Seguendo la traccia

ARTICOLI - INTERVISTE

Tra pochi giorni, il 16 ottobre, si aprirà, a Verona (fino al 20), il IV Convegno ecclesiale nazionale. Il SIR ha raccolto le note dei direttori degli Uffici pastorali della Cei, seguendo la Traccia di riflessione e soffermandosi su alcune attese. Il Convegno, “Testimoni di Cristo risorto speranza del mondo”, potrà essere seguito anche sul sito www.convegnoverona.it, continuamente aggiornato.


Comunicazioni sociali

“La riflessione sul convegno di Verona da parte degli operatori delle comunicazioni sociali ha avuto il suo momento culminante nel convegno Comunicare speranza , svoltosi in Ancona dal 9 all’11 marzo di quest’anno. In quella sede, a partire dalla Traccia di riflessione ci si è interrogati sul cammino fatto e sulle prospettive aperte dal convegno. È stato evidenziato che per testimoniare la forza della speranza cristiana occorre partire da un’autentica lettura del vissuto. Solo conoscendo in profondità la realtà sociale e culturale del proprio territorio la comunità ecclesiale può precisare le sue linee di azione e proporre coerenti scelte pastorali. Si tratta di aiutare i diversi operatori pastorali a vivere l’ascolto e l’accoglienza delle persone in situazione, nella memoria di Cristo crocifisso e risorto; a testimoniare una parabola eloquente di comunione, cioè comunità costruite sull’amore; a manifestare la relazione con il Risorto nel quotidiano esercizio di riconciliazione con ogni persona e in ogni ambito della vita. Come responsabili delle comunicazioni sociali siamo interpellati in vario modo a favorire tale missione che ci chiede di essere testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo. La testimonianza della Risurrezione qualifica il modo con cui il credente vive il proprio tempo e lo impegna a saper dire le ragioni della propria speranza. La missionarietà, quindi, deve essere culturalmente attrezzata, se vuole incidere nella mentalità e negli atteggiamenti della società in cui si vive. Nello specifico, dovremmo sentirci realmente responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze. Anche a noi, come animatori della comunicazione e della cultura, è chiesto di far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica: quello espressivo e quello scientifico, quello comunicativo e quello argomentativo. Dobbiamo avere piena consapevolezza dell’incidenza dei media nella sfera delle relazioni, della percezione del reale, delle scelte personali e dei valori condivisi. Il tempo nel quale siamo chiamati a essere testimoni invoca un doveroso compito di discernimento per comprenderne i dinamismi sociali e culturali all’interno dei quali seminare speranza”.
mons. Claudio Giuliodori


Pastorale giovanile

“Dal punto di vista della pastorale giovanile, la preparazione al Convegno ecclesiale nazionale si è intrecciata con l’avvio dell’Agorà dei giovani italiani, triennio di attenzione al mondo giovanile voluto dal Consiglio permanente della Cei. Sul tema del Convegno si modella l’itinerario del percorso triennale, centrato sulla testimonianza-missione, attraverso le dimensioni fondamentali dell’ascolto, dell’annuncio e della proposta culturale. Per di più, la scelta di mettere a fuoco, quali ambiti della testimonianza, degli aspetti della vita quotidiana che toccano da vicino anche l’esperienza giovanile, ha dato modo di trattare questioni che a volte finiscono quasi tra parentesi, per realizzare l’integrazione della pastorale attorno alle persone concrete. È stato anche realizzato un contributo di riflessione, diffuso tra gli educatori e inviato, tramite il Servizio nazionale di pastorale giovanile, alla commissione preparatoria. Il cammino verso Verona poi ha ispirato incontri, campi scuola, riflessioni… C’è solo da sperare che la ricchezza di tali esperienze possa esprimersi nei lavori del convegno, affinché non manchi alla Chiesa italiana l’apporto profetico dei più giovani”.
mons. Paolo Giulietti


Liturgia

“La traccia di preparazione al Convegno ecclesiale nazionale e la sua celebrazione a Verona hanno, sullo sfondo, il compito di conversione pastorale, a cui rimandavano gli orientamenti Cei Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia . In questo contesto, sono da sottolineare due particolari aspetti che riguardano la vita liturgico-sacramentale delle nostre comunità: il Battesimo è nostra partecipazione alla fonte della speranza cristiana e, quindi, radice della testimonianza. Questo comporta inevitabilmente una rinnovata attenzione ai percorsi di iniziazione cristiana, già avviata in diverse diocesi con interessanti esperienze. In secondo luogo, nella traccia preparatoria, l’esperienza del cristiano è riassunta nelle categorie sintetiche di contemplazione e impegno. In quella singolare esperienza di Dio che è la celebrazione liturgica il dono della salvezza invita all’accoglienza, l’ascolto di Dio che parla al suo popolo suscita l’adesione di fede e l’impegno nella vita, la grazia sacramentale nutre la speranza e apre alla testimonianza”.
don Angelo Lameri


Famiglia

“Non far comparire nel convegno di Verona i vari settori pastorali è frutto di una scelta fatta recentemente dai vescovi italiani per una pastorale integrata nella quale tutta la Chiesa sia a servizio dell’uomo. Tra l’altro va ribadito che la famiglia non è un settore ma una dimensione trasversale di tutta l’azione pastorale della Chiesa. Nel documento preparatorio del convegno la famiglia sembra quasi assente, eppure alla luce del documento è possibile leggere la famiglia come luogo che ha bisogno di speranza e come luogo nel quale nasce ed è testimoniata la speranza. Anzi, forse è proprio la famiglia il luogo privilegiato della speranza. La famiglia stessa, prima di tutto, ha bisogno oggi di un annuncio di speranza: è una realtà che ha bisogno di salvezza. Nella concezione cristiana della vita l’assoluto rimane la persona, amata da Dio e chiamata ad esprimere totalmente se stessa nell’amore. La famiglia è a servizio della persona, non viceversa”.
mons. Sergio Nicolli


Tempo libero, turismo, sport

“Attraverso i cinque ambiti di testimonianza si è voluto promuovere il discernimento ecclesiale circa ciò che dovrebbe costituire e caratterizzare il vissuto quotidiano dell’uomo contemporaneo rispetto alla grazia irradiante della fede cristiana a lui consegnata in dono. Se intendessimo raccogliere in sintesi le riflessioni riguardo a quanto si è cercato di discernere in riferimento al tempo libero, turismo e sport, dovremmo registrare oggettivamente e serenamente una precarietà di risultati e un’acerbità di giudizio, e più positivamente dovremmo delineare una nuova prospettiva di percorso pastorale adeguato… Certo, gli stimoli sono stati offerti su diversi fronti, altri ancora se ne possono inventare. Qualcuno di noi per altro si è mosso con sorprendente abilità e creatività, creando le condizioni di un’attesa, come di una promessa, che varrebbe la pena soddisfare appieno per attuare la cosiddetta conversione pastorale”.
mons. Carlo Mazza


Vocazioni

“Anche la pastorale vocazionale è chiamata a testimoniare, con il suo modo di essere e di agire, la speranza. Sottoposti alla tentazione radicale di pensare la vita come una ricerca di possesso di beni, si rischia di dimenticare che i beni sono solo strumenti per far crescere relazioni buone, con il Signore che ce li dona e con gli altri con cui condividerli. Ne va della possibilità stessa di un progetto di vita personale responsabile, vissuta come risposta a una chiamata. Non a caso ogni forma di vocazione appare in crisi: quella al matrimonio e quelle di speciale consacrazione, come pure il rapporto con il lavoro e la professione. Le comunità cristiane dovranno essere attente a coltivare cristiani adulti, consapevoli e responsabili, capaci di dedizione e di fedeltà. Ce n’è urgente bisogno”.
mons. Luca Bonari


Pastorale della salute

“La fragilità, assunta nella pastorale, può favorire un’azione a servizio del Regno di Dio, oggi, più immersa nel mistero di Dio e, quindi, più immersa nel mistero dell’uomo, letto nella luce di Cristo. Nel contesto di complessità attuale, è necessario che l’azione pastorale si concentri in questo annuncio, a partire dall’esperienza e dalla prospettiva della fragilità, impegnandosi a non renderlo retorico o astratto, ma esperienziale, esistenziale, operativo e vitale, significativo e prospettico, nella convinzione che Gesù Cristo e il suo Vangelo, anche nel mutamento culturale attuale, è Vangelo per ogni persona e per la società di oggi. Ciò che oggi ci è chiesto è di ipotizzare una pastorale della tenerezza e del cuore che invita la comunità cristiana e i diversi responsabili dell’agire pastorale a riconoscere quanto veramente sia essenziale e primario nell’essere e nell’agire pratico come Chiesa e quanto sia importante, e perfino decisivo, collocarsi nella prospettiva di una pastorale misterica e di una fragilità assunta da Dio stesso, nel suo figlio Gesù, per risanare e salvare la nostra umanità”.
mons. Sergio Pintor, vescovo eletto di Ozieri


Catechesi

“Nel lavoro preparatorio svolto dall’Ufficio catechistico nazionale verso il Convegno di Verona è emersa la centralità dell’annuncio e dell’accompagnamento alla persona di Gesù il Risorto. Sta qui l’ampiezza di tutta la tematica del primo annuncio e dell’iniziazione cristiana; più specificamente, l’attenzione data al mondo degli adulti ha portato a tematizzare come compio prioritario della comunità cristiana quello di educare alla fede adulta, capace di coniugare contemplazione e impegno nel mondo. Gli ambiti del convegno di Verona sono indicatori di una conversione pastorale che sottolinei la comunione e la missione nella Chiesa: una pastorale dei contatti per una pastorale di vocazione missionaria. L’ufficio catechistico nazionale ha visto nei settori indicati dalla traccia un’attenzione specifica al mondo delle relazioni: il posto della famiglia nella testimonianza e nella trasmissione della fede ai figli; lo stile di comunità, con la sua vita di festa mediante la liturgia e la comunione di vita; il valore delle persone, il loro protagonismo ecclesiale, al di là delle singole fragilità, con particolare attenzione all’educazione alla fede delle persone disabili. L’iniziazione alla fede per tutte le età diventa così un compito specifico della comunità cristiana. Da Verona, quindi, ci si attende un ulteriore impulso alla capacità di leggere i segni dei tempi, per mediare il Vangelo con il linguaggio della vita, della cultura e del dialogo”.
mons. Walther Ruspi


Pastorale sociale e lavoro

“Solo uno stile di vita illuminato dalla meditazione della Parola di Dio, fortificato da una conoscenza sempre più organica dell’insegnamento sociale della Chiesa, sostenuto dalla potenza della grazia di Dio, è capace di affrontare con coraggio e creatività le sfide del nostro tempo. Occorre per questo favorire, sostenere e creare luoghi di incontro per aiutare le nostre comunità a orientarsi di fronte al nuovo che avanza, offrendo criteri di discernimento basati sulla ricchezza del Vangelo e della riflessione sociale della Chiesa. È opportuno favorire la collaborazione con altri Uffici ma anche coordinare, riunire e sostenere le varie associazioni che hanno riferimento al mondo del lavoro, ai temi ambientali, ai temi della giustizia e della pace. Il nostro ufficio è anche chiamato a creare occasioni di formazione e a favorire il dialogo fra quanti si dicono cristiani e militano in schieramenti diversi: il convegno di Verona, in questa prospettiva, può essere occasione per ribadire con forza che l’appartenenza alla comunità cristiana è elemento di identità forte e non negoziabile e che l’attività politica è un servizio e una missione per il bene comune”.
mons. Paolo Tarchi


Irc

“Gli insegnanti presenti a Verona, a rappresentare tutti gli insegnanti di religione cattolica d’Italia, riscoprono con riconoscenza il loro essere parte viva di una Chiesa non come un limite per lo svolgimento della loro professionalità docente quanto invece come un riferimento necessario, un sostegno e un orientamento. Non i soli cristiani nella scuola e per la scuola, ma assieme a tutti gli altri cristiani: docenti di altre discipline, alunni, famiglie, personale amministrativo e impiegatizio. Senza alcuna delega esclusiva, ma anche senza il timore di una testimonianza esplicita. Con la convinzione di chi sa che il rispetto di un ambiente laico qual è la scuola comporta l’incontro delle varie interpretazioni e stili di vita, per uno scambio fecondo e una convergenza che sia in grado di garantire a tutti una valida e felice convivenza civile”.
mons. Giosuè Tosoni


Scuola e università

“Il Convegno si colloca esattamente a metà del cammino decennale scandito dagli orientamenti pastorali Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia . Pertanto è l’occasione per verificarne l’istanza centrale: l’impulso missionario. Mi soffermo solo su due aspetti. Il primo è che si tratta di ripensare tutta la pastorale in senso missionario. Per la pastorale dell’educazione, della scuola e dell’università, questa maggiore connotazione missionaria dell’impegno di evangelizzazione significa produrre non una qualsiasi analisi culturale, ma un vero e proprio discernimento evangelico della cultura educativa e istruttiva. In tal modo la comunità saprà fare proposte al mondo della scuola basate su una chiara visione dell’uomo animata dalla prospettiva della speranza. Il secondo riguarda il fatto che si potrà conferire al primato dell’evangelizzazione una più incisiva connotazione missionaria solo attraverso una profonda comunione ecclesiale”.
mons. Bruno Stenco


Missione

“Nel cammino di preparazione a Verona è emerso come il mondo missionario sia per sua natura trasversale ai vari ambiti pastorali. Dai lavori di Verona ci si attende un superamento sempre più deciso dei tradizionali ambiti pastorali, per inserire la missionarietà in tutti gli aspetti della vita quotidiana e sperimentare, così, il coraggio di lavorare insieme: non solo come dimensione teoretica, ma nella prassi concreta. Verona indica già alcune modalità del lavorare insieme, a partire innanzitutto dalla comunione tra le varie componenti della comunità ecclesiale. Oggi il nuovo nome della missione è la comunione, e anche la prospettiva dello scambio tra le Chiese giovani e quelle più vecchie è ormai superata a vantaggio della prospettiva della corresponsabilità comune, vera espressione dell’universalità della Chiesa”.
mons. Giuseppe Pellegrini


Caritas

“Sviluppare e assumere nuovi contenuti, per maturare indicazioni pastorali da far crescere nelle Chiese locali, in vista dei percorsi che scaturiranno da Verona e che andranno portati nell’ordinarietà della vita cristiana. Questa idea ha guidato la Caritas italiana nel cammino di preparazione al IV Convegno ecclesiale nazionale. Da questo lavoro, è emersa con forza la necessità di favorire luoghi, in ambito ecclesiale, in cui tentare di elaborare insieme offerte formative unitarie per gli animatori pastorali, e costruire in rete progetti di animazione da realizzare anche a livello parrocchiale. Luoghi in cui favorire l’incontro dell’annuncio della Parola, celebrazione dei Sacramenti e servizio della carità. Luoghi in cui pensare insieme sapienza, spiritualità, politica, prossimità, rinunciando all’egoismo o all’arroganza di affermare ad ogni costo i propri percorsi. In questo senso, è opportuno avviare e rafforzare azioni di coordinamento delle realtà socio-assistenziali presenti nelle diocesi; la collaborazione proficua con Congregazioni e Istituti religiosi; la programmazione e progettazione pastorale diocesana complessiva”.
mons. Vittorio Nozza


Migrantes

“Al prossimo appuntamento di Verona non si può parlare dei problemi e delle prospettive della Chiesa in Italia ignorando il tema della mobilità umana, che deve anzi figurare fra le tematiche emergenti… Dobbiamo presentare Gesù risorto anche come speranza del mondo migrante e renderci disponibili a cogliere i messaggi di speranza che questo popolo è in grado di offrirci attraverso la sua stessa vicenda migratoria… Al convegno saranno presenti 30 immigrati, tutti laici, assieme ai 12 sacerdoti stranieri che coordinano a livello nazionale la pastorale. In più vi saranno 20 emigrati italiani provenienti dai cinque continenti. Tutti rappresentano 26 Paesi dai quali è particolarmente denso il flusso di cattolici che, includendo anche quelli con precarietà di soggiorno, sono ormai, secondo il computo di Migrantes, sulla soglia del milione, pari quindi a una grande diocesi italiana”.
mons. Pier Giorgio Saviola

(13 ottobre 2006)

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