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Papa in Marocco. “Al Mowafaqa”, la scuola ecumenica dove i cristiani apprendono l’arte del dialogo con l’Islam

Ad accompagnare Papa Francesco nel suo viaggio a Rabat, anche gli studenti dell’Istituto ecumenico di teologia al Mowafaqa. Il direttore Jean Koulagna: “Spero che dopo questa visita, l’incontro diventi più facile e che cristiani e musulmani possano avvicinarsi tra loro con maggiore fiducia reciproca: i musulmani senza sospettare i cristiani di proselitismo, i cristiani liberi dall’idea di essere impediti dai musulmani dal vivere la propria fede”

(da Rabat) – Non è per nulla facile trovare a Rabat l’Istituto ecumenico di teologia al Mowafaqa, in avenue du Chellah. Si nasconde all’ombra di un hotel e vi si accede tramite un piccolo e anonimo cancello nero. L’unico modo per trovarlo non è affidarsi a “google map” né alle indicazioni della gente ma ai piccoli gruppetti di studenti sorridenti e visibilmente cristiani che arrivano qui dalle strade adiacenti. L’Istituto è un progetto pilota. Una vera perla del dialogo ecumenico e interreligioso in terra africana. A dirigerlo è padre Jean Koulagna, pastore luterano del Camerun. È frequentato da una quarantina di studenti divisi in due classi di licenza teologica e un corso speciale in “dialogo tra le culture e le religioni” che alla fine di un percorso di 6 mesi (dal 21 gennaio al 31 maggio, con lezioni tutti i giorni dal lunedì al venerdì) rilascia un certificato. Ci saranno anche loro ad accogliere Papa Francesco a Rabat. Saranno presenti sabato 30 marzo all’incontro del Santo Padre all’Istituto Mohammed VI per la formazione degli imam. E poi domenica 31, all’incontro dei sacerdoti e consacrati del Marocco nella cattedrale di san Pietro e alla messa nel Palazzetto dello sport Moulay Abdellah.

Burundi, Etiopia, Niger, Senegal, Ciad, Costa D’Avorio, Repubblica democratica del Congo. Sono soprattutto studenti delle Chiese di lingua francofona e della Regione sub-sahariana dell’Africa a frequentare i corsi. Al Mowafaqa (che in lingua araba significa “l’accordo”) si presenta dunque come una università internazionale (più di 20 nazionalità sono presenti), ecumenica (sostenuta, anche finanziariamente, da cattolici e protestanti insieme) e in dialogo con l’Islam e la cultura marocchina. Un luogo che favorisce l’incontro. Non dunque una facoltà di teologia tra le tante”. Ma unica nel suo genere. Altro punto di forza dell’Istituto è il contesto musulmano in cui si trova perché “in situazioni di minoranza, i cristiani sono chiamati per necessità a dare testimonianza insieme” e perché la formazione proposta in un quadro accademico, può facilmente immergersi in una esperienza di vita fortemente musulmana. Qui il dialogo si apprende sui banchi di scuola ma poi si mette in pratica nella vita di tutti i giorni e con un programma di visite e incontri sul terreno. D’altra parte, il Marocco si trova in un crocevia tra l’Europa, l’Africa e il mondo arabo e come tale è attraversato dalle problematiche che caratterizzano il mondo contemporaneo anche a livello culturale: relazioni Nord/Sud (Paesi ricchi e poveri; flussi migratori); incontro tra religioni; società in cambiamento.

L’Istituto cerca di offrire gli strumenti culturali per affrontare le sfide del presente, che sono sempre più complesse e interconnesse. Il Corso per la certificazione in dialogo interreligioso prevede, per esempio, lezioni di metodologia degli studi islamici; apprendimento standard di arabo; storia e antropologia dell’Islam; storia degli incontri islamo-cristiani; le fonti dell’Islam e l’ebraismo contemporaneo. La presenza di studenti europei all’Istituto è il segno – spiega il pastore Koulagna – che “l’islam oggi è dappertutto, anche in Europa. Una realtà però che gli europei guardano come ad un fenomeno nuovo, spesso con paura. Non si hanno gli strumenti adatti per rapportarsi e si cercano risposte”. Secondo il direttore, diverse sono le ragioni che spiegano il fenomeno della islamofobia che si registra (purtroppo in maniera crescente) in Occidente. “L’Europa – dice – vede l’islam nel quadro più globale delle migrazioni. Viene quindi in qualche modo mischiato con quel movimento migratorio di persone che arrivano sulle coste europee. E nella loro valigia oltre ai sogni di un futuro migliore, c’è anche l’Islam”. L’altro grande fattore è il radicalismo, quel vento salafita che ha generato e genera violenza e attentati. “Si cade spesso – dice il direttore – nell’errore di equiparare l’Islam alla violenza e questo fa paura”.

Jean Koulagna

“Un Papa interessante che ha scosso la Chiesa cattolica e rotto molti tabù. Ma soprattutto un Papa del dialogo che ha sempre cercato di aprire finestre”. Così il direttore luterano dell’Istituto al Mowafaqa definisce Papa Francesco. Il suo più grande desiderio era accoglierlo tra le aule dell’Istituto. Lo ha seguito con interesse nel suo ultimo viaggio ad Abu Dhabi che si è concluso con la firma del Documento sulla fraternità umana. “La mia speranza per questa visita – dice il pastore Koulagna – è che il dialogo acquisisca una velocità più sostenuta e riesca a compiere passi concreti. Spero, cioè, che l’incontro diventi più facile e che cristiani e musulmani possano avvicinarsi tra loro con maggiore fiducia reciproca: i musulmani senza sospettare i cristiani di proselitismo, i cristiani liberi dall’idea di essere impediti dai musulmani dal vivere la propria fede. Una migliore fiducia. Un’atmosfera appunto di fraternità”.

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