Liberare la domenica. Convegno dei delegati diocesani per l’ecumenismo

Cattolici, ortodossi e protestanti: tutti i cristiani sono uniti nella domenica, come giorno dedicato alla preghiera e alla gratuità, e come tempo in cui liberare l’uomo dalla schiavitù del consumismo. È quanto è emerso con una “sintonia straordinaria” a Bari dove dal 26 al 29 settembre – per iniziativa della Cei in collaborazione con l’arcidiocesi di Bari e l’Istituto ecumenico “San Nicola” – si è svolto il convegno nazionale dei delegati diocesani per l’ecumenismo e il dialogo sul tema “Il giorno del Risorto. Vita per le Chiese e pace per il mondo”. Al convegno – che si inserisce nella preparazione al Congresso eucaristico nazionale – hanno partecipato rappresentanti della tradizione protestante e ortodossa ed è intervenuto anche il rabbino Giuseppe Laras sul tempo dello “Shabat”. Questa partecipazione – ha commentato mons. VINCENZO PAGLIA, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo – “mostra quanto su questo tema ci si trovi incredibilmente uniti”. LA SCHIAVITÙ DEL CONSUMISMO. “Seppure riguardo all’Eucaristia – ha detto al Sir mons. Paglia – possono esserci delle divisioni, nel contesto della domenica, tutti ci troviamo riuniti perché essa è la fonte della vita cristiana e nello stesso tempo è un seme di pace e di vita nuova per il mondo. Tutti i cristiani sono quindi chiamati a difendere la domenica per salvare l’uomo dalla schiavitù della ferialità, dell’egoismo, del lavoro vissuto come il tutto della vita. In una società improntata al consumismo, la domenica pone un freno alla macchina che riduce l’uomo ad un essere produttivo, introducendo alla dimensione della gratuità, del riposo, della festa, della solidarietà, della preghiera”. UN TREND NEGATIVO. Una vera e propria inchiesta per verificare la partecipazione alla liturgia domenicale. Il risultato è un calo di frequenza ed una perdita di significato della Messa. È quanto è emerso da un’indagine condotta presso gli studenti dell’Università di Atene, provenienti da diverse aree geografiche del Paese. “Una prima constatazione – ha detto ALEXANDRE M. STAVROPOULOS, ordinario presso la facoltà di teologia dell’Università di Atene che ha condotto l’inchiesta – è che la maggior parte della gente attribuisce un diverso significato alla Domenica, commisurato ai fabbisogni di ciascuno. Si avverte la necessità di interrompere la routine, di prendere le distanze da tutto ciò che ricorda la settimana appena trascorsa e la stanchezza ad essa associata”. Per molti la domenica diventa anche il giorno in cui concentrare tutti gli impegni che durante la settimana si sono lasciati da parte: pulizie domestiche, giardinaggio, lavaggio dell’auto… “E se resta ancora tempo lo dedicano a escursioni, riunioni in famiglia, incontri con gli amici, relax, riposo, distensione, divertimento e non lo riservano certo per recarsi in Chiesa. A essere in gioco in questa sede è la gerarchizzazione dei bisogni e le priorità dell’uomo contemporaneo vanno al lavoro ed alle cose materiali”. UN SALTO DI QUALITÀ. Eppure la domenica può diventare un giorno speciale per gli uomini e le donne di questo tempo. Su questa consapevolezza, a Bari si sono detti tutti concordi a patto però che si compia un salto di qualità. “Viviamo in una società – ha detto il predicatore della Casa pontificia padre RANIERO CANTALAMESSA – che ha bisogno di speranza, come di ossigeno, per vivere, e la risurrezione di Cristo è la sorgente di ogni speranza. La Chiesa nasce da un moto di speranza prodotto dalla risurrezione di Cristo e questo moto è necessario ridestare oggi, se vogliamo imprimere alla fede un nuovo slancio e renderla capace di conquistare di nuovo il mondo. Nulla si fa senza la speranza”. “L’orazione domenicale – ha proseguito MARTIN IBARRA, membro del direttivo della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia – il Padre Nostro e il Magnificat sono i migliori modelli di preghiera che troviamo nei Vangeli. Il culto domenicale consiste ancora oggi per noi in questo ‘dialogo’ salvifico fra Dio attraverso la sua parola, e la nostra risposta che è preghiera e confessione (di peccato e di fede, di speranza e di carità)”. Ma il “salto di qualità” deve essere anche ecumenico. A proporlo è stato mons. IOANNIS SPITERIS, arcivescovo di Corfù, Zante e Cefalonia che ha chiesto: “Come possiamo celebrare l’eucaristia, sacramento dell’unità e dell’amore, quando siamo divisi fra di noi? Ogni volta che celebriamo l’eucaristia bisogna compiere un passo avanti verso la riconciliazione anche con i fratelli con i quali non siamo in piena comunione, perché, come afferma Giovanni Crisostomo, l’eucaristia: ‘Toglie di mezzo anche l’inimicizia, respinge l’orgoglio, elimina l’invidia, introduce nelle anime la carità, madre di tutti i beni; distrugge, inoltre, tutte le disuguaglianze umane… dal momento che noi ci ritroviamo tutti uniti nelle cose più importanti e necessarie, in quelle cioè che concernono la nostra comune salvezza’”.

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