A Treviso per riflettere sulla pastorale sociale in “formato” Laudato Si’

È quanto emerso dal 4° Seminario nazionale di Pastorale sociale, intitolato m“Cercare un nuovo inizio, per una pastorale sociale capace di futuro: lavoro, giovani, sostenibilità”. L’appuntamento, rivolto in particolare ai direttori degli uffici di Pastorale sociale e alle associazioni interessate, che si è svolto a partire da mercoledì scorso a Treviso, all’hotel Maggior Consiglio e si è concluso stamattina

Una pastorale sociale, ma sarebbe meglio dire, delle comunità cristiane “formato Laudato Si’”. E’ questo il “nuovo inizio” che si comincia a intravvedere nel momento in cui ci si pone in ascolto e in accompagnamento delle parrocchie, dei gruppi e delle associazioni in giro per l’Italia. Senza chiudere gli occhi di fronte alle novità e alle opportunità provenienti dalla società, a partire dalla mobilitazione dei giovani per il clima e il il futuro del creato. Questo, in sintesi, quanto emerso dal 4° Seminario nazionale di Pastorale sociale, intitolato, appunto, “Cercare un nuovo inizio, per una pastorale sociale capace di futuro: lavoro, giovani, sostenibilità”. L’appuntamento, rivolto in particolare ai direttori degli uffici di Pastorale sociale e alle associazioni interessate, che si è svolto a partire da mercoledì scorso a Treviso e si è concluso stamani. In questi giorni la Pastorale sociale ha riflettuto sulla necessità di “discernere” le questioni dei territori e dell’attualità, anche sapendo stare dentro i conflitti (padre Francesco Occhetta); ha dibattuto a lungo sull’urgenza di scrivere una pagina nuova di stile pastorale, abbattendo le demarcazioni degli uffici per passare a progetti pastorali condivisi tra più realtà (come ad esempio gli uffici per l’Ecumenismo e la Pastorale giovanile); si è messa in ascolto di quanto sta emergendo dalla società, dal “ventre” del nostro Paese, venendo a conoscenza, in particolare, della gestione del riciclo dei rifiuti di Contarina Spa, azienda interamente pubblica e leader nazionale della differenziata; ha condiviso nei laboratori le proposte e le intuizioni del territorio.

Un circolo “Laudato Si’ in ogni parrocchia. Da uno di questi laboratori è arrivata la proposta di diffondere i Circoli Laudato Si’ e gli animatori Laudato Si’, già nati in alcune realtà, come per esempio ad Assisi. “Sviluppare progetti partecipativi, che siano un’occasione per coinvolgere e mettere in movimento le comunità”, è quanto emerso dal laboratorio, dove si è insistito molto sulla necessità di stimolare le parrocchie a “sporcarsi le mani” su temi ambientali. Da un altro laboratorio è arrivata la richiesta di prendere coscienza di una vera conversione ecologica, attraverso buone pratiche e il coraggio della denuncia.

Tra le iniziative ipotizzate: una mappa per leggere la realtà di ciascun territorio su ambiente (aria, acqua, inquinamento), società, legalità, lavoro, la valorizzazione delle esperienze territoriali, l’interazione con le associazioni e la tessitura di relazioni con le istituzioni, l’attivazione di percorsi ecumenici, un “festival delle buone pratiche”.

Mettere al centro relazioni e comunità. Essere “Chiesa formato Laudato Si’”, significa, però, anche mettere al centro la questione dei giovani e del lavoro, stimolando un nuovo protagonismo giovanile. E uno stile nuovo di mettere al centro relazioni e comunità, come ha sottolineato, concludendo il seminario, il direttore della’Ufficio per la pastorale sociale e i problemi del lavoro della Chiesa italiana, don Bruno Bignami: “La fede di porta alla responsabilità e a promuovere sostenibilità. E la pastorale sociale deve essere uno spazio di confronto e buone relazioni”. Per quanto riguarda alcune questioni specifiche, don Bignami ha parlato della necessità di dare priorità ai territori fragili e in corso di spopolamento.

Dalle piazze dei giovani un benefico scossone. Ma il Seminario non si è esaurito dentro le mura della sala che ha accolto i convegnisti. Stimoli, provocazioni, sono arrivati in contemporanea dalle piazze di tutto il mondo, che ieri si sono riempite di giovanissimi e giovani. Mettere “in circolo” la Laudato Si’, le buone pratiche che stanno sorgendo dal basso, e gli appelli che arrivano dai giovani è la sfida che coinvolge le comunità. Riflette Cecilia Dall’Oglio, di Giustizia e Pace Europa, coordinatrice di un laboratorio:

“I giovani ci stanno facendo vedere il futuro, con una purezza che speriamo resti tale. Ho visto positivamente anche il coinvolgimento delle famiglie e delle scuole. Questi giovani ci aiutano a vivere per davvero le cose belle che ci siamo detti in questi giorni. E non pensiamo che siano così distanti dai discorsi che facciamo, per esempio le nuove generazioni colgono l’autenticità che c’è nel messaggio di papa Francesco, le sue parole arrivano al cuore di tutti”. 

Conferma suor Alessandra Smerilli, docente alla Pontificia facoltà di Scienze della formazione Auxilium: “Diciamolo pure, dai giovani ci è arrivato un autentico scossone, ci fa capire come questo tema sia in cima alle loro priorità e la cosa bella è che li abbiamo visti in carne e ossa, non solo sui social. Mi pare che noi adulti siamo chiamati a stabilire un’alleanza seria con loro, sostenerli e spalleggiarli perché la protesta porti a scelte politiche”. Di una cosa, suor Alessandra è sicura: “La Laudato Si’ faceva da sfondo ieri alla protesta dei giovani, l’ho colto dai messaggini che ricevevo. Come Chiesa abbiamo un importante ruolo, sta a noi veicolare i messaggi giusti”. A quanto pare, la sintonia tra una “Chiesa formato Laudato Si’” e le nuove piazze è più profonda di quello che pare. Un’occasione da non perdere.

 

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