Un laicato che accoglie

VERONA CONTINUA: IMMIGRAZIONE

Il laicato nel campo delle migrazioni, dopo il Convegno ecclesiale di Verona. Di questo si è discusso nei giorni scorsi a Palermo nel corso del convegno annuale dei direttori regionali della Fondazione Cei Migrantes che ha avuto per tema “Il laicato nella mobilità: opportunità e difficoltà”. La partecipazione dei laici nel servizio socio-pastorale ai migranti “va inquadrata – ha scritto in un messaggio ai convegnisti il segretario Generale della Cei, mons. Giuseppe Betori – nel contesto della loro chiamata a essere testimoni di Gesù risorto”. Una presenza nuova. “L’atteggiamento nei confronti dei fratelli e delle sorelle, che giungono nel nostro Paese alla ricerca di un futuro di speranza – ha aggiunto il segretario della Cei – deve caratterizzarsi come accoglienza e accettazione di una presenza nuova, che non manca di porre problemi anche seri, e che sappiamo potersi trasformare pienamente in una opportunità vitale per i nostri cuori e le nostre Chiese, e non meno per le nostre città, attraverso un percorso di dialogo, di rispetto, di corresponsabilità”. Un’attenzione a sé richiede – ha scritto mons. Betori – “l’attrattiva che sui fedeli immigrati possono esercitare i movimenti religiosi alternativi, capaci talora di rispondere con immediatezza al disagio, alla solitudine e al bisogno di calore umano di questi fratelli”. Gli ambiti di Verona. I cinque ambiti discussi durante il Convegno ecclesiale di Verona saranno “i punti di riferimento della pastorale migratoria. Lo ha detto il direttore generale di Migrantes, mons. Piergiorgio Saviola, che ha aggiunto: occorre inserirsi “in un cammino di insieme con le comunità ecclesiali di cui facciamo parte per sensibilizzare le comunità cristiane verso il tema delle migrazioni”. I lavori del convegno sono partiti con una tavola rotonda dei direttori nazionali dei cinque settori della mobilità umana di Migrantes: immigrati, italiani nel mondo, marittimi e aeroportuali, circensi e lunaparkisti e nomadi, mentre la relazione centrale sul laicato in migrazione è stata affidata a don Giuseppe Bellia, docente presso la Pontificia Facoltà Teologica di Palermo. Il ruolo del laicato. “L’identità secolare del laico – ha detto Bellia – si definisce come vero carisma spirituale donato a quei discepoli che vogliono testimoniare nel mondo, a titolo personale, la signoria invincibile di Cristo. Lo stato laicale contraddistinguerebbe allora la testimonianza del discepolo nel mondo, indicando la vocazione particolare di quanti nella Chiesa si sentono chiamati a coniugare la refrattarietà della realtà sociale, politica e culturale con l’intelligenza storica della fede”. L’impegno a “servizio del mondo, sorretto dalla grazia – ha aggiunto il docente – permetterà al laico di avvalersi della necessaria autonomia per decidere le diverse forme di impegno sociale”. Tra le urgenze per il laicato don Bellia ha citato il “non farsi catturare dalla cultura avvolgente di questo opaco tempo di mutazione dove il cattolicesimo rischia ogni giorno di più di ridursi alla piatta razionalità mondana, a un buon senso tutto carnale e falso che si ingegna di usare la fede per edificare una religione civile, senza attesa alcuna di realtà ultime e, dunque, senza speranza”.

Per “declinare” la speranza cristiana nella cultura del nostro tempo – secondo il relatore – “non si richiede l’invenzione di forme culturali nuove, competitive e aggressive, in grado di convincere l’altro o di forzarne l’identità: la coscienza di molti si mostrerà sempre irriducibile ad ogni imposizione” ma si deve piuttosto “testimoniare” all’altro “la meraviglia di un amore creduto e sperimentato. Questa è la vera e insopprimibile risorsa della speranza cristiana davanti allo stolto sfoggio di potenza del mondo”. Gli uomini, i pastori, la Chiesa tutta – ha concluso Bellia – hanno bisogno di “un laicato finalmente adulto e visibile impegnato a preparare nel deserto dell’esistenza, secondo la grazia del suo stato, la via al Signore che viene”. La formazione degli operatori. La relazione è stata poi approfondita in tre gruppi di lavoro che hanno evidenziato l’impegno dei laici a fianco dei missionari. Nel corso dei lavori del convegno i direttori regionali Migrantes hanno discusso anche della prossima Giornata mondiale delle migrazioni, della scelta della Regione italiana dove tenere le principali manifestazioni e del prossimo corso di formazione per laici e religiosi impegnati nella mobilità umana, promosso dalla Fondazione Migrantes, che si svolgerà nel mese di luglio, per fornire ai futuri operatori una base solida di formazione alla pastorale della mobilità umana, che confluirà nello specifico di una pastorale migratoria sviluppata nei cinque settori di Migrantes.

(23 febbraio 2007)

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