Nuove pagine

DOPO VERONA

È già fitto di appuntamenti il calendario ecclesiale dell’anno appena iniziato. Tra i vari incontri in programma, il 2007 vedrà la prima tappa dell’Agorà dei giovani italiani, con il raduno dell’1 e 2 settembre a Loreto alla presenza del Papa. Pochi giorni dopo, a Sibiu in Romania, si svolgerà la terza Assemblea ecumenica europea, a dieci anni dal precedente incontro di Graz.

In autunno cade anche il centenario delle Settimane sociali, che presero il via nel 1907 a Pistoia e proseguono oggi con l’edizione numero 45, dedicata al bene comune e ospitata dalla stessa città toscana, insieme a Pisa, dal 18 al 21 ottobre. Benedetto XVI, che nei prossimi mesi pubblicherà l’esortazione apostolica dopo il Sinodo sull’Eucaristia e darà alle stampe il primo dei suoi due libri su Gesù, volerà in Brasile ma visiterà anche alcune diocesi italiane: Vigevano, Pavia, Assisi e forse Ravenna.

Per la primavera è atteso il documento dei vescovi sulle linee pastorali emerse dal Convegno nazionale di Verona dell’ottobre scorso. È su questo testo che si concentrano le attese maggiori della comunità ecclesiale italiana. Dopo la celebrazione dell’evento e le risonanze che sta avendo nelle diocesi anche con la ripresa di incontri di approfondimento, occorre tradurre il frutto di oltre un anno di ascolto e confronto in prospettive per il futuro.

Il dibattito di questi mesi verte in particolare su alcuni temi. In primo luogo, ci si chiede come far sì che la pastorale possa meglio intercettare le domande e le speranze delle persone, affrontando la complessità del mondo di oggi con un approccio capace di comunicare i grandi “sì” della fede alla vita e alla libertà dell’uomo. Si tratta anche di fare tesoro della scelta di articolare i lavori del Convegno attorno ai fondamentali ambiti dell’esistenza, piuttosto che secondo i consueti settori della vita ecclesiale.

Ciò non significa di certo l’intenzione di moltiplicare le strutture o gonfiare una pastorale non raramente malata di attivismo, quanto percorrere la strada di una forte unità tra una fede “amica dell’intelligenza”, capace di contrastare la riduzione in atto della verità sull’uomo, e una presenza trasparente dello sguardo amorevole di Dio, attenta ad ogni persona e alla qualità delle relazioni dentro e fuori la comunità. Unità è anche la parola chiave della cosiddetta “pastorale integrata”: unità, nella diversità, fra i diversi soggetti e realtà ecclesiali; unità della persona umana come criterio centrale per lo svolgersi dell’azione della Chiesa.

La seconda questione sul tappeto, su cui si registrano forti aspettative, è la valorizzazione del ruolo dei laici e della loro esperienza nel mondo. Il riconoscimento della vocazione laicale e l’invito alla responsabilità – ecclesiale, culturale, civica – registrati a Verona sono destinati ad avere un seguito prima di tutto nei luoghi in cui si pensa la pastorale e nel rovesciamento di impostazioni troppo autoreferenziali.

Il timore che per la vita delle comunità non cambi nulla è diffuso.
Grande attenzione richiedono inoltre la questione antropologica e quella educativa, ossia il terreno su cui è possibile un rilancio capillare e condiviso del Progetto culturale della Chiesa italiana. Oltre alla sfida dei media, che resta una frontiera aperta, le voci ascoltate a Verona chiedono di rinnovare i luoghi della formazione cristiana e le modalità con cui si elabora e si trasmette il patrimonio vivo – di pensiero, storia, stili di vita – della comunità cristiana.

A tre mesi dall’esperienza veronese la Chiesa italiana si trova più ricca di orizzonti e di fiducia. Il fervore con cui si continua a sfogliare l’album del convegno indica il desiderio di vincere antichi pregiudizi e asfissianti chiusure e stanchezza. Nel calendario del nuovo anno non mancano le pagine per scrivere nuove storie di speranza.
Ernesto Diaco

(12 gennaio 2007)

Altri articoli in Dossier

Dossier