Mai come oggi

EUROPA: 50 ANNI

“La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza sforzi creativi all’altezza dei pericoli che la minacciano….” Così, il 9 maggio 1950, si apriva la Dichiarazione Schuman. Nell’aprile del 1951 nasceva la Ceca e poi si giunse alla firma dei Trattati di Roma, il 25 marzo del 1957. Sono passati 50 anni ed è cambiato il volto ed il destino del continente. La pace come fine, la libertà come principio fondativo e la solidarietà di fatto come metodo hanno realizzato la riconciliazione dopo secoli di guerre e devastazioni, hanno permesso la ricostruzione, garantito l’indipendenza e la democrazia, consentito una espansione mai vista prima del progresso e del benessere, permesso il consolidarsi della democrazia. E poi l’Europa si è data una nuova sfida, quella della riunificazione, dopo la caduta del muro, ricomponendo nei suoi tratti essenziali una frattura drammatica.

Mai prima d’ora nella storia si era realizzato un progetto politico di questa ampiezza, basato sulla forza inclusiva e pacificatrice del diritto, che ha definitivamente sostituito il diritto della forza. Oggi i paesi fanno in qualche modo la fila per entrare nell’Unione europea, accettando di limitare in parte la propria sovranità (come è stato per molte politiche e non ultima quella della moneta unica) per condividere insieme risorse e prospettive future. Eppure in Europa non spira un vento di entusiasmo, e non è certo solo colpa del mancato completamento del processo istituzionale, che resta pur sempre un obiettivo di primaria importanza. Questo anniversario per molti rischia di essere una sorta di celebrazione storica e invece è necessario che esso divenga una nuova partenza.

La causa dell’Europa ci sta a cuore, non solo per i valori spirituali e culturali che essa rappresenta per i nostri figli e per il mondo intero, ma anche perché è la sola risposta sensata alle sfide della globalizzazione in corso. Siamo oggi chiamati a riprendere il senso del progetto. Una indagine di Eurobarometro dello scorso 19 dicembre evidenzia i tre valori nei quali maggiormente credono gli europei: la pace (52%), seguita dal rispetto della vita umana (43%) e dai diritti dell’uomo (41%) e poi dalla democrazia e dalle libertà individuali.

Dire oggi il progetto dell’Europa mi pare voglia dire soprattutto assumere tre grandi sfide, che furono anche delle origini: l’energia, che interessa sia il povero che il ricco, sia il lavoratore che il grande industriale, sia gli anziani che i giovani, senza evidenti conflitti di interesse tra i diversi gruppi; l’invecchiamento demografico che suscita sia una urgenza sul fronte delle politiche di sostegno alla natalità e alla famiglia (come per la prima volta nella sua storia l’Unione europea si sta avviando a fare dal 2006) sia le politiche della terza età attiva e dei servizi sociali di interesse generale; lo sviluppo di un nuovo partenariato con l’Africa, non a caso oggi obiettivo di grandi attenzioni neocoloniali da parte della Cina e di nuove attenzioni geostrategiche da parte degli USA.

Sfide al futuro, che guardano al domani, a ciò che lasceremo ai nostri figli, piuttosto che a ciò che difendiamo per noi. In questo i cristiani, mai come oggi, sono chiamati a dare un contributo specifico, ri-alimentando nella cultura del nostro tempo un necessario senso del sacro: circa la vita; la dignità della persona umana ad ogni stadio della propria vita; la differenza radicale e originaria tra uomo e donna su cui si fonda l’unità fondamentale della relazione umana, la famiglia; il lavoro; il servizio al bene comune e il rispetto della legge e delle istituzioni; la custodia del creato. Una nuova coscienza del sacro e un senso di una nuova missione a servizio del mondo, da coltivare ed educare con una santa pazienza. Così facendo, noi speriamo che questa grande eredità possa ancora essere spesa per il nostro avvenire comune.

Luca Jahier – Europa

(16 marzo 2007)

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