Sulle ali della speranza

LA NOTA

Il terzo giorno di Convegno dà l’ultima spallata ai luoghi comuni diffusi sulla Chiesa. Laici zitti in ascolto dei pastori? Certo non qui. Discorsi astratti e retorici? Forse altrove: a Verona si parla di affetti, di lavoro, di nuove fragilità, di educazione e di impegno sociale, tutte esperienze della vita quotidiana. E non solo dei credenti. La sfida del Convegno si evince nei gruppi di lavoro: i trenta “circoli minori” in cui si è frazionata la discussione dei delegati perché tutti potessero prendere la parola. Anche cronologicamente, è il cuore dell’appuntamento veronese, nonché il momento più atteso. Da qui sorgeranno le proposte che, al termine dei lavori, saranno messe nelle mani dei vescovi per il documento conclusivo. Va sottolineato il metodo, volto a favorire la massima partecipazione, così come i contenuti, indicativi di quanto la “questione dell’uomo” sia la principale frontiera della Chiesa di oggi. Mentre i delegati erano al lavoro nei gruppi, il Convegno ha già posto il primo segno di speranza: una casa di accoglienza per persone senza tetto. Inaugurata dal cardinal Ruini e dal vescovo diocesano Carraro, la nuova struttura sarà la memoria dell’evento nella città scaligera. L’intensità delle prime tre giornate non ha impedito, inoltre, ai convegnisti di affollare la tavola rotonda serale, che ha visto confrontarsi importanti personalità della cultura dell’Ovest e dell’Est, portavoci delle domande di speranza del vecchio continente. Una finestra aperta sull’Europa e sugli scenari del mondo. Come a dire: sulle ali della speranza non c’è barriera e confine che tenga. (19 ottobre 2006)

Altri articoli in Dossier

Dossier