Uno stile condiviso

VERONA CONTINUA

“Testimoni di Gesù risorto speranza del mondo. La pastorale diocesana alla luce del Convegno di Verona”. È il titolo della lettera pastorale che mons. Giovan Battista Pichierri, arcivescovo di Trani – Barletta – Bisceglie e Nazareth, ha consegnato nei giorni scorsi alla “comunità diocesana” con due obiettivi ben precisi: “Fare una panoramica della nostra pastorale diocesana e incoraggiarvi a essere insieme con me Chiesa eucaristica missionaria che annuncia il Vangelo sul territorio della nostra arcidiocesi”. La lettera – in tutto 32 pagine – è suddivisa in diversi paragrafi e si conclude con un’appendice contenente il Messaggio conclusivo del Convegno di Verona e il Messaggio del Papa per la Quaresima. Al Convegno di Verona, l’arcidiocesi pugliese dedica anche il “Primo Piano” dell’ultimo numero del mensile diocesano “In Comunione”.

L’impostazione pastorale. “Il Convegno di Verona – scrive l’arcivescovo nella lettera pastorale – è stato un evento di grazia che ha permesso a ogni diocesi di fare una verifica sull’impegno assunto coralmente in questo primo decennio del terzo millennio: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia . La nostra Chiesa diocesana, in sintonia con i programmi pastorali della Cei, ha vissuto dal 2000 al 2006 in un impegno crescente di unità e di comunione ecclesiale caratterizzato da tre scelte fondamentali: la spiritualità di comunione, la formazione permanente e la strutturazione di una pastorale organica, integrata, missionaria”. Nel corso del 2006, afferma mons. Pichierri, “ci siamo preparati al Convegno di Verona” che “ci ha offerto stimoli per una riflessione e verifica del lavoro svolto nel primo quinquennio del decennio del XXI secolo”.

Da qui l’interrogativo che apre alla “valutazione”: “Cosa sento di dover dire relativamente al lavoro pastorale che stiamo vivendo insieme nella nostra arcidiocesi?”. In “piena sintonia” con gli Orientamenti pastorali della Cei per il decennio, è in atto – ricorda l’arcivescovo – “la riconversione della pastorale da sedentaria a missionaria. Le due visite pastorali – 2001/2003 e 2006/2008 – mi hanno fatto percepire il buon lievito presente nelle nostre comunità parrocchiali; e attualmente mi stanno facendo scoprire la crescita missionaria che si va realizzando nelle 20 parrocchie già visitate e, non ho dubbi, anche nelle restanti 41 parrocchie che dovrò visitare. L’impostazione pastorale data alla nostra Chiesa diocesana la trovo confacente allo stile missionario indicato già dal Convegno di Palermo (1995) e, in particolare, dal Convegno di Verona recentemente celebrato (2006)”.

Le aree missionarie. Mons. Pichierri si sofferma anche sui cinque ambiti – vita affettiva, lavoro e festa, fragilità, tradizione, cittadinanza – che hanno guidato la riflessione del Convegno di Verona e su come vanno recepiti nella pastorale diocesana. Gli ambiti, scrive l’arcivescovo, “corrispondono alle aree missionarie che devono essere tenute presenti dalle dodici Commissioni pastorali: ordine sacro, famiglia, vita consacrata, laici (affettività); problemi sociali e del lavoro (lavoro e festa); Caritas e salute (fragilità); evangelizzazione, catechesi, liturgia, educazione cattolica e scuola, cooperazione missionaria (tradizione); ecumenismo e dialogo, cultura, Migrantes, sport e tempo libero (cittadinanza)”. Il Convegno di Verona, conclude l’arcivescovo, “è stato un forte evento di grazia che ha riacceso nelle Chiese che sono in Italia il dinamismo della missionarietà richiamando i cristiani all’autenticità in quanto testimoni di Gesù risorto nella società del nostro tempo, resi credibili dalla santità della propria vita”.


Agrigento: vivere come cristiani nel mondo

“La vita cristiana, in quanto sequela di Gesù, si configura come una testimonianza… A Verona, la Chiesa che vive in Italia ha dato le indicazioni di viaggio, per vivere come testimoni del Signore Risorto, speranza del mondo”. Così mons. Carmelo Ferraro, arcivescovo di Agrigento, nella lettera pastorale ai candidati al sacramento della confermazione, dal titolo “Testimoni del Signore Risorto per un mondo nuovo”. Il Convegno di Verona, scrive il vescovo nel documento diffuso nei giorni scorsi, “ci ha indicato alcune modalità”. Anzitutto, “curare l’affettività”: “È un aspetto essenziale della personalità ed è importante per vivere da discepoli come Gesù”. In secondo luogo, “servire la fragilità”: “La solidarietà consiste nel farsi prossimo a chi soffre, questa è una novità di Gesù, che può cambiare il mondo con la cultura dei buoni samaritani”. È necessario, poi, “irradiare l’esperienza della fede”: “Il fuoco non può che riscaldare. La pace del cuore che il Signore ci da e che il mondo non può dare, è una forza di vita, un dono da partecipare col messaggio che la vita è bella… Per vivere la fede ardente, bisogna nutrirsi quotidianamente delle parole di Gesù”. Infine, scrive il vescovo, occorre “curare il giorno del Signore”: “L’Eucaristia ci mobilita ad affrontare i problemi sociali a partire dal lavoro. L’Eucaristia è il cuore del cristiano. Senza Eucaristia non c’è né Chiesa né cristiano. La cittadinanza comporta una presenza responsabile, consapevole dei diritti e dei doveri. Cittadinanza solidale con chi è prigioniero della disoccupazione, della povertà, della malattia. Cittadinanza aperta all’Unione europea, a partire dalla propria città, con l’esperienza del volontariato. Questa è una meta del post-cresima: vivere come cristiani nel mondo”.

(07 marzo 2007)

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