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Nuovi cardinali. Jean-Claude Hollerich: “Europa apriti al mondo”

Ad applaudire all’annuncio che il Papa ha fatto cardinale l’arcivescovo lussemburghese Jean-Claude Hollerich, ci sono anche i “ragazzi” della nave Mara Jonio. D’altronde fece parte a maggio di una missione a Lesbo per conto di Francesco. Intervistato dal Sir, il presidente della Comece lancia un appello alle Chiese europee: “Abbiamo tante diocesi in Europa, se ciascuna si impegna ad accogliere 2 o 3 famiglie, sarebbe un grande contributo alla emergenza. Faccio riferimento ai corridoi umanitari di Sant’Egidio”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Sono rimasto molto commosso soprattutto da un messaggio tra i tanti ricevuti. Ce n’era uno che mi arrivava direttamente dalla nave Mare Jonio. Mi dicevano che erano contenti della mia nomina, insieme a quella di padre Michael Czerny e dell’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. Siamo tutte persone a fianco dei rifugiati e mi dicevano, ‘il Papa non ci ha dimenticati’”. A raccontarlo al Sir è l’arcivescovo di Lussemburgo Jean-Claude Hollerich. Le sue parole dimostrano come l’annuncio fatto da Papa Francesco con la lista dei nuovi 13 cardinali sia arrivato nel mezzo del Mediterraneo, fino a raggiungere la nave della ong Mediterranea che per giorni e con burrasca è rimasta bloccata alle porte di Lampedusa. Presidente della Comece (la Commissione che riunisce a Bruxelles gli episcopati dell’Ue), Hollerich fece parte a maggio di una delegazione che si recò nell’isola di Lesbo per una missione voluta da Papa Francesco dopo il suo viaggio nel 2016 tra i profughi. Della delegazione facevano parte anche il card. Konrad Krajewski e mons. Sevastianos Rossolatos, arcivescovo di Atene. All’indomani dell’annuncio, il Sir ha intervistato l’arcivescovo.

Perché Papa Francesco ha scelto proprio lei e quale significato ha questa nomina?

Bisognerebbe chiederlo al Santo Padre. Penso che sia anche per onorare la Comece e il suo lavoro. Per il Papa, l’Unione europea è importante ed è importante per l’equilibrio della pace nel mondo.

Cosa preoccupa il Papa rispetto all’Europa?

Penso che sia preoccupato per la Brexit e per il populismo che ha fatto presa in molti Paesi membri dell’Ue. Il populismo è contrario all’anima dell’Europa. Su questa terra ci sono state due guerre che sono diventate mondiali. Bisogna quindi avere una umiltà come europei nel mondo. Ma proprio perché abbiamo conosciuto gli effetti tragici della guerra, oggi l’Europa è chiamata a svolgere una missione di pace nel mondo.È anche vero che tanti Paesi dell’Unione europea sono impegnati nell’accoglienza dei profughi e questo è molto importante per il Papa.

Cosa spinge l’Europa al populismo?

Il populismo è il contrario di ciò che è europeo. Perché ricrea artificialmente una identità e la scaglia contro gli altri. Ma l’identità cambia in continuazione. Non è mai fissa. Inoltre, anche come europei, noi apparteniamo a una realtà composta in cui coesistono tanti gruppi con tante identità. Se tutto questo viene ignorato e negato, fa male.

E’ l’atteggiamento di chi è contro gli altri, di chi ha bisogno di trovare sempre nemici, di chi pronuncia discorsi di odio. Chi fa questo, va contro il Vangelo.

Lei prima parlava della Brexit. In questo delicato passaggio che sta attraversando il Regno Unito per scongiurare l’uscita dall’Ue senza accordo, ha un messaggio da dare ai politici e al popolo inglese?

Ai politici vorrei chiedere di fare tutto il possibile perché non si spezzi l’amicizia e la collaborazione proficua tra il Regno Unito e l’Unione europea.

Non bisogna creare nemici tra l’Unione europea e il Regno Uniti. Sarebbe fatale.

E sarebbe contro l’idea stessa dell’Europa. Al popolo inglese invece vorrei dire: ci dispiace ma rispettiamo il voto che avete espresso. Le persone degli Stati membri dell’Unione europea non sono vostri nemici ma vostri amici. Saremmo più poveri senza di voi. Perché abbiamo bisogno di quello che è l’Inghilterra, il Galles, la Scozia, l’Irlanda del Nord. Abbiamo bisogno della vostra storia e della vostra cultura. Ci mancherete. Senza di voi saremo più poveri.

La gente è preoccupata che la Brexit porti rialzi di prezzi anche su farmaci e alimenti.

Spero che ci saranno politiche per proteggere i più deboli della società.

È come per la crisi ecologica: sono sempre i più poveri che devono pagare di più. Non è giusto.

Cosa chiede il Papa all’Europa oggi?

Leggendo i suoi discorsi, penso che il Papa desidererebbe un’Europa sociale, per i più deboli. Un’Unione dove le persone trovano lavoro, soprattutto i giovani. Il Papa vorrebbe un’Europa solidale con i poveri nel mondo. Un’Europa senza il capitalismo selvaggio ma con un sistema economico che guarda all’etica e ai diritti delle persone. Credo anche che il Papa auspichi un’Unione europea dove i Paesi membri non si implichino nel commercio di armi, soprattutto verso i Paesi che si trovano in conflitto armato. Il Papa vorrebbe un’Europa impegnata per l’ecologia.

Lei è andato su invito di Papa Francesco nell’isola di Lesbo. Cosa si ricorda di quell’esperienza e cosa Lesbo dice oggi all’Europa?

Per me è stata un’esperienza molto forte. Quando sono in preghiera, rivedo i volti delle persone che abbiamo incontrato. Sono rimaste nel mio cuore e vorrei ritornarci con i giovani della mia diocesi. C’è una buona notizia: il governo lussemburghese ha dato l’autorizzazione affinché due famiglie di Lesbo siano accolte a Lussemburgo. La Chiesa provvederà all’alloggio e a tutto quello di cui avranno bisogno, anche dal punto di vista finanziario, senza quindi oneri per lo Stato. Vorrei fare un appello per i profughi e chiedere anche alle altre Chiese in Europa di fare qualcosa. Abbiamo tante diocesi in Europa, se ciascuna si impegna ad accogliere 2 o 3 famiglie, sarebbe un grande contributo alla emergenza. Faccio riferimento ai corridoi umanitari di Sant’Egidio. Tutta la Chiesa dovrebbe collaborare. Anche il Papa una volta ha domandato alle parrocchie e agli istituti religiosi di accogliere i rifugiati.

Quale voce poterà nel cuore della Chiesa?

L’Europa ha bisogno di un rinnovamento spirituale, di una nuova evangelizzazione. Tutto l’insegnamento di Papa Francesco – l’impegno per i poveri, per i rifugiati, per l’ambiente – è una chiamata a cambiare la nostra vita a partire dal quotidiano. Rinnovamento spirituale e impegno nel quotidiano sono due spinte che devono unirsi. Solo così ci sarà una nuova evangelizzazione in Europa.