La rete non è la comunità ma lo strumento per fare i nodi

Il messaggio del Papa per la 53ª Giornata delle comunicazioni sociali si apre richiamando internet ma ci offre una metafora, o meglio la metafora per eccellenza: la comunità. Se il digitale è un “comunità virtuale” papa Francesco non può che richiamare alla comunità umana costruita sulle reali relazioni. Questa antica community è e resta sempre lo specchio di una relazione altissima, di una circolazione d’amore, che ci porta all’essenza stessa di Dio Trinità, origine e fonte di ogni comunione

L’uomo non è fatto per restare solo! Sin dalla Creazione l’uomo sente forte il bisogno della relazione, di stabilire rapporti con ciò che è altro da sé. Ecco allora, nella gradualità e nella gratuità dei doni, i mezzi e gli ambiti della comunicazione per costruire ponti e vere relazioni. Il messaggio del Papa per la 53ª Giornata delle comunicazioni sociali si apre richiamando internet ma ci offre una metafora, o meglio la metafora per eccellenza: la comunità.
Se il digitale è un “comunità virtuale” papa Francesco non può che richiamare alla comunità umana costruita sulle reali relazioni.

Questa antica community è e resta sempre lo specchio di una relazione altissima, di una circolazione d’amore, che ci porta all’essenza stessa di Dio Trinità, origine e fonte di ogni comunione.

Le altre metafore, dalla rete al corpo, restano a servizio di questo grande obiettivo per costruire e rafforzare l’esperienza di famiglia, di popolo, tenuto insieme da trame spirituali cucite con fatica, giorno dopo giorno.
Quest’anno ci viene proposta ancora una bella riflessione sul continente digitale da abitare conoscendo le sue potenzialità vigilando sui suoi rischi; esso può diventare rete che raccoglie o trappola che può stritolare. Ma è proprio nella complessità di questo mondo che siamo chiamati ad avventurarci; il concetto di comunità può rivelarsi fragile, liquido, ma anche leva che ci fa superare i confini, ponte che ci mette in relazione con l’altro. Agli educatori, ai nuovi apostoli e missionari del web, è chiesto di fare da pionieri ma anche di vigilare con costanza sui sentieri della social network community perché non tutto e non automaticamente è comunità.

Appartenere ad un gruppo social, essere follower di una pagina, rientrare nel popolo dei like, non sempre è un ponte di relazioni, può anche massificare o stritolare il più debole, ferire o uccidere l’altro. C’è anche il rischio di autoisolarsi illudendosi che ci si può aprire al mondo e fare comunità, dietro uno schermo o con in mano un smartphone.

Uno può pensare di affacciarsi sul mondo, ma senza creare nessun contatto umano, illudersi di aver raggiunto i confini senza muoversi dalla poltrona di casa.
La relazione è invece è contatto, è anche fatica, è rinuncia all’io perché prevalga il noi, è scomodarsi nei sentieri contorti della vita; è vero e proprio Amen, un si all’altro con tutto ciò che comporta, come in amore; è una sinfonia liturgica fatta di gesti e di silenzi, di attese e di sguardi; è un cammino fatto insieme che non può ridursi ad uno smile o ad un like ad un post che ha attirato per un attimo la mia attenzione e che verrà macinato dal fiume di informazioni che ci inondano ogni giorno.
Sta qui il segreto di ogni chiamata. Quando Gesù ha coinvolto i suoi discepoli nell’esperienza della Chiesa, nella nuova comunità, gli ha chiesto di uscire, di entrare in relazione con lui e con gli altri, li ha invitati ad essere protagonisti (pescatori) ed è per questo che gli ha consegnato la rete.

La rete non è la comunità ma è lo strumento per fare i nodi di una grande trama da cucire giorno dopo giorno e attraverso i quali “passa” il flusso della verità e della gioia.

Noi siamo abilitati a fare questo perché portiamo un frammento di Comunione nel nostro Dna, siamo fatti ad immagine di Dio e per questo continuiamo ad esserne lo specchio, il richiamo, l’attraente prospettiva di vita che dona gioia e che si può e si deve cogliere nel noi della nostra esperienza di Chiesa, di una cristiana community, che ha come centro il Signore.
Anche la nostra realtà di settimanali cattolici in rete, ha sempre trovato, e deve trovare ancora la sua forza nell’alimentare le relazioni senza farle mai schiacciare da nuove tecnologie; nostro compito è quello di annodare sempre, con gioiosa fatica, quelle trame di relazioni che danno senso alla nostra community.

(*) vice presidente della Fisc

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