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Papa in Marocco. Movimento islamico “Unità e Riforma”: “Francesco ci aiuti ad allentare le tensioni tra le due sponde del Mediterraneo”

Il Papa atteso anche dai musulmani del Marocco. Abderrahim Cheikhi, presidente del Movimento “Unità e Riforma”: “Diamo anche noi il benvenuto a Francesco. Stiamo assistendo a un aumento dei discorsi di odio che spesso si trasformano in pericolosi atti di violenza. Credo che il Papa e, in generale, gli uomini saggi cristiani e musulmani possono lanciare un messaggio e rafforzare con il dialogo i legami di amicizia tra le religioni. Abbiamo bisogno di questo dialogo per ridurre le tensioni che esistono”

(da Rabat) Un messaggio all’Europa perché le tensioni tra le due sponde del Mediterraneo si plachino e i popoli, che abitano in queste terre, possano imparare a conoscersi, rispettarsi e convivere insieme. È questa l’attesa con la quale i musulmani in Marocco guardano alla visita di Papa Francesco a Rabat la prossima settimana. Siamo nel palazzo dove ha sede il Movimento “Unità e Riforma” (Mur). È una delle più diffuse associazioni islamiche del Paese. Conta 20mila membri iscritti e una massa difficilmente quantificabile di simpatizzanti in tutto il Paese. Il Movimento nasce nella metà degli anni Novanta e accompagna – lavorando alla base – il difficile percorso che il Paese in questi anni sta compiendo per combattere le derive dell’estremismo religioso e diffondere un Islam moderato e tollerante, o come qui preferiscono chiamare, “l’Islam del giusto mezzo”. Abderrahim Cheikhi è il presidente del Movimento. “Diamo anche noi il benvenuto in Marocco a Papa Francesco”, dice subito.

Abderrahim Cheikhi

“La nostra speranza è che arrivi da questa visita un messaggio forte ai movimenti integralisti della destra che stanno agendo in Europa e negli Stati Uniti. Stiamo assistendo ad un aumento di discorsi di odio che spesso si trasformano in pericolosi atti di violenza. Credo che Papa Francesco e, in generale, gli uomini saggi cristiani e musulmani possono lanciare un messaggio e rafforzare con il dialogo i legami di amicizia tra le religioni”.

“Abbiamo bisogno di questo dialogo per ridurre le tensioni che esistono”.

Tre i campi in cui l’associazione opera: la predicazione, con l’invito a “fare il bene e a rispettarlo”; l’educazione, come “ricerca della serenità e della saggezza” e la formazione. “Unità e Riforma” che qualificano il Movimento, indicano la ricerca di quel giusto equilibrio tra passato e presente, tradizione e modernità che attraversa l’Islam e il Marocco. Una “nuova comprensione” del Corano – spiega Cheikhi – tra fedeltà e innovazione alla luce degli insegnamenti del Profeta e delle trasformazioni che attraversano oggi il mondo. È, pertanto, un Islam che condanna “ogni forma di violenza e attacco alla vita, alla sicurezza degli innocenti”; definisce la libertà come “dono di Dio all’uomo”, sostiene la democrazia come “un immenso traguardo raggiunto nella storia dell’umanità” e aderisce pienamente alle “Dichiarazioni e Convenzioni internazionali per i diritti umani”.

È questo “il volto” dell’Islam marocchino che si presenterà a Papa Francesco. Un Islam autentico nella sua fedeltà alle fonti ma aperto alle trasformazioni del mondo, in dialogo con gli altri. Ed è con questo spirito che il Re ha inaugurato nel 2015 l’Istituto Mohammed VI per la formazione degli imam consapevole che la lotta ai comportamenti estremisti devianti comincia in moschea, coinvolge gli imam e richiede la predicazione di un Islam tollerante e una educazione moderna e ai massimi livelli. Nachat Salah, professore all’Università Hassan II, ritiene che l’unico modo per vincere questa battaglia, “è andare alle fonti dell’Islam e non fermarsi al comportamento di qualcuno che stravolge i suoi insegnamenti”. Ciò implica due campi di azioni, uno rivolto all’interno, lavorando “nelle scuole per far conoscere ai giovani il vero volto della nostra religione”; l’altro più teso all’esterno per diffondere

“l’immagine di un Islam come religione di pace e di tolleranza”.

Mohammed Talabi, membro del Movimento e spesso in Europa per partecipare a Conferenze di pace e dialogo, parla di “due malattie” che attraversano le società: “L’islamofobia e l’occidentofobia”. “I musulmani hanno paura dell’Occidente e gli occidentali dell’Islam. Entrambi senza averne alcuna ragione.

Sulla paura della gente fa presa chi sta predicando uno scontro tra le due sponde del Mediterraneo. Ma non è così. Noi crediamo e dobbiamo dire che le relazioni tra musulmani e cristiani sono molto strette”.

Talabi parla dei “punti in comune” che uniscono le nostre civiltà, l’adesione ai principi morali, la condivisione della fede nel Libro, la figura di Gesù e il riferimento a Maria. “Non possiamo accettare che ci siano persone che possano toccare in maniera dissacrante questa comune eredità”. È in questo delicato momento storico, che si inserisce la visita di Papa Francesco. Ciò che preoccupa “da questa parte del mondo” è soprattutto il clima di sospetto e di tensione che si sta diffondendo nelle società e che induce l’opinione pubblica a guardarsi reciprocamente più come nemici che come amici. “Musulmani e cristiani insieme possono dare all’umanità una nuova speranza”, dicono al Mur. E lavorare per la speranza significa oggi “contribuire ad allentare le tensioni per costruire il futuro del vivere insieme”.

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