialmente se sarà provocata anche dalla volontà degli uomini. Cosa potrebbe fare l’ortodossia in questo senso? Fortificarsi sulle sue posizioni dogmatico-teologiche, proprio per presentarle ai fratelli cattolici in modo genuino. E questo per offrire delle alternative al grande liberalismo che ha avvolto la società occidentale negli ultimi decenni”.

Cosa può offrire in questo senso l’ortodossia al cattolicesimo?

“La buona volontà e l’intensa gioia pasquale che hanno segnato i momenti essenziali della sua storia. A loro volta, i cristiani ortodossi devono imparare dai loro fratelli cattolici il rigore e la forte volontà di recuperare le tradizioni. Non posso essere cieco di fronte ai drammi esistenti nelle comunità parrocchiali dell’Occidente: l’allontanamento dalla Chiesa, la disgregazione della famiglia, la crisi della natalità, l’aumento dei divorzi. Questa crisi del cristianesimo occidentale lancia segnali di allarme anche a noi, cristiani orientali. I valori negativi della scristianizazzione si avvicinano minacciosi anche alle nostre terre. E l’esperienza cattolica può offrirci delle soluzioni in questo senso”.

C’è anche chi tende a demonizzare l’ecumenismo…

“L’ecumenismo è stato visto talvolta come una forma di massima apertura al dialogo con l’altro. È successo anche che l’ecumenismo sia stato strumentalizzato fino ad essere addirittura considerato uno strumento per favorire il prevalere del libertinaggio sessuale o le aperture all’aborto. Ma se demonizziamo l’altro che ci viene incontro, vuol dire che abbiamo deificato troppo il nostro essere. È vero che nella Chiesa ortodossa l’apertura è possibile solo verso Dio. Ma un’apertura in senso orizzontale diventa possibile solo nel dialogo, insieme a Dio nell’accoglienza del prossimo”.

Cosa porterà ai partecipanti l’incontro di Sibiu?

“E’ una possibilità per interrogarsi e riflettere insieme su quanto Cristo è rimasto ancora nella testimonianza cristiana dell’Europa. Ritengo che la presenza dell’ecumenismo nell’attività e nella vita sociale sia una delle più importanti griglie di lettura dell’epoca attuale, specialmente nel continente europeo schiacciato da rozzi globalismi e nazionalismi. Questo evento conserverà un senso se sapremo conservare lo spirito dell’ortodossia, renderlo dinamico, ricordandoci e coltivando la memoria dei momenti vissuti insieme ai fratelli di altre confessioni. Sibiu è una città europea, riunisce anime confessionali ed etiche molto diverse. L’Europa però non può essere costruita che su fondamenti morali immutabili. E la morale fondamentale deve avere come modello centrale Gesù Cristo”.

Dopo la recente morte di Sua Beatitudine Teoctist, la Chiesa ortodossa romena vive un periodo di sede vacante. Come vede la figura del futuro Patriarca?

“Penso ad un uomo di elevata qualità spirituale che faccia della redenzione del popolo cristiano ortodosso romeno la missione della sua vita terrena”.

(07 settembre 2007)

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