Papa alla Cittadella della Carità: “Vogliamo contagiare positivamente Roma”

Domani il Papa visiterà la Cittadella della Carità in Via Casilina Vecchia. "Viene in casa sua", dice don Benoni Ambarus, direttore della Caritas diocesana di Roma. L'attesa degli ospiti della Casa di accoglienza Santa Giacinta, che Francesco incontrerà in forma privata nella mensa. Nel salone, che dal 1° dicembre ospiterà 70 persone senza fissa dimora per l'emergenza freddo, l'incontro con 220 persone e il discorso

foto SIR/Marco Calvarese

Doveva essere un “normale” Venerdì della misericordia e invece, a sorpresa, per volere del Papa si è trasformato in una vera e propria visita per stare accanto, ancora una volta, agli “ultimi della fila”. Qui alla Cittadella della carità la fibrillazione per l’arrivo di Francesco – che torna per la seconda volta in visita alla Caritas di Roma, dopo l’apertura della Porta della Carità all’Ostello “Don Luigi Di Liegro” di Via Marsala, all’inizio del Giubileo del 2016 – è palpabile. “Vogliamo contagiare positivamente tutta la città, da questa che è la città della carità”, ci racconta don Benoni Ambarus, direttore della Caritas diocesana di Roma: “Papa Francesco viene in casa nostra, o meglio in casa sua, per incontrare i nostri ospiti e magari, chissà, per darci le prospettive della Caritas dei prossimi 40 anni”. Domani la visita del Papa comincerà nella piccola chiesa di Santa Giacinta, dove Francesco si raccoglierà in preghiera per poi spostarsi al Centro odontoiatrico e all’Emporio della solidarietà. Dall’altro lato del complesso, il Santo Padre saluterà gli ospiti della Casa di accoglienza Santa Giacinta, che lo accoglieranno davanti all’ingresso. La mensa sarà subito dopo il luogo dell’unico momento strettamente privato del pomeriggio di Bergoglio, che si intratterrà personalmente con gli abitanti della Casa. Infine, nel salone, l’incontro con 220 persone tra ospiti, volontari e operatori, durante il quale il Papa terrà un discorso, dopo il saluto di “don Ben” – come tutti chiamano il direttore della Caritas – e la testimonianza di un volontario e di un ospite.

In questa stessa sala – che domani sarà benedetta dal Santo Padre – troveranno ospitalità, dal 1° dicembre, 70 persone senza fissa dimora che affronteranno qui l’inverno per quattro mesi, fino ad aprile.

Si tratta dell’emergenza freddo diocesana, che dall’anno sorso, per volere del cardinale vicario Angelo De Donatis intende rispondere all’emergenza cittadina prendendosi cura di 200 persone senza fissa dimora, di cui 70 accolte nella Cittadella della Carità e 130 distribuite nelle parrocchie, in gruppi di quattro-cinque persone, con la supervisione e il supporto logistico della Caritas. Nella Cittadella della Carità abitano tutto l’anno, grazie ad una convenzione con il Comune di Roma, 25 persone senza fissa dimora. Vivono fianco a fianco dei 75 residenti di Casa Santa Giacinta, nata nel 1991 per accogliere i senza fissa dimora anziani, che “a differenza degli ospiti dell’Ostello non possono vivere parte della giornata per strada perché stanno aspettando una sistemazione in una casa di riposo o una Rsa”, ci spiega Massimo Raimondi, direttore della struttura.

“Una comunità di famiglia”, la definisce, spiegando che qui gli anziani sono parte attiva, nella gestione quotidiana della casa, tramite quelle che chiamano “attività di bene comune”.

Oggi, ad esempio, hanno spazzato tutta la Cittadella, e quando non bastano i volontari servono a mensa, ad uso interno ma aperta anche a qualche ospite dell’Ostello che deve fermarsi a Santa Giacinta perché non sta bene. Qui, infatti, può trovare il Centro odontoiatrico che fornisce assistenza sanitaria e protesi a chi non può permettersele. C’è poi l’Emporio della solidarietà, il primo supermercato gratuito nato in Italia nel 2008. Un’ala apposita della Cittadella ospita anche gli uffici e la Cooperativa sociale che aiuta la gestione ordinaria dei servizi del Comune su Roma e fornisce forme di aiuto come l’assistenza domiciliare per i malati di Aids e all’assistenza domiciliare sociale per anziani soli in casa. Completano il quadro il Centro diurno e la foresteria, dove affluiscono volontari da tutta Italia. La formazione, infatti, è uno dei fiori all’occhiello della Cittadella, dove

le diverse povertà si mettono insieme e si creano progetti in sinergia:

grazie alla creatività degli operatori, in questo momento migranti e anziani seguono un corso di fotografia, e l’abilità dei volontari nello sbrigare le pratiche di residenza per gli anziani torna spesso utile anche per districarsi tra le pratiche dei rifugiati.

La biblioteca di Santa Giacinta è un’ampia sala molto luminosa, e può vantare un patrimonio di 8mila volumi.

È qui che i residenti leggono, guardano la televisione o i film, prendono in compagnia il té del pomeriggio e fanno attività di laboratorio. Ora la produzione prevalente è quella prenatalizia, con gli oggetti in gesso da colorare per appenderli all’albero o i lavori di cucito delle signore. Erwin è un talentuoso scultore e pittore guatemalteco, finito a Roma per motivi politici, che sta ultimando un quadro da offrire in dono al Papa: “Spero di finirlo in tempo”. Francesca, padre tedesco e madre romana, è una ballerina bionda e appassionata di musical che per un incidente non danza più, ma spera di incontrare Francesco per dirgli: “Benvenuto nella nostra città”. “Lo aspettiamo con ansia”, ci confessa, con toni che contrastano con l’ironia tagliente tutta romanesca di Mauro, che per descrivere come si vive nella Casa dice lapidario: “Meglio qui che fuori”. Antonietta è una signora distinta, maglione bluette e filo di perle che porta con classe sulla sua carrozzella. Tutti i pomeriggi i suoi amici di Santa Giacinta la vengono a prendere e poi la riportano a casa, lei abita proprio di fronte: “Quando non vengo, mi mancano”. Il progetto “è quello di avvicinare la nostra struttura al territorio”, ci racconta il direttore: ha avuto tanto successo che ora lo stanno ampliando tramite contatti con il Centro anziani di Via La Spezia e del Pigneto.

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