Settimanali diocesani (1)

RASSEGNA STAMPA

Il IV Convegno ecclesiale nazionale (Verona, 16-20 ottobre) è ormai alle porte, e i settimanali cattolici lo “salutano” dedicandogli gli editoriali degli ultimi numeri. Ne citiamo alcuni stralci, tratti tra quelli giunti finora in redazione.

“Rendere ragione non solamente a parole, ma con i fatti, mostrando che anche nelle situazioni più brutte, metti una vita rovinata nella sregolatezza o nel crimine, è possibile ricominciare a vivere, come stanno facendo tanti testimoni di speranza che conosciamo. Anche nella malattia, anche nel momento estremo in cui si decreta che non c’è più nulla da fare, si può testimoniare la speranza rimanendo accanto e condividendo queste situazioni con amore. Perché infondere speranza è far sentire che per ciascuno di noi c’è qualcuno che ci ama con un amore più grande della morte” . Così Giampiero Moret , direttore del settimanale diocesano di Vittorio Veneto, L’AZIONE, declina il tema del Convegno di Verona.

“Il mondo – osserva Vincenzo Tosello , direttore di NUOVA SCINTILLA – cambia vorticosamente e la Chiesa e i cristiani devono evitare di attardarsi in schemi troppo vecchi e troppo rigidi. Le grandi sfide dell’oggi chiedono fantasia creatrice, menti agili, cuori liberi e aperti. Riusciremo ad evitare di ripetere il già detto, lasciandoci spingere dallo Spirito del Risorto verso l’impensabile della fede con la forza della carità? Diversamente, quale incidenza avrà la nostra speranza in un mondo già stanco e assuefatto?” .

Sulla “responsabilità di trasmettere questa speranza, in tempi complessi come i nostri, nei diversi ambiti d’esperienza” , insiste anche Cesare Contarini , direttore del settimanale della diocesi di Padova, LA DIFESA DEL POPOLO: “Con i fatti prima di tutto, con lo stile di vita. Ma anche con parole che sanno di Vangelo, nelle situazioni difficili, nei fallimenti, nei cul-de-sac della vita. Gesù è risorto, nulla è più come prima: se non lo ricordano i cristiani, chi lo dirà?” .

La “spettacolarizzazione” e la riduzione ad una “conferenza”: sono questi, secondo il corsivo pubblicato da LA VOCE ALESSANDRINA, il settimanale della diocesi di Alessandria, i rischi da evitare a Verona. In positivo, invece, la sfida da raccogliere è quella a “mostrare il volto umano della Chiesa”, testimoniato da una comunità cristiana che “si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e la sua storia” .

La riflessione “preliminare” ai cinque ambiti d’impegno indicati dalla Traccia di Verona, sostiene Stefano Malagoli su NOSTRO TEMPO, il settimanale cattolico di Modena, è “l’approfondimento sulla condizione e la specificità della missione dei laici” , a partire da una priorità: “Essere nel mondo con uno stile evangelico e profetico” .

“Dopo una stagione che ha visto deformare il dialogo ora in forme credulone, ingenue, compiacenti, ora in schemi difensivi, arcignamente arroccati su orgogli identitari, in cui il denominatore comune era ed è sempre la paura…, forse possiamo avanzare in una fase di intelligente e generoso servizio alla società su cui un’intera nuova generazione di cattolici potrebbe dedicarsi” . È il traguardo indicato per Verona da Franco Vaccari , che sulle pagine di TOSCANA OGGI, settimanale regionale di informazione, auspica “una nuova stagione di laicità matura – battesimale – responsabile davanti al mondo. Un compito non solo italiano, ma almeno europeo, nell’ora in cui al Continente si guarda con attesa e speranza se questo – finalmente! – dà un segno forte di responsabilità condivisa davanti al mondo” .

Ad auspicare “una nuova stagione da affrontare portando con sé quanto di buono il cattolicesimo politico era stato in grado di produrre e lasciando cadere invece le degenerazioni” è Davide Paris , su VITA TRENTINA, il settimanale della diocesi di Trento.

Identità e dialogo. Per Alberto Margoni (VERONA FEDELE, Verona), “sono due le sfide fondamentali che il cristiano si trova oggi a dover affrontare e ci interpellano in modo diretto. La prima consiste nell’avere una chiara consapevolezza della propria identità, di cosa significhi essere e vivere da cristiani nella nostra società secolarizzata. Ma questo non per rinchiudersi nella fortezza inespugnabile delle proprie idee, bensì per assumere in modo fecondo la seconda sfida che è quella del dialogo, come continuamente ci ricorda il Papa… Venendo meno la coscienza dell’identità cristiana si perde anche la capacità di elaborare e di proporre una cultura originale, capace di confronto con il mondo e in questo modo il dialogo o viene annientato dagli steccati ideologici oppure si riduce a chiacchiera” .

“La Chiesa di domani – si legge su IL NUOVO AMICO, il settimanale della diocesi di Pesaro – non può non assumere che il volto della testimonianza… Ciò implica la elaborazione di una mediazione culturale che dovrà coinvolgere, senza eccezione, tutta la comunità cristiana, dalla universalità dei saperi alla particolarità degli usi e dei costumi, così come detta il progetto culturale della Chiesa italiana” .

(13 ottobre 2006)

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