Marzo 1957, marzo 2007

EUROPA: 50 ANNI

Marzo 1957, marzo 2007. Cinquant’anni esatti da quando Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania, Francia e Italia firmavano a Roma i Trattati istitutivi della Comunità economica europea e dell’Euratom. La cerimonia seguiva di sei anni il primo atto formale del processo di integrazione europea, ovvero la firma del Trattato di Parigi con il quale si costituiva la Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Date ed anniversari che vanno oltre la mera simbologia e le pur dovute celebrazioni alla ricerca di proposte nuove e vie praticabili per poter indicare la strada ad un’Unione europea che se da un lato si erge a protagonista dei mercati, dall’altro soffre sul piano politico ed ancor più su quello sociale. Ed è proprio per risvegliarsi dall’ingiustificato torpore postreferendario franco-olandese sul Trattato costituzionale che è importante ricordare il mezzo secolo di unificazione.

Celebrare significa leggere con obiettività le grandi conquiste del passato, per farne tesoro nel presente e slancio per il futuro. Mai più guerra fu la parola d’ordine che illuminò la vita di Jean Monnet, Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide de Gasperi, consci del fatto che i popoli europei non potevano più permettersi di andare in guerra uno contro l’altro. E guerra tra i membri dell’Ue infatti non vi è più stata. Ma ai suoi confini? E altrove? E con quale coinvolgimento dei nostri Paesi?
Mercato comune e moneta unica sono le due parole d’ordine all’insegna delle quali l’Europa è riuscita a risalire la china e garantire prosperità e stabilità finanziaria. E la dipendenza energetica? Ed i 75 milioni di europei che vivono a cavallo della soglia di povertà?

Modello sociale europeo è stata la parola d’ordine che ha consentito la realizzazione di uno spazio di diritti a tutt’oggi ineguagliato nel mondo. E la Strategia di Lisbona, che pare immolare sull’altare della competitività le già deboli politiche di solidarietà e di lotta all’esclusione sociale?
Costituzione europea è stata la parola d’ordine con la quale Bruxelles ha deciso di riordinare i Trattati per conferire ai cittadini uno strumento chiaro in grado di colmare il deficit democratico. E il voto all’unanimità che blocca ancora in Consiglio decisioni fondamentali? Ed il riconoscimento del valore delle radici giudaico-cristiane? E l’incapacità di esprimersi all’unisono in politica estera?

La boa dei cinquant’anni ci fa capire come alle Comunità europee non sia bastato divenire un’Unione: allo stesso modo non sarà mai sufficiente dotarsi di un’architettura istituzionale se poi con fatica si condividono le basi minime della cooperazione. Ma ci fa anche capire che il messaggio non può che essere di speranza. L’Europa deve divenire attore di pace, sviluppo e prosperità, tutelando i diritti e gli interessi delle famiglie, in particolare se povere o sofferenti; e per fare questo urge adottare nuove regole.

E allora sedersi di nuovo attorno ad un tavolo, smettere l’abito degli interessi nazionali, consultare meglio la società civile: per riprendere i capitoli della Costituzione che possono essere introdotti subito; rafforzare il partenariato con l’Africa, unica vera strategia vincente per l’Europa; capire e far capire che il 75% della legislazione nazionale altro ormai non è che la trasposizione negli ordinamenti interni di norme adottate a Strasburgo ed a Bruxelles. A Berlino il 25 marzo 2007 i Capi di Stato e di Governo sono chiamati ad approvare la “Dichiarazione dei valori europei” mentre negli stessi giorni a Roma la Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece) terrà un congresso sui 50 anni dell’Europa che vedrà anche un’udienza con Benedetto XVI. Nel celebrare i primi cinquant’anni la capitale tedesca e quella italiana, due “luoghi simbolo”, possono e devono rappresentare il punto di risveglio della coscienza europea. Gian Andrea P.Garancini – Europa

(07 marzo 2007)

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