Guidati da Giona

VERONA CONTINUA

“Dal ventre del pesce”. È titolo della riflessione pastorale sul “dopo-Verona”, indirizzata – in questi giorni – alla diocesi di Rieti dal vescovo mons. Delio Lucarelli. “A distanza di qualche mese” dalla conclusione del Convegno – scrive mons. Lucarelli – “dopo aver riletto appunti, articoli e relazioni, ho pensato di riorganizzare il materiale” per proporre “questi orientamenti” con l’obiettivo di “ravvivare la pastorale diocesana e parrocchiale, alla luce di quanto emerso nei tre luoghi cardine di Verona: l’Arena, la Fiera e lo Stadio, i nuovi areopaghi, come li ha definiti Benedetto XVI”. Il documento – come si evince dal titolo – trae ispirazione dalla vicenda personale del profeta Giona: questi viene inghiottito da un grosso pesce, nel quale resta per tre giorni e tre notti, per essere poi vomitato dal cetaceo e obbedire al comando del Signore di andare a Ninive, a proclamare la Parola di Dio. Questa scelta viene così spiegata da mons. Lucarelli: “Per evitare di ripetere cose anche conosciute e per evitare di esporre semplicemente dei concetti, mi lascerò guidare da un libro della Bibbia, che mi sembra di una attualità impressionante: il libro di Giona”.

Gli ambiti. La riflessione pastorale (in tutto 20 pagine; disponibile sul sito della diocesi: www.rieti.chiesacattolica.it) si apre con un’introduzione e procede con cinque capitoli dedicati all’approfondimento dei cinque ambiti (vita affettiva, lavoro e festa, fragilità, tradizione, cittadinanza) del Convegno di Verona. Ogni capitolo è introdotto da una frase pronunciata da Giona e si chiude con alcune proposte di mons. Lucarelli. Così, ad esempio, la riflessione sull’ambito della vita affettiva è preceduta dalla frase: “Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere! (Gn 4,39)” e si conclude con questa indicazione del vescovo: “Un contributo forte al mondo dell’affettività può essere dato dall’interazione della pastorale giovanile con la catechesi e il mondo della scuola e dell’università, ma anche con iniziative del mondo sociale e di associazioni esterne alla Chiesa locale”.

Pastorale della vicinanza. Alle riflessioni sugli ambiti segue la conclusione, dal titolo “Uscire dal ventre del pesce”, in cui mons. Lucarelli sottolinea brevemente “alcuni aspetti importanti, in ordine al rinnovamento della pastorale diocesana alla luce delle conclusioni di Verona”. Anzitutto, la “pastorale della vicinanza”: “È stato uno dei motivi conduttori del Convegno ecclesiale. L’ascolto dei disagi, la condivisione del quotidiano, come naturale habitus, la condivisione della vita con i più poveri: la comunità cristiana come locanda dell’accoglienza, questi sono i nostri obiettivi”.

Formazione integrale permanente. “Per la pastorale della vicinanza – prosegue il vescovo – è necessario perdere di vista il campanile, lasciare le proprie sicurezze e sporcarsi le mani portando fuori la speranza”. Questo il percorso suggerito: “Si parte dalla piazza, rilevando le varie urgenze, si entra in Chiesa per l’ascolto della Parola di Dio, per la preghiera, per una formazione continua mediante la catechesi, dei giovani e degli adulti, mediante l’analisi e lo studio, l’arricchimento delle competenze, per tornare a provocare la piazza con il valore aggiunto della fede”. Per poter attuare ciò, è necessario “sentirsi sempre bisognosi di formazione e di aggiornamento”.

Progetto culturale. Il Convegno, scrive ancora il vescovo, “ha auspicato che il progetto culturale che la Chiesa italiana ha scelto circa un decennio fa, sia ampliato, arricchito e sviluppato. Nella nostra diocesi affiderò a un ufficio il compito di coordinare e realizzare significative iniziative ed esperienze in tal senso”. Secondo mons. Lucarelli, “l’impegno educativo nella scuola e nell’università, l’impegno politico, la comunicazione, i beni culturali valorizzati per il loro profondo significato catechetico e religioso, devono diventare i precisi punti di riferimento per un progetto culturale orientato in senso cristiano, che richiede l’impegno e la collaborazione da parte di tutti i soggetti pastorali della nostra comunità cristiana”.

Pastorale integrata. Per mons. Lucarelli, “la realizzazione di questi processi pastorali, richiede una pastorale non più divisa per settori, come è stato fino ad oggi, per cui ogni ufficio, ogni gruppo o movimento, ogni parrocchia, hanno elaborato i loro progetti e hanno tentato di realizzarli, anche con buoni risultati, ma scollegati dal progetto della diocesi e da tutti gli altri progetti e iniziative. Sarà necessario attivare tutte le iniziative possibili per giungere ad una programmazione sia di obiettivi che di iniziative, con largo anticipo per ogni anno pastorale”. Ciò, sottolinea il vescovo, “richiede uno sforzo di programmazione anticipata in sede di Consigli pastorali e di zone. L’organismo che si preoccuperà di coordinare la pastorale è il Consiglio pastorale diocesano”. La riflessione pastorale si conclude con un’invocazione: “Voglia il Signore, comandare al pesce che ci restituisca all’asciutto, che dalla chiusura ci apriamo alla speranza, che dall’attesa di fatti straordinari ci disponiamo a lavorare nel quotidiano, per testimoniare la nostra speranza quanti incontriamo nel nostro cammino”.

(28 marzo 2007)

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