Carcere minorile di Pacora: le storie di Samuel, Randy e Luis. “Racconteremo al Papa la nostra vita difficile”

Liturgia penitenziale venerdì 25 gennaio di Papa Francesco nel Centro de Cumplimiento de Minores di Pacora. La storia di Samuel, Randy e Luis, il ragazzo che racconterà al Papa la sua esperienza. “La mia vita è stata difficile. Man mano che crescevo, sentivo che mi mancava dentro qualcosa, che c’era un vuoto dentro di me. Oggi so che quel qualcosa che mi mancava era la voce di un papà che mi chiama per nome con amore”.

(da Panama) Una ragazza di soli 15 anni con alle spalle un omicidio aggravato. Sarà lei uno dei tre ragazzi che al carcere minorile di Pacora (Centro de Cumplimiento de Minores Las Garzas) venerdì 25 gennaio sarà confessata da papa Francesco. Sono in tutto 12 i ragazzi che riceveranno il sacramento della riconciliazione. Sono stati scelti – spiega Emma Alba Tejada, direttrice nazionale dei centri di reclusione minorile panamensi – da una equipe di esperti e non tra chi ha già percorso un cammino di trasformazione, ma tra chi ha bisogno di una spinta decisiva per cambiare vita. La ragazza che confesserà papa Francesco, ha fatto un lungo percorso di guarigione che l’ha gradualmente portata a riconoscere il male commesso. Ma il perdono è più difficile da trovare. Forse con papa Francesco riuscirà a ritrovare la pace. “Se potessi tornare indietro – dice – vorrei abbracciare la persona uccisa”.

Ci sono storie di vita forti al carcere di Pacora. Un’oasi immersa in una periferia povera a 50 chilometri da Ciudad de Panamà. Filo spinato, controlli severi  all’ingresso, grate alle finestre e ad ogni porta.  Il Papa ha scelto di venire qui per celebrare, nell’ambito della Gmg, la liturgia penitenziale con i giovani privati della libertà.

Le loro sono storie di abbandoni, delinquenza, omicidi, stupri. Errori che possono rovinare per sempre una vita.

Qui si scommette invece nella possibilità di riscattarsi. Anche Samuel, 18 anni, ha sbagliato.  Faceva parte del coro ufficiale della Gmg. Ma poi si è lasciato prendere da amici sbagliati ed ha commesso un furto. E’ stato portato nel carcere di Pacora. Ha pianto molto. Si rendeva conto di aver perso la possibilità di suonare davanti al Papa. “Dopo quello che avevo fatto, non ne avevo più il diritto”, racconta. “Poi ho saputo che papa Francesco sarebbe arrivato proprio qui a Pacora e allora ho capito che Dio mi ha chiamato un’altra volta ed ora voglio sfruttare al massimo questa opportunità perché

“se il Signore è tornato a cercarmi, vuol dire che Lui ha un progetto su di me”.

Randy invece ha 25 anni. Anche lui ha sbagliato e deve scontare una pena di 6 anni. E’ lui, insieme ad altri tre compagni, ad aver scolpito nel legno il pastorale che sarà donato al Papa. “La mia famiglia ora è orgogliosa di me”, dice Randy. Ed è orgogliosa perché l’arrivo del Papa nella casa dove il figlio è recluso, è un evento che qui considerano “storico”. Il sogno di Randy è di poter parlare con papa Francesco. “Vorrei raccontargli tante cose, vorrei fargli conoscere la mia storia.

“Ero perso nel mondo. E ho preso la strada sbagliata. Gli chiederò la sua benedizione”.

Il Centro per questi ragazzi rappresenta l’inizio di una vita nuova. Qui ricevono una educazione, una formazione al lavoro, una guida psicologica. “Ci insegnano – racconta Randy – a pensare nel modo giusto, ma soprattutto a dare valore alle persone, alla vita umana. Un giorno racconterò ai miei figli tutto quello che ho vissuto prima fuori e poi qui dentro”.

Sarà Luis Martinez, di 21 anni, a dare al papa la sua testimonianza. E’ qui per un caso di stupro e sta scontando una pena che lo ha portato a Pacora dopo essere stato nel Centro di custodia per minori Arco Iris di Tucumen. Luis ci tiene a leggere l’inizio di quanto dirà a Papa Francesco. “Santo Padre ben venuto al Centro de Cumplimiento de Minores di Pacora. Il mio nome è Martin Martinez ed ho 21anni. La mia vita è stata difficile. Ad un anno di vita, mio padre ha abbandonato mia madre e lei ha continuato a combattere la battaglia della vita non solo per me anche per mia sorella e mio fratello. Man mano che crescevo, sentivo che mi mancava dentro qualcosa, che c’era un vuoto dentro di me.

“Oggi so che quel qualcosa che mi mancava era la voce di un papà che mi chiama per nome con amore”.

Mentre Luis parla, si sentono da lontano le prove dei canti per la messa con il papa. Con i ragazzi, ad intonare l’inno della Gmg dedicato quest’anno alla Madonna,  ci sono anche le guardie penitenziarie. Alcuni non sono credenti. Molti sono evangelici. Hanno studiato con l’aiuto di un gruppo religioso esterno, il significato delle canzoni, parola per parola. Si sono impegnati e con il tempo hanno cominciato a cantare con il cuore e a capire che Papa Francesco non verrà a Panama solo per i cattolici ma per incontrare tutta la gioventù del mondo e per incoraggiarla. Un messaggio di amore e di speranza, che giungerà anche tra le grate di questo carcere.

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