Disegni di futuro

VERONA CONTINUA

Con quali strumenti accompagnare il cammino dei fidanzati, oltre ai corsi di preparazione al matrimonio caratterizzati dai contenuti più vari a seconda di chi li propone e che comunque scontano il difetto dell’essere troppo a ridosso della celebrazione del sacramento? Come aiutare le persone ad operare il giusto discernimento per una scelta – quella del coniuge – che impegna tutta la vita? Sono alcune delle domande emerse nel confronto tra coppie di fidanzati e operatori pastorali nel convegno “In ascolto di Verona. Disegni di affettività”, svoltosi nei giorni scorsi a Terni, per iniziativa di Azione Cattolica italiana, Agesci e Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei, in collaborazione con la diocesi di Terni-Narni-Amelia.

“Oggi non è facile amare. Abbiamo davanti a noi tanti falsi maestri d’amore che in realtà insegnano a pensare a se stessi, a vivere solo per se stessi”: lo ha detto nell’omelia della messa solenne per la “Festa della Promessa”, l’11 febbraio a Terni, il vescovo mons. Vincenzo Paglia di fronte a centinaia di coppie di fidanzati. L’amore, ha aggiunto il vescovo, “dell’uomo e della donna è all’origine della famiglia umana e la coppia formata da un uomo e da una donna ha il suo fondamento nel disegno originario di Dio”.

Un gioco d’attacco. “È importante che dopo l’appuntamento ecclesiale di Verona non dimentichiamo i germogli di riflessione affidati al laicato, ma assumiamo i cinque ambiti di approfondimento del convegno come dimensioni strategiche del vissuto, nelle quali le associazioni laicali sappiano coniugare vita ed esperienza del Risorto”: ha motivato così, Luigi Alici, presidente nazionale dell’Azione Cattolica italiana, la scelta del convegno di Terni sul tema dell’affettività, il primo di una serie di cinque che porteranno sul territorio delle diocesi italiane un approfondimento delle tematiche affrontate nel Convegno di Verona. “Se non si vuole scadere in atteggiamenti superficialmente moralistici – ha aggiunto – occorre trovare il modo di parlare oggi di qualità affettiva”. Esiste, infatti, “un deficit di elaborazione antropologica sul tema” e se “l’agenda mediatica ci costringe spesso, come cattolici, a giocare in difesa su questo punto, noi vorremmo giocare anche d’attacco, dove attacco va inteso non nel senso di battaglia, ma in senso educativo”.

Il lessico dell’affettività.
“Il lessico dell’affettività – ha sostenuto Alici – è di tipo relazionale: per parlarlo correttamente occorre riconoscere che l’uomo è originariamente relazionale. Ciò rovescia completamente l’antropologia di tipo individualista che tende a trasferire nell’affettivo un meccanismo contrattuale: sto con te se tu stai con me e finché mi va”. “Una logica educativa in campo affettivo – ha affermato il presidente dell’Ac – non gioca sulla seduzione, ma si fa accompagnamento e si traduce in una pastorale che non insegua l’evento ma si abitui ad una lettura seria degli affetti. Questi, infatti, se non adeguatamente seguiti, specie all’interno del mondo giovanile, possono diventare dinamite”.

Amori in corso. “Il percorso che viene proposto – ha affermato Francesca Zabotti, vicepresidente nazionale dell’Azione Cattolica italiana presentando il sussidio, Amori in corso (ed. Ave) – vuole accompagnare il cammino dei fidanzati, soffermandosi su alcuni aspetti e momenti significativi della loro relazione, per riconoscere ciò che la Parola di Dio sta dicendo loro attraverso l’amore che vivono”. Per questo motivo, “la proposta può essere anche considerata come un itinerario di primo annuncio per quei giovani che, attraverso l’esperienza dell’innamoramento o incontrando nel partner una convinta esperienza di fede, desiderano riscoprire il senso di una vita vissuta all’insegna del Vangelo”. I temi affrontati nel sussidio vogliono aiutare la condivisione in gruppo “del vissuto, degli ideali e delle fatiche, per creare le condizioni favorevoli che permettono di affrontare argomenti difficili, sui quali magari si ha paura di avere opinioni e convinzioni diverse o conflittuali, tali da costituire un pericolo per la relazione stessa”.

Solo finchè dura? “L’amore è davvero l’unica cosa che dura nella vita, se lo facciamo durare”: lo ha affermato il biblista don Bruno Maggioni, intervenendo all’incontro pubblico tenutosi presso il Museo diocesano di Terni sul tema: “Gli affetti tra promesse e speranze: solo finché dura?”. “Ognuno di noi – ha proseguito – viene al mondo a causa di qualcosa di imponderabile: per i cristiani non si tratta di un caso, ma del segno dell’amore gratuito di Dio. Alla base della reciprocità c’è la stessa gratuità: perché si sposa quella persona e non un’altra? Perché è lei, semplicemente. L’amore vero si lega a una persona, non a un’idea di progetto che può cambiare nel tempo”. L’amore, quindi, dura se “è gratuito e se si capisce che l’amore che si sta vivendo – la cosa più bella del mondo – non è il tutto, ma l’anticipazione della pienezza che è l’amore di Dio vissuto nella relazione con gli altri”.

(16 febbraio 2007)

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