Quotidiani nazionali del 16/10

RASSEGNA STAMPA

“La Chiesa ha 2.700 voci”. Parte dalla molteplicità di interlocutori chiamati al Convegno ecclesiale nazionale di Verona l’articolo di Gaspare Barbiellini Amidei sul CORRIERE DELLA SERA (16/10). Mentre LA STAMPA (16/10) reclama un maggiore impegno dei cattolici nelle istituzioni e nei posti chiave della società con il fondo di Franco Garelli, dal titolo “Non basta fare gli infermieri della storia”. Dalle “due anime” della Chiesa italiana trae spunto Paolo Rodari sul RIFORMISTA del 16 ottobre (“A Verona torna il dualismo Ratzinger-Martini”).

Mentre due articoli di cronaca uniscono la cerimonia di ieri in Vaticano, durante la quale Benedetto XVI ha proclamato 4 nuovi santi, con l’appuntamento che oggi prende il via. “Cattolici e società. Il Papa indica le nuove direttrici” titola il QUOTIDIANO NAZIONALE (16/10), mentre un passaggio dell’omelia domenicale del Pontefice è il titolo del MESSAGGERO del 16 ottobre (“La ricchezza non dà senso alla vita”), che però nell’occhiello ricorda: “A Verona prima assise dell’era Ratzinger, congedo per Ruini”. “A Verona nulla sembra essere già deciso”, sottolinea Gaspare Barbiellini Amidei sul CORRIERE DELLA SERA, riportando l'”attesa per un avvenimento che negli altri tre decenni segnò svolte per il cattolicesimo nel nostro Paese”. “C’è da stendere un bilancio di questi ultimi quindici anni seguiti al dissolvimento della Dc, partito unico dei cattolici. I 2.700 di Verona valuteranno i risultati della progressiva presa di responsabilità diretta del cattolicesimo italiano, di fronte alla deriva anticlericale di una parte cospicua della politica e della pubblicistica”. In un’epoca che ha lasciato alle spalle il muro di Berlino e l’ideologia marxista, ricorda Barbiellini Amidei, oggi “Dio è tanto poco morto che il sentimento religioso rischia talvolta per eccesso di degenerare in fondamentalismo. Eppure fra i cristiani il relativismo etico e l’indifferenza praticano proselitismo di massa”. Il grande tema del Convegno. “La speranza – scrive Franco Garelli su LA STAMPA – è il grande tema del convegno, in particolare quella di cui sono investiti i credenti che vivono nel mondo, quel laicato cattolico cui spetta di testimoniare l’identità religiosa nelle realtà terrene”. Realtà dominate da “tanti segni di disperazione”, contro i quali “riscoprire oggi le ragioni della speranza (e nel caso dei credenti, della speranza cristiana) è un atto di coraggio e di fiducia”. Tuttavia, Garelli lamenta un “deficit di concretezza” nel “materiale preparatorio di questo grande meeting”. “I cattolici, come si sa, non coltivano soltanto i buoni sentimenti, ma quelli più impegnati cercano di misurare la bontà delle loro motivazioni di fede nelle dinamiche quotidiane. Sovente, però, si tratta di un’azione più da infermieri della storia che da protagonisti di ruoli pubblici e istituzionali”. Occorre quindi, secondo l’editorialista, che a fianco dell’impegno nella formazione e nel volontariato “i cattolici italiani prestino altrettanta importanza a campi di impegno forse meno gratificanti umanamente ma non per questo meno essenziali per ridare speranza alla società italiana: quelli dell’impegno politico, dell’assunzione diretta di responsabilità nella scuola, nella pubblica amministrazione, nella sanità, nella ricerca, nella finanza, nell’economia, nelle imprese, nelle professioni ecc”. Ambiti “centrali per scrivere la storia e rendere più civile e moderna la nazione”. Due anime “andranno a incontrarsi e confrontarsi in quello che è, ogni dieci anni circa, l’appuntamento più importante per la Chiesa italiana”: è il parere di Paolo Rodari, pubblicato oggi sul RIFORMISTA. Le due anime che, secondo il commentatore, “si ritrovarono di fronte” nel conclave dell’aprile 2005 sono la “Chiesa interventista” “ruin-ratzingeriana” da una parte e, dall’altra, una “Chiesa definita, forse impropriamente, più progressista e meno conservatrice”, “meno appariscente e più di retrovia” che trova il suo riferimento nel card. Martini. “Se, infatti, il tema del raduno veronese vuole far riflettere sulla testimonianza di Cristo da offrire al mondo, più che dalle sintesi dei lavori – prosegue Rodari – è dalla scelta del successore di Ruini che si capiranno se le strade future della Chiesa continueranno a essere, in scia a Ruini, interventiste nei confronti della società laica, oppure più intimistiche, silenziose, meno disturbatrici”. Alle “ricadute politiche importanti, soprattutto in una stagione di pluralismo politico dei cattolici” che verranno dagli “argomenti di grande spessore” trattati a Verona fa riferimento anche Giorgio Acquaviva sul QUOTIDIANO NAZIONALE. Egli ricorda poi l’ambito della vita affettiva: “Oggi si assiste a una sorta di radicalizzazione di posizioni – scrive – eppure la Chiesa intende porsi in atteggiamento di ascolto delle varie e diverse situazioni per capire come annunciare la buona notizia del Vangelo in tutte le condizioni della vita umana”. Infine, Maria Lombardi richiama, sul MESSAGGERO, la “grande attesa per le parole del Pontefice che orienteranno il cammino della Chiesa nei prossimi anni, al suo interno e nella società”.

(16 ottobre 2006)

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