Le cinque trasformazioni. Una riflessione del Card. Ratzinger

“Al tema dell’Eucaristia ho voluto dedicare l’Enciclica che, in occasione del prossimo Giovedì Santo (17 aprile), a Dio piacendo, firmerò durante la Messa in Cena Domini. La consegnerò simbolicamente ai sacerdoti in luogo della Lettera che per quella circostanza solitamente a loro dirigo e, attraverso di loro, all’intero Popolo di Dio”. Con queste parole Giovanni Paolo II ha annunciato, prima della recita dell’Angelus di domenica 30 marzo, la pubblicazione della sua quattordicesima Enciclica, dedicata al tema dell’Eucarestia. “Questo importante documento – ha anticipato il Pontefice – richiama l’intrinseco valore e l’importanza per la Chiesa del Sacramento lasciatoci da Gesù quale vivo memoriale della sua morte e risurrezione”. Il documento verrà firmato a cent’anni dalla pubblicazione di un’altra Enciclica dedicata a questo tema: la “Mirae Caritatis” (28/05/1902) di Leone XIII. Altri due Pontefici hanno scritto un’Enciclica sull’Eucarestia: Pio XII la “Mystici Corporis” (29/06/1943), Paolo VI la “Mysterium Fidei” (03/09/1965). Pubblichiamo, in maniera antologica, la parte conclusiva della “lezione magisteriale” sul tema “Eucarestia, comunione e solidarietà” tenuta, nel giugno scorso, dal card. Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, a conclusione del I Congresso eucaristico dell’archidiocesi di Benevento (testo integrale su “L’Osservatore Romano” del 19/06/2002). Prima trasformazione. “Il pane diventa il corpo, il suo corpo. Il pane della terra diventa il pane di Dio, la ‘manna’ del cielo, con la quale Dio nutre gli uomini non solo nella vita terrena anche nella prospettiva della risurrezione che prepara la resurrezione, anzi, già la fa iniziare. Il Signore, che avrebbe potuto trasformare le pietre in pane… volle trasformare il pane nel corpo, nel suo corpo. Ma è possibile questo? e come può avvenire?… È importante fare bene attenzione a ciò che il Signore ha veramente detto. Non dice semplicemente: questo è il mio corpo; ma: questo è il mio corpo, che è donato per voi. Esso può divenire dono, perché è donato. Per mezzo dell’atto della donazione esso diviene capace di comunicazione, come trasformato esso stesso in un dono…”. Seconda trasformazione. “Emerge la nuova domanda: che cosa significa ‘è donato’? Che cosa accade qui? In verità, Gesù viene ucciso, egli viene appeso alla croce e muore fra i tormenti… Ciò che qui accade è innanzitutto un atto di violenza, di odio, che tortura e distrugge. A questo punto ci imbattiamo in un secondo, più profondo livello di trasformazione: egli trasforma dall’interno l’atto di violenza degli uomini contro di lui in un atto di donazione in favore di questi uomini, in un atto di amore… Egli non contrappone violenza a violenza, come avrebbe potuto, ma pone fine alla violenza, trasformandola in amore. L’atto dell’uccisione, della morte, viene trasformato in amore, la violenza è vinta dall’amore. Questa è la trasformazione fondamentale, sulla quale si basa tutto il resto. È la vera trasformazione, di cui il mondo ha bisogno e che sola può redimere il mondo… In questa trasformazione è contenuta la trasformazione più ampia della morte in resurrezione, del corpo morto nel corpo risorto… Il risorto è donazione, è spirito che dà la vita e come tale comunicabile, anzi, comunicazione…”. Terza trasformazione. “I doni del pane e del vino, che sono doni della creazione ed insieme frutto del lavoro umano e ‘trasformazione’ della creazione, vengono trasformati, così che in essi diviene presente il Signore stesso che si dona, la sua donazione, egli stesso – poiché egli è dono. L’atto di donazione non è qualcosa di lui, ma è lui stesso. A partire di qui lo sguardo si apre su due ulteriori trasformazioni, che sono essenziali nell’Eucaristia fin dall’istante della sua istituzione: il pane trasformato, il vino trasformato, nel quale il Signore stesso si dona come spirito che dà la vita, è presente per trasformare noi uomini, così che noi diveniamo un solo pane con lui e poi un solo corpo con lui. La trasformazione dei doni, che è solo il proseguimento delle trasformazioni fondamentali della croce e della resurrezione, non è il punto finale, ma a sua volta solo un inizio. Quarta trasformazione. “Il fine dell’Eucaristia è la trasformazione di coloro che la ricevono nella autentica comunione con la sua trasformazione. E così il fine è l’unità, la pace, che noi stessi da individui separati, che vivono gli uni accanto agli altri o gli uni contro gli altri, diveniamo con Cristo ed in lui un organismo di donazione, per vivere in vista della risurrezione e del nuovo mondo”. Quinta trasformazione. “Attraverso di noi, i trasformati, divenuti un solo corpo, un solo spirito che dà la vita, tutta quanta la creazione deve essere trasformata, deve divenire ‘una nuova città’, un nuovo paradiso… Così l’Eucaristia è un processo di trasformazioni, nel quale noi veniamo coinvolti, forza di Dio per la trasformazione dell’odio e della violenza, forza di Dio per la trasformazione del mondo…”.

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