Un saldo attivo

EUROPA: 50 ANNI

Il saldo di cinquant’anni di unificazione europea è senz’altro attivo. La pace è un dato acquisito ed il consolidamento di molte politiche comuni migliora la qualità della vita dei cittadini europei: economia, agricoltura, sviluppo regionale, libertà fondamentali. Il modello sociale europeo e l’euro proteggono gli Stati europei dalle crisi cicliche dei mercati finanziari globalizzati. Sulla scena internazionale, l’Ue è ormai il partner principale per il commercio mondiale e per l’aiuto alla democratizzazione ed alla crescita dei Paesi più poveri. Molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare. Guardare al futuro. Le Istituzioni di Bruxelles sono oggi inadeguate alle esigenze di un’Unione che entro qualche anno toccherà quota trenta Stati membri. Il Trattato costituzionale dedica ampio spazio alle riforme istituzionali: abolizione diffusa del diritto di veto e doppia maggioranza per le votazioni in Consiglio, riduzione del numero di Commissari, nuove competenze in politica estera, aumento dei poteri dell’Europarlamento. Il “periodo di riflessione” dopo il no francese ed olandese è durato abbastanza: vanno dunque accolte con favore le proposte di riprendere gli articoli sui quali esiste consenso e che possono essere approvati singolarmente dagli Stati membri. Nel mondo. Malgrado gli sforzi, poco può l’Ue in merito ai conflitti regionali africani, ed ancor meno rispetto alla crisi mediorientale. E che dire dell’Iraq? O dell’Afghanistan, dove la situazione permane di estrema difficoltà? Forse nemmeno in Kosovo si può parlare di “missione completamente compiuta” per le forze di pace comunitarie. Eppure, l’Unione europea e gli Stati membri hanno il dovere di diffondere pace e stabilità anche all’esterno. L’allargamento ad Est rappresenta un successo di portata storica, così come è positivo il passaggio da una politica sostanzialmente assistenziale nel settore dell’aiuto allo sviluppo della democratizzazione ad un sistema dove il sostegno economico è legato all’efficacia della gestione e al beneficio per le popolazioni. Manca la capacità dell’Europa di esprimersi con una sola voce politica e diplomatica. La Costituzione prevede all’uopo le nuove figure complementari del Presidente del Consiglio europeo e del Ministro degli esteri Ue: la sfida consiste nel convincere tutti gli Stati a concedere quote di sovranità nazionale per far sì che all’economia si affianchi finalmente la politica. Energia e ambiente. Oggi energia e ambiente costituiscono le priorità assolute per l’Europa di domani, considerate le minacce che incombono sugli europei a causa dell’ormai insostenibile dipendenza energetica della maggior parte degli Stati membri e dei cambiamenti climatici drammaticamente evidenti. Studi e previsioni anche a breve termine lasciano poco spazio all’ottimismo ed indicano la strada obbligata del cambiamento di rotta: riduzione delle emissioni gassose, più energia rinnovabile, priorità ai biocarburanti rispetto al fossile, nuova strategia per il mare. Le conclusioni dell’ultimo Vertice dei Capi di Stato e di Governo sono dedicate a questi temi. I dirigenti Ue svolgono un ruolo chiave a livello mondiale per indirizzare correttamente politiche, risorse ed investimenti: siamo però noi cittadini a dover dare, per quanto ci compete, il buon esempio. Cittadinanza. Il “Piano D per la democrazia, il dialogo ed il dibattito” è stato presentato dalla Commissione europea nell’ottobre del 2005 con lo scopo di “lanciare un ampio e intenso dibattito sulle politiche europee che coinvolga i cittadini, la società civile, le parti sociali, i parlamenti nazionali ed i partiti politici e di ripristinare la fiducia dell’opinione pubblica nei confronti dell’Unione europea”. Anche per merito di tale iniziativa non è calato il livello di attenzione sulle questioni che riguardano direttamente la vita dei cittadini europei e sulle politiche legate alle Strategie di Lisbona e di Goteborg: il welfare, l’istruzione e la formazione, la ricerca e l’innovazione, l’inclusione sociale. La prospettiva di un’Europa che non cerca la partecipazione attiva e consapevole di chi – espressione organizzata della società civile o singolo cittadino – ha qualcosa di concreto da dire e da offrire per migliorare l’Ue non è da prendere in considerazione. Spetta al Parlamento europeo assumersi finalmente responsabilità e leadership del dialogo democratico. Dibattito on line. Sul forum telematico dell’Unione europea dedicato al dibattito sul futuro dell’Europa i partecipanti sono invitati ad esprimersi su tre temi: lo sviluppo sociale ed economico; i sentimenti nei confronti dell’Ue e dei suoi compiti; i confini dell’Europa ed il suo ruolo nel mondo. Gli argomenti trattati con maggiore frequenza sono l’economia, le relazioni con gli Usa e la Cina, la Costituzione, il deficit democratico, le politiche dell’informazione, l’energia, le lingue, l’adesione della Turchia, e la questione tutt’altro che chiusa delle radici cristiane. Il forum è sul sito http://www.europa.eu/debateeurope/index_it.htm.

(21 marzo 2007)

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