Quotidiani nazionali del 17/10

RASSEGNA STAMPA

Conquista le prime pagine dei maggiori quotidiani italiani del 17 ottobre l’avvio del Convegno di Verona. “Tettamanzi ai teocon: basta con la fede a parole” titola il CORRIERE DELLA SERA. Analoga la scelta di REPUBBLICA (“La Cei: Cristiani non solo a parole”) e dell’UNITÀ (“Tettamanzi frena i teocon: basta esibizioni della fede”). Al richiamo fatto da Tettamanzi di “Tornare al Concilio” fanno riferimento LA STAMPA, IL MESSAGGERO e il QUOTIDIANO NAZIONALE.

EUROPA dedica l’apertura del numero a “Una Chiesa ottimista. Che preferisce fare, non parlare”, mentre nelle pagine interne IL GIORNALE titola “Al via la Chiesa italiana del prossimo decennio” e IL RIFORMISTA si sofferma su “Il cattolicesimo soft di Tettamanzi”. Infine, la cerimonia d’inizio è posta in apertura di AVVENIRE: “I santi aprono la strada”. “L’udienza di Benedetto XVI a Romano Prodi e il convegno nazionale della Chiesa italiana a Verona stanno facendo riemergere una questione cattolica nella classe politica” dove “alla fine, ad affiorare non è tanto la compattezza di un universo che attraversa gli schieramenti, ma la sua eterogeneità e le sue divisioni”. Lo riporta la nota di Massimo Franco sul CORRIERE DELLA SERA, che sottolinea come “la probabile sfilata di leader alla messa del papa” rifletta “la convinzione, ormai in larga misura illusoria, che la Chiesa controlli un pacchetto di voti tale da far gola a qualunque partito”, ma anche “l’assenza di interlocutori privilegiati”. Di “monito agli integralisti cattolici” parla Marco Politi su LA REPUBBLICA, che osserva come la stoccata del porporato nei confronti di “deprimenti diagnosi e funesti presagi” sia rivolta “alle descrizioni pessimiste della società moderna così in voga nella Chiesa ratzingeriana”. Verona mostra un cattolicesimo italiano, scrive Politi, in “buona salute”. Non mancano dati contrastanti: se da una parte “scricchiolano le strutture classiche dell’istituzione ecclesiastica”, dall’altra “la vitalità si rivela nell’associazionismo” e “nelle trincee ecclesiali dove è richiesto un impegno rigorosissimo”, ossia tra le suore di clausura, che nel 2005 hanno registrato “un’impennata di professioni solenni”. Sull’UNITÀ, Roberto Monteforte ricorda che “dall’andamento dei lavori potrà anche delinearsi la figura del prossimo presidente della Cei, oltre che le linee che la Chiesa italiana si darà per il prossimo decennio”. Per questo, le parole dell’arcivescovo di Milano “sono suonate come un richiamo all’impegno e alla testimonianza dei credenti e, al tempo stesso, come una netta presa di distanza dai teocon”. Analoga l’interpretazione data da Rio Paladoro su IL RIFORMISTA (“Un cattolicesimo che non si ritrova nello stile teo-con di tanti cattolici italiani”). Luigi La Spina osserva, su LA STAMPA, che “l’apertura del Convegno lascia sperare che il confronto di idee sia più aperto e meno diplomaticamente ingessato di come sembrasse alla vigilia”. L’intervento del card. Tettamanzi, precisa, “ha dimostrato che l’arcivescovo milanese non rinuncia a indicare una via diversa alla Chiesa italiana”. Di “Chiesa rianimata, che sappia essere un fermento nuovo” e che percepisca “la sua parte di responsabilità nel ridare speranza a un Paese che ha bisogno di prospettive più solide e solidali” parla anche mons. Vincenzo Paglia in un’intervista di Maria Lombardi, pubblicata sul MESSAGGERO. Mentre Mimmo de Cillis, sul MANIFESTO, vede “premesse interessanti” per il Convegno, “sempre che non sia solo un parlarsi addosso, come spesso si rischia nelle grandi assemblee ecclesiali”. Su EUROPA, Edoardo Patriarca invita i cristiani a prendere la parola “non soltanto per contrastare le derive laiciste sul piano etico, ma anche per proporre soluzioni concrete sul fronte politico e sociale”. Mentre Aldo Maria Valli riprende la prolusione del card. Tettamanzi rivolta a “una Chiesa che appare sempre più divisa in tante chiese impegnate ognuna su un proprio cammino difeso orgogliosamente”. Su IL GIORNALE, Andrea Tornielli ricorda che “gli stati generali della Chiesa italiana si aprono orfani”. Due i grandi assenti: l’arcivescovo di Monreale, mons. Naro, scomparso nei giorni scorsi, che dell’evento “era stato animatore”, e il segretario della Cei, mons. Betori, ora in convalescenza dopo un intervento chirurgico, “che ne era l’anima pensante e organizzativa”. L’ascolto è lo “strumento necessario perché il Convegno di Verona parta con il piede giusto” secondo Paola Ricci Sindoni, editorialista di AVVENIRE: “Ascolto della voce di Dio” e “ascolto reciproco, che coinvolga tutte le anime ecclesiali”. Sempre su Avvenire, Pierangelo Sequeri, riflettendo sui concetti “logos” e “laici”, conclude che “fino a che ci sono laici, immensa rete del Signore, che è forte anche a maglie larghe, c’è una Chiesa cristiana e cattolica come deve essere. E finché c’è in essi appassionata alleanza di fede e logos, c’è speranza per tutti”. Infine, Elio Guerriero richiama le figure dei santi ricordate ieri, dalle quali emerge “un altro compito al quale i cattolici italiani non possono sottrarsi”: “dare testimonianza nel loro Paese”, “collaborare alla costruzione di uno Stato su basi razionali ed etiche”, ma anche “guardare all’Europa e al mondo”.

(17 ottobre 2006)

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