Un grande soffio

EUROPA: 50 ANNI

Se non si vuole vedere le braci spegnersi, bisogna rianimarle con un grande soffio e le fiamme riprendono vita. Per l’Europa, vale la stessa cosa. Ci sono i trattati, le norme legislative, ma se ci limitiamo a questo, si spegne l’entusiasmo del fuoco acceso nel cuore dei “Padri dell’Europa”. L’Europa è stata fatta da esseri viventi, allora, alle sue origini, come al momento del Trattato di Roma. Essa non esisterà davvero se non esiste già ora. Ai giornalisti, soprattutto, spetta far rivivere la realtà quotidiana attuale immettendo al suo interno la vitalità secolare dell’Europa. Alle comunità cristiane spetta rianimare quella spiritualità meravigliosa che, dai mistici renani ai mistici della Spagna, dai monaci irlandesi ai monaci delle Meteore e a tanti altri le aveva dato vita e dinamismo spirituale.

L’Europa non avrà corpo senza un’anima. Essa si è progressivamente ampliata nello spazio e nel tempo. Ha conosciuto, nel tempo, le sue tappe, le avanzate e le recessioni, ma nel corso dei secoli si è parimenti creata una certa unità che si traduce ancora oggi nelle arti, nella letteratura, nel modo di vivere, di pensare e di concepire la creazione divina. Non è facendo bei discorsi retorici che questa ricchezza si può considerare viva. Non è solamente descrivendo tutti i monumenti, i siti, le correnti umanistiche e spirituali che vi si arriverà facilmente.
Nel corso di venti secoli, l’Europa è stata un essere vivente, dotato di una meravigliosa personalità che si è approfondita in diversi ambiti, che si è arricchita con il contributo molteplice di coloro che furono probabilmente invasori o barbari, e che sono oggi europei a pieno diritto.

Questa ricchezza dobbiamo restituirla ai nostri contemporanei, tramite i siti, i monumenti, le creazioni artistiche. Dobbiamo ridarle vita, non nel modo in cui si visita un museo; occorre che uomini e donne portino ancora in sé questo meraviglioso retaggio e lo traducano nella loro vita quotidiana. E oltre i siti e le architetture, è tutto un ritorno alle origini che devono offrire i media e gli uomini di fede. L’Europa è stata alla confluenza di tante acque vive. Molti popoli vi vogliono affermare la propria identità nazionale e spetta a noi farla rivivere, non nel ricordo, ma nella vitalità.

Gli europei di questo ventunesimo secolo sono esseri che vivono di speranza. I fiori appassiscono rapidamente quando sono recisi e messi nei vasi, benché bella ne sia la disposizione armoniosa. I fiori si rinnovano di gemma in gemma, quando la linfa risale dalle radici. È la stessa cosa per l’Europa. È questo ciò che speriamo di sentire da tutti gli attori dell’anniversario del Trattato di Roma. I funzionari, i giornalisti, le Chiese. Che ci parlino dell’utopia dei Padri fondatori e dell’Europa, perché ritroviamo l’entusiasmo, le convinzioni e la fede di coloro che furono più che semplici firmatari di un trattato.

Jacques Fournier – Infocatho (Francia)

(02 febbraio 2007)

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