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Papa in Romania. Don Wilhelm Danca (Università di Bucarest): “Abbiamo bisogno di unità nella famiglia, nella Chiesa e nella società”

"La visita del Papa sarà una spinta per trovare nuove ragioni per vivere insieme". È l'attesa espressa da don Wilhelm Danca, decano della Facoltà di teologia romano-cattolica dell'Università di Bucarest, per il viaggio apostolico che Francesco compirà in Romania dal 31 maggio al 2 giugno per visitare le città di Bucarest, Iaşi e Blaj e il Santuario mariano di Șumuleu Ciuc

“Dare motivi di unità nella famiglia, nella Chiesa e nella società. La visita del Papa sarà una spinta per trovare nuove ragioni per vivere insieme”. È l’attesa espressa da don Wilhelm Danca, decano della Facoltà di teologia romano-cattolica dell’Università di Bucarest, per il viaggio apostolico che Francesco compirà in Romania dal 31 maggio al 2 giugno per visitare le città di Bucarest, Iaşi e Blaj e il Santuario mariano di Șumuleu Ciuc.

Che Paese troverà il Papa?
Un Paese diviso soprattuto dal punto di vista politico, che ha bisogno di consolazione e incoraggiamento per la fedeltà ai valori cristiani. È una spinta per il movimento ecumenico, che attraversa un inverno gelido. Spero che la visita del Papa sia una boccata d’ossigeno per trovare nuove ragioni per vivere e pregare insieme.

Francesco viene in Romania “per invitare all’unità”.
C’è bisogno di unità anche nella Chiesa, non soltanto nella società. Siamo stati messi alla prova dall’integrazione europea, che è ancora percepita come una fase importante per lo sviluppo della Romania.

Ma non abbiamo considerato che tutto ciò ha portato a disuguaglianze tra le persone, ad  esempio tra chi ha un lavoro e chi non riesce ad andare avanti. Ciò accade anche dal punto di vista educativo e religioso.

Nel logo del viaggio è rappresentato il popolo di Dio che cammina sotto la protezione della Madonna. Perché?
La Madonna è onorata dai cristiani ortodossi e cattolici, che hanno diversi santuari. È una figura amata nel Paese.

Dalla caduta del Muro di Berlino a oggi, circa il 20% della popolazione romena è emigrata. Quali conseguenze ha portato per la Chiesa?
Molti hanno trovato un altro modo di essere cristiani all’estero, perdendo le radici. È un problema per la Chiesa: conservare la propria identità.

Andando all’estero, si rischia di perdere le radici.

Anche in famiglia, tanti nonni sono rimasti senza figli e nipoti. Terminano la vita in solitudine. È un nuovo tipo di povertà sociale a cui dare risposta.

Come vivono i cattolici di Romania?
Numericamente sono diminuiti i cattolici adulti.

Abbiamo comunità con bambini e anziani, gli adulti sono andati all’estero o nelle grandi città del Paese.

È una sfida per trovare elementi di coesione e unità.

Il Papa visiterà il Santuario mariano di Șumuleu Ciuc.
È un luogo simbolico che esprime una linea di continuità con San Giovanni Paolo II, quando venne in Romania per visitare il “Giardino della Madonna”. Il Santuario è di espressione ungherese, ma la Romania è una mescolanza di minoranze. È una piccola Europa, un’unità nella diversità per lingua e fede.

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