Una duplice opera

"VISITA AD LIMINA"

Cultura omogenea. “Grazie alla configurazione e alla storia della Liguria – spiega mons. Angelo Bagnasco – vi è una cultura abbastanza omogenea e, dal punto di vista religioso, un buon radicamento nel territorio da parte della Chiesa attraverso le molte parrocchie, anche piccole, disperse per le colline oltre che per la riviera. Anche le tradizioni, come quella dei Cristi, splendidi crocifissi grandi e pesanti, portati nelle processioni dei paesi e delle diocesi, sono molto sentite”. La religiosità, poi, “si esprime molto nelle opere di carità”. Dal punto di vista sociale, la Liguria “è una società molto operosa e poco abituata all’ostentazione di ciò che fa e delle sue ricchezze”. Tra le altre caratteristiche che “qualificano il modo di vivere insieme, dal punto di vista sociale e culturale, c’è “una certa riservatezza, a volte con qualche elemento di chiusura e di diffidenza”.

La prima sfida. Tra le sfide primarie dal punto di vista pastorale, pur considerando che “i praticanti si attestano sulla media nazionale (15-20%)” e che “l’ethos comune è ancora sostanzialmente cristiano” c’è sicuramente “quella dell’evangelizzazione, a fronte della complessità sociale e culturale oggi in atto che determina il diffondersi del secolarismo”. “Evangelizzazione – precisa l’arcivescovo – che va intesa come prima evangelizzazione e in termini di catechesi cioè di una fede pensata, sia per quanto riguarda le ragioni della fede sia per quanto riguarda i contenuti della fede perché esiste una grande ignoranza religiosa assolutamente da colmare per resistere alle sfide della secolarizzazione”.

Mons. Bagnasco sottolinea un altro nodo problematico: “In Liguria il clero è in diminuzione, l’età media è alta e il numero delle vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa è esiguo, anche se ci sono alcuni piccoli segnali di ripresa”. Si pone, perciò, sempre più “il problema di una pastorale più integrata tra sacerdoti, religiosi e laici, preparati anche a compiti ad intra ecclesia, cioè nell’ambito della comunità ecclesiale stessa. Questo senza dimenticare che il compito proprio e imprescindibile del laicato è soprattutto la testimonianza negli ambiti di vita”.

La necessità del dialogo. Dal punto di vista culturale, la Chiesa ligure fa una duplice opera: “La prima, consolidata nella tradizione, è quella della presenza sul piano della solidarietà”. È notizia degli ultimi giorni la richiesta da parte delle istituzioni politiche e amministrative che la Chiesa ligure sia presente nel Consiglio di amministrazione della Cassa di risparmio, “come segno di riconoscimento dell’attività della nostra Chiesa presso le fasce più deboli”.

L’altro versante su cui opera la Chiesa è “favorire sempre di più una cultura di sinergie, di dialogo, di confronto per il maggior bene della Liguria, terra di grandissime risorse umane, economica e finanziaria, logistiche e geografiche, che devono portare frutto per il bene di tutti, ma questo richiede una mentalità e una è prassi che sia molto più dialogante, positiva e propositiva”. Inoltre, la Chiesa “sta lavorando per sensibilizzare i cristiani e i cittadini in genere ad una maggiore partecipazione politica come forma di servizio della vocazione laicale”.

Più fiducia nel futuro.
Anche alla luce del Convegno di Verona, “una più forte e incisiva presenza e partecipazione dei laici alla vita della Chiesa e della società, del mondo, della politica, dell’imprenditoria, richiede una maggiore preparazione”. È importante anche potenziare “un atteggiamento di speranza e di fiducia, la capacità di guardare positivamente al domani della Chiesa, della società nel suo insieme, della famiglia”.

Per l’arcivescovo, infatti, “il calo demografico in Liguria è emblematico di un atteggiamento interiore, determinato sì da politiche familiari estremamente carenti e da mancanza di lavoro, soprattutto tra i giovani costretti spesso ad emigrare ma anche da atteggiamento interiore, mentale, morale, spirituale di poca fiducia verso il futuro. Questo atteggiamento di arroccamento sul presente si riflette, poi, sul piano economico e finanziario perché si fanno meno investimenti e sul piano familiare perché ci si sposa sempre più tardi e si hanno meglio figli”.

Scheda della Regione ecclesiastica Liguria

La Regione ecclesiastica Liguria è composta da sette diocesi: Genova, Albenga-Imperia, Chiavari, La Spezia-Sarzana-Brugnato, Savona-Noli, Tortona, Ventimiglia-Sanremo. Presidente della Conferenza episcopale ligure è mons. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova; vice-presidente mons. Bassano Staffieri, vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato; segretario mons. Alberto Tanasini, vescovo di Chiavari. Le parrocchie sono 1.250; i sacerdoti secolari 1.067, 616 quelli regolari, 94 i diaconi permanenti. La Regione ecclesiastica ligure si estende su una superficie di 6.850 chilometri quadrati; gli abitanti sono 1.932.651.

La maggior parte del territorio ricalca quello dell’omonima regione civile comprendente le quattro province di Imperia, Savona, Genova e La Spezia. La restante parte, quella di Tortona, si estende nel basso Piemonte in provincia di Alessandria. La presenza della Chiesa in Liguria è attestata già a partire dal III-IV secolo anche se rimane tuttora incerta l’origine precisa della diffusione del cristianesimo. Per il IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona, il testimone scelto è stata Itala Mela (1904-1957).

(26 gennaio 2007)

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