This content is available in English

Abusi nella Chiesa. Mons. Doherty (Comm. protezione bambini Usa): “Senza formazione non c’è prevenzione e guarigione”

Parla il presidente della Commissione per la protezione dei bambini e dei giovani della Conferenza episcopale Usa: "Di fronte agli abusi, sono le vittime, i sopravvissuti ad avere l’ultima parola e noi dobbiamo imparare l’umiltà. Noi pensiamo di correre ai ripari con documenti e policies, ma non è abbastanza. Dobbiamo restare umili, dal dolore dobbiamo imparare l’umiltà”

Lo scorso agosto mons. Timothy Doherty, vescovo di Lafayette in Indiana e presidente della Commissione per la protezione dei bambini e dei giovani della Conferenza episcopale Usa, aveva chiesto ai suoi confratelli di assumere un investigatore privato che andasse a fondo con le accuse di abusi perpetrati per anni dall’ex cardinale McCarrick. Doherty. Qualche giorno dopo la pubblicazione del report della Pennsilvanya, dove oltre 300 sacerdoti venivano accusati di cattiva condotta sessuale, aveva scritto ai suoi fedeli chiedendo che anche i vescovi, che per anni di fronte agli abusi del porporato (ora ridotto allo stato laicale) si erano “voltati dall’altra parte, ignorando le aggressioni verso minori, seminaristi e sacerdoti venissero processati”. Oggi che Papa Francesco, con una misura senza precedenti nella storia della Chiesa americana, ha laicizzato un cardinale, dimessosi appena lo scorso giugno, il segnale di una svolta radicale è stato dato. “Abbiamo sofferto tutti per la condotta di McCarrick. Preti, vescovi e ci siamo ripetuti all’infinito cosa avremmo potuto fare e abbiamo mancato e cosa dobbiamo continuare a fare”, ribadisce Doherty al Sir, che ha investito tanto nella formazione e nel training sia all’interno delle diocesi che nelle scuole cattoliche. Avverte la responsabilità della leadership nell’andare in profondità sulle domande che identificano la dignità dell’essere umano, il suo valore, la sua vulnerabilità: “senza formazione non c’è prevenzione e guarigione”, per il capo della Commissione sulla protezione dei minori. A chi oggi, vescovo o sacerdote, guardando al caso McCarrick pensa che la sua chiesa o la sua diocesi, anche al di là dell’oceano, non sia toccata ripete:

“Fai la cosa giusta sempre perché prima o poi dovrai farla. E noi, come pastori americani, almeno in certi posti non l’abbiamo fatta e siamo stati forzati a farla solo a seguito delle indagini. Ad esempio abbiamo ascoltato e aiutato troppo poco le vittime e questo invece va fatto sempre”.

Doherty guarda soprattutto alla Chiesa istituzionale e al governo dei suoi confratelli vescovi. “Talvolta pensiamo che come preti o come vescovi abbiamo sempre l’ultima parola, perchè governiamo e siamo figure istituzionali. Di fronte agli abusi, sono le vittime, i sopravvissuti ad avere l’ultima parola e noi dobbiamo imparare l’umiltà. Noi pensiamo di correre ai ripari con documenti e policies, ma non è abbastanza. Dobbiamo restare umili, dal dolore dobbiamo imparare l’umiltà”. Il responsabile della protezione dei minori ha avuto molte volte occasione di incontrare le vittime e assieme alle loro ferite ha dovuto consolare quelle dei genitori che si erano affidati ad un’istituzione, a persone degne di fiducia e invece sono state tradite. Doherty fa un appello alle famiglie e le invita ad essere vigili fin dall’infanzia. Suggerisce di non mettere smartphone in mano ai bambini perché “gli trasmettono il potere di sentirsi adulti” e influenzano negativamente le relazioni. Li invita a frequentare i corsi di formazione che si svolgono nelle diocesi e nelle scuole cattoliche “perché quando pensiamo alla tutela di un minore, dobbiamo avere una formazione globale e non limitata alla sessualità. Mi sono trovato ad ascoltare genitori di ragazzi adolescenti, rimproverarsi per la mancata vigilanza, per la delega data ad uno Stato o ad un ente ecclesiale senza sentirsi partecipi e coinvolti, mentre ora i figli si ritrovano su strade dolorose e malvagie”. Doherthy insiste sull’accompagnamento delle vittime e

chiama in causa soprattutto i vescovi che devono mostrare la loro affidabilità e non delegare alle “magnifiche policy lo sradicamento di un male profondo”, come dimostra il caso di McCarrick che ha goduto di coperture o di distrazioni non tollerabili, mentre invece “serve sapere per non ripetere e fare il possibile per garantire la sicurezza dei piccoli e delle loro famiglie”.

Pensando al prossimo vertice sugli abusi Doherty, ha apprezzato la lettera che il Vaticano lo scorso novembre ha inviato alla Conferenza episcopale americana chiedendo di non votare su una commissione di laici indipendente che avrebbe giudicato l’operare dei vescovi. “Vi immaginate cosa sarebbe successo in Cina o in altri Paesi dove è il governo a decidere sulla Chiesa? Mi auguro che l’incontro sul dramma che stiamo vivendo porti un progresso nella gestione del problema e siano trovate soluzioni condivisi”. L’ultimo incoraggiamento del vescovo è riservato ai giornalisti: “Fate il vostro lavoro bene e aiutateci, come fecero quelli del Boston Globe, a scoprire tutti quei casi sotterrati ma anche tutte quelle buone pratiche di cui si parla troppo poco e che sono invece indispensabili al processo di guarigione”.

Altri articoli in Chiesa

Chiesa